musica in metamorfosi con Vana Gierig – Ute Lemper 09/12

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17 marzo 2019

MUSICA IN METAMORFOSI 09

Qualche mese fa, grazie all’intuizione di Paola Damiani e su commissione di  Radio3 Suite, ho realizzato un ciclo di 12 puntate intitolato “Musica in metamorfosi“ . Un dialogo a più voci con compositori, interpreti, musicologi, ingegneri del suono ecc. su questo immenso proliferare di generi musicali… sintomo di una democrazia in ottima forma o effetto di una metamorfosi sotterranea di ciò che abbiamo chiamato, per diversi secoli presente compreso… musica?

Il programma è stato accolto con grande curiosità, ho ricevuto moltissime mail ed è stato candidato al Prix Europa. Mi è sembrato quindi potesse esser di un qualche interesse trascriverlo, seppur parzialmente, e metterlo a disposizione. In questo formato possono esser approfonditi elementi diversi, come le biografie degli autori o delle persone citate e in ogni caso, in fondo alla pagina troverete il link della puntata.

Insomma buona lettura (parziale) e/o… ascolto !

Andrea LiberoviciVana GierigUte Lemper

Ute Lemper

Vana Gierig

Andrea Liberovici: Dunque, lungi da me voler rubare la scena ai nostri due meravigliosi Hänsel e Gretel, ma abbiamo trovato una miniera talmente piena di generi musicali che mi viene voglia di dirne qualcuno anch’io. Indie poptimist, Christian Alternative Rock, Ranquera Quite Storm. Vi annuncio che abbiamo fatto, grazie a questo sito prodigioso, un balzo in avanti impressionante rispetto alla scorsa settimana e siamo saliti a quota 3050 generi musicali diversi. Mi scuso ancora con i nostri Hänsel e Gretel, ovvero i magnifici Sofia e Jan, che mi stanno osservando da dietro le quinte pronti ad entrare in scena…

Hänsel e Gretel: Scream Progressive Death Metal, Posthardcore, Trash Metal

A.L.: Buonasera, mi chiamo Andrea Liberovici e faccio il compositore e il regista teatrale. Visto che la trasmissione di questa sera si svilupperà attraverso due incontri, più o meno imprevisti, mi fa piacere iniziarla con un omaggio al grande poeta Edoardo Sanguineti, che ho avuto la fortuna di incontrare in modo assolutamente casuale e con cui poi ho lavorato per una quindicina d’anni. Il frammento di poesia che vi leggero è tratto dalla raccolta: Postkarten.

Il mio corpo è un testo, veramente, vivente, da cima a fondo, e imparami a memoria.

Musica

A.L.: Dopo …en bourdeur d’espaces… di Gualtiero Dazzi, ormai incipit insieme a Cage della nostra trasmissione, siamo rapidamente transitati in una zona musicale che presuppone lo swing. Quindi il groove e di conseguenza il nostro muovere il piede, destro o sinistro ognuno il piede che vuole, istintivamente sotto il tavolo per tenere il tempo. Quindi la relazione diretta con il corpo, quel corpo che Sanguineti, come ci diceva poco fa, identificava con un testo, con il testo, il nostro testo, e poi la danza e il ritmo da cui tutto deriva. Stiamo ascoltando il brano Conversations del pianista jazz-fusion che non so bene, per fortuna, in quale casella dei nostri generi collocarlo. Il pianista in questione è Vana Gierig anche pianista, da molti anni, di Ute Lemper, che incontreremo fra un po’, rintracciato ad Osaka in piena notte, dopo un suo concerto, ovviamente via Skype.

(Rivolto a Vana Gierig)

A.L.: Siamo ad Osaka in piena notte e sto cercando un pianista tedesco che però abita e vive a New York e che adesso ha una relazione, musicale, con una tedesca. The question is, uno: da quanto tempo stai lavorando con Ute?

Vana Gierig: Lavoro con Ute dal 2004, quasi tredici anni. Quando ho iniziato, la sua musica e il suo stile, i tempi musicali che usava erano un mondo estraneo per me. È stato come tornare a scuola, imparare un nuovo stile musicale. Non è stato semplice all’inizio. Adesso la conosco molto bene, riesco a seguirla quasi sempre facilmente, ma quando si aggiungono a noi nuovi musicisti rimangono sempre sorpresi. Mi chiedono – come ci riesci? –

A.L.: Con quale progetto hai cominciato con Ute, con Kurt Weill?

V.G.: Ho iniziato con un progetto che lei chiama di The Ute Repertoire, composto da brani di Kurt Weill e alcune canzoni ispirate alla chanson francese.

Musica

A.L.: In che modo questa connotazione teatrale che ha Ute ha condizionato il tuo modo di suonare o non ha condizionato il tuo modo di suonare?

V.G.: Ha cambiato moltissimo il mio modo di suonare. All’inizio ero convinto di non volere questo tipo di influenze nella mia musica, ma in seguito ho assorbito la sua musica e mi sono lasciato andare seguendo la sua interpretazione. Lei è sempre molto libera e all’inizio mi diceva – qui puoi improvvisare, magari puoi fare un solo –  così iniziavo, naturalmente, a suonare con qualche influenza jazz, ma lei mi fermava – non jazz, improvvisa – Alla fine il mio linguaggio si è veramente espanso, evoluto.

Musica

V.G.: Quando hai un messaggio nella tua musica, il tuo messaggio arriva al pubblico che, simbolicamente, sale sul palco con te. Vogliono carpire la storia nella tua musica, sono molto più connessi, comprendono di più, sono più ispirati, e sono sicuramente più felici perché sentono di aver compreso quello che hanno sentito e che hanno visto. Ultimamente nei concerti jazz questa modalità è scomparsa, molti musicisti l’hanno dimenticata e il pubblico è sempre più lontano. Chi ascolta pensa che sia una musica troppo difficile e non la capiscono perché non c’è messaggio e nessuna storia che li connette.

A.L.: Signore e signori, Ute Lemper

Musica

A.L.: Sono oggettivamente a disagio ad interrompere con la mia voce la celebre ballata sul ricatto sessuale di Bertolt Brecht e Kurt Weill, interpretata magistralmente da Ute Lemper, con cui stiamo per parlare. Lo faccio volentieri, sperando abbia un’impennata su youtube grazie al vostro gradimento. Non vorrei fare una gaffe, ma nel caso chiedo scusa in anticipo, The 9 secrets, ovvero il tuo ultimo cd su testi di Paolo Coelho, di cui hai composto anche le musiche, è la tua prima avventura come compositrice?

Ute Lemper: The 9 secrets non è la mia prima composizione, anche se per me scrivere canzoni è diverso da comporre. Direi che una composizione è scrivere diversi livelli di musica come una tappezzeria che può essere classica, jazz, o qualsiasi altro genere di musica. Nel mio caso parlerei di songwriting: parto dal testo, lo spirito di un testo, dalle parole che vogliono vivere una sorta di musicalità, di contesto armonico e di ritmo, ed è come un puzzle. Inizio con qualche accordo che crea il contesto emozionale e mi porta nel cuore della canzone. Poi creo una melodia dentro al contesto armonico e vado avanti frase dopo frase, dal ritornello alla strofa e dalla strofa al ritornello: è un ping-pong, un puzzle che continua a comporsi. È diverso da quello che fanno i compositori classici, che possono non conoscere uno strumento, ma possono scrivere grazie alle teorie di composizione. Per me comincia tutto dalla storia che voglio raccontare, creo accordi e melodie che improvviso, tutto combacia dopo vari esperimenti, e quindi si compone il puzzle. A quel punto ho una persona che mi aiuta ad inserire tutto in un programma di scrittura professionale, dopodiché consegno queste canzoni grezze ai miei musicisti per iniziare ad arrangiarle e qui inizia il divertimento. Ho un gruppo di musicisti talentuosi e creativi che sanno improvvisare e sono co-arrangiatori a tutti gli effetti, seguendo la mia visione. Questo processo fatto con The 9 secrets era già stato seguito per un album intitolato Between Yesterday and Tomorrow, scritto nel 2004. Dopo quello ho fatto un progetto di poesia, Bukowski Project, collaborando nello stesso modo con i miei musicisti, poi il progetto su Pablo Neruda Last Poems scritto per bandoneòn con un musicista argentino. Tutti questi lavori arrivano dall’ispirazione del momento e dal voler creare qualcosa concentrandomi completamente. Devo essere ossessionata da qualche cosa per poter creare.

… continua via radio a questo link: Musica in Metamorfosi 09/12

alla prossima puntata!

Ringrazio Armando Ianniello per l’aiuto nella trascrizione

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