La storia di Anna, ovvero fingersi milionarie e (pensare di) essere felici

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7 maggio 2019

Immaginate di essere una ragazza giovane, carina e intraprendente. Immaginate di sognare di avere una vita da favola nella città più glamour del mondo, New York. Immaginate però di non partire molto avvantaggiate, perché vostro padre è un camionista russo e vostra madre ha un conbini (una specie di mini supermercato). Come fate? Semplicemente, fingete. Simulate di essere una persona che non siete, una ereditiera tedesca, millantate conoscenze che non avete, frequentate vip e fate tanto shopping. E lo fate per quattro anni, dal 2013 al 2017. Con quali soldi? Con quelli che vi fate prestare dalle banche, con i conti non pagati e, soprattutto, con i regali e i prestiti sulla fiducia dei vostri amici ricchi. Tanto, chi dubita delle capacità finanziarie di una autodichiarata milionaria?

E invece le banche a cui avete chiesto prestiti e gli alberghi non pagati dopo un po’ si fanno avanti e la vostra bugia viene smascherata. Così arriva il vostro processo, tutt’ora in corso. La sentenza è prevista per il 9 maggio e rischiate fino a 15 anni di galera e in aggiunta di dover restituire 275mila dollari. Ma arriva anche – se può essere una consolazione – l’annuncio di una serie tv sulla vostra incredibile vita, firmata niente meno che dalla grandissima produttrice tv Shonda Rhimes (Gray’s Anatomy). Stiamo parlando di Anna Sorokin, che si spacciava come Anna Delvey e con questo nome falso ha ingannato tanti e molto a lungo.

Questa storia straordinaria suscita molte domande: come si fa a mentire fino a questo punto? E come fanno gli altri ad abboccare a bugie così grandi? Lo abbiamo chiesto ad Emanuela Mazzoni, psicologa specializzata in counseling relazionale.

Cosa ha spinto Anna Sorokin a ingannare tutti in questo modo?

“E’ facile ipotizzare che il bisogno di successo e di essere popolare abbia avuto la meglio sul voler vivere una vita “normale” ma vera. Può anche darsi che nel suo vissuto vi siano state delle spinte nel farla vergognare della sua vita “ordinaria” o qualcuno o qualcosa le abbia fatto intravedere che una vita di “successo” poteva essere anche per lei a portata di mano.

Di certo ciò che ella stessa ha scelto è la fuga dalla realtà verso il sogno americano”.

Perché in tanti hanno creduto alle sue menzogne?

“L’autentica abilità che Anna ha esercitato egregiamente è stata l’interpretazione di un personaggio. Ha messo una maschera, che ha aderito perfettamente al suo Io e si è confusa con lei stessa. Impossibile non crederle; probabilmente lei stessa ci ha creduto talmente tanto da diventare l’altra, si è ingannata con tale costanza e impegno che avrebbe potuto benissimo scordare l’intera storia che l’aveva condotta fin là.

Osservando con attenzione le sue foto e i suoi video sul web si possono notare manierismi, pose, atteggiamenti e gesti di Anna che sembrano casuali, ma vengono agiti con grande sapienza e maestria affinché diano il risultato atteso, quello di far credere di essere sempre vissuta in un ambiente altolocato. Immagino ci sia stato dietro uno studio attento davanti allo specchio su ogni dettaglio: i modi, gli atteggiamenti da mostrare, il tipo di pettinatura, la scelta degli occhiali e come tenerli sul naso, la posizione delle mani sotto il mento e come piegare il polso, quale ciuffo di capelli far spuntare dall’acconciatura, che inclinazione dare al volto sapendo che i fotografi la stavano riprendendo”.

Questa vicenda però non conferma che quello dei ricchi, vip o presunti tali, è un mondo dove conta più apparire che essere? Se non si fossero fatti avanti le banche e gli alberghi che aveva truffato, probabilmente Anna non sarebbe stata scoperta.

“Purtroppo sono d’accordo. Le relazioni in cui si era inserita erano più interessate alla sua apparenza, alla sua immagine, ai suoi atteggiamenti caricaturali e non certo ai suoi vissuti, alla sua storia, ai suoi sentimenti. Pertanto non dev’essere stato neppure particolarmente complesso truffare tutti quanti. Di certo la sua è stata una storia ben costruita, ma è probabile che nessuno abbia approfondito la sua conoscenza, non tanto per indagare, quanto per esprimere quell’autentico interesse, che è presente nelle vere relazioni di amicizia”.

Cosa ne pensa dell’idea di fare una serie tv sulla sua storia? 

“Non sono contraria: è una storia da cui si può imparare molto. Sarà compito della famosa produttrice scegliere quale insegnamento trasmettere, poiché questa vicenda può lasciare in chi la sente la voglia di emularla, magari questa volta senza farsi scoprire, e così avremmo fatto un danno all’umanità insegnando che ciò davvero conta sono il successo e il potere e che non è importante conoscere se stessi. Io lascerei interpretare il ruolo della protagonista alla vera Anna, in modo che lasci una riflessione sul senso della vicenda e della vita”.

TAG: Anna Sorokin, bugie, New York, vita da vip
CAT: costumi sociali, Psicologia

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