Massimo
Crispi

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Come si può ricavare dall'avatar, Massimo Crispi è démodé. Un démodé alla moda, forse, o più probabilmente decide lui la sua moda del momento. Com'è démodé, in un mondo dove "oggi anche il cretino è specializzato", come notava Ennio Flaiano qualche anno fa, interessarsi a molteplici cose e provare a metterle insieme in una narrazione con [...] un senso, dimostrando che forse i punti di vista possono essere più di quanti si immaginino. Cosa c'è di più démodé? In questo suo mondo démodé Massimo Crispi si gode una gran pace, il rumore di fondo certamente c'è ma resta fuori. Scrittore, saggista, giornalista, cantante classico e meno classico, fotografo, giardiniere, cuoco e molte altre amenità che non risparmia a sé stesso né a coloro che ama (e che talvolta lo riamano), adora costruire ponti tra gli incontri che la vita gli pone sulla strada. Ed è un suo vezzo lasciare tracce, per chi voglia approfondire, naturalmente. Dalla Sicilia delle origini a Bologna, Venezia, Milano, Parigi, Barcellona, Firenze e ai mille posti dove hanno posato le sue sacre piante le sue narrazioni sono come le briciole di Pollicino. Chi vuol seguirle, le segua.

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Ultimi commenti

Pubblicato il 19/01/2023

in: Amor di mamma

Buongiorno, signor Battipaglia, potrebbe specificare quali sono, secondo lei, codesti posti civili dove non avrei avuto la fortuna di vivere? Inoltre, mi elencherebbe le banalità, una per una, magari argomentando perché, sempre secondo lei, lo siano, anche in questo caso una per una? Potrebbe essermi utile per una maggiore consapevolezza e per mettermi al passo coi [...] tempi fermo restando che potrebbe anche risultare utile ai lettori che volessero comprendere meglio. La ringrazio. Mi toglie anche una curiosità? Lei, che scuola ha fatto?

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Pubblicato il 18/01/2023

in: La scuola migliora se accoglie la tecnologia (e i telefonini in classe)

La scuola non migliora se si usa la tecnologia e basta. La tecnologia è un mezzo, ma se non ci sono i contenuti da veicolare, resta quello che è, una macchina e bona lè. L’uso sfrenato che della tecnologia fanno i ragazzi, e non solo loro, non porta a niente. La tecnologia non fa che amplificare [...] l’esistente e se l’esistente è la banalità la tecnologia aiuterà la banalità ad assurgere ai massimi ranghi, come succede. Ci vogliono i contenuti. Mi sembra di sentire quella sciagurata mamma finlandese, turista e mamma per caso, che si stupiva del tempo passato in classe, anziché all’aperto, per gli allievi nella scuola dove aveva iscritto il figlio. L’aria farà anche bene, ma è soprattutto importante ciò che imparano i ragazzi. Questa mitizzazione del gioco, o gaming, visto che bisogna per forza usare parole straniere per farsi capire, usata in senso deleterio, non ha bisogno di un telefonino o di un tablet, dove i ragazzi passano fin troppo tempo durante il giorno. Il gioco è il disegno, il gioco è la musica, il gioco è scrivere un racconto, il gioco è fare teatro insieme, non passare a un livello superiore come in un videogioco dove si sono uccisi tutti i mostri che si oppongono all’esploratore. Il gioco lo fa l’insegnante, che dev’essere in grado di captare l’attenzione degli allievi, i quali non devono essere distratti dalla chat e mandare faccine e cuoricini o foto porno al vicino, o fare il video al sedere della bella di turno del banco davanti, perché questo succede. La tecnologia va usata ma non abusata. Gli allievi devono tornare a tenere la penna in mano e scrivere in corsivo, a cominciare dalle aste, se non lo sanno fare, perché è dall’organizzazione dello spazio e dall’ordinarlo su un rigo che parte il pensiero, non da una macchina che calcola per te, lasciandoti più ignorante di prima. E questo nonostante ci possano essere i cosiddetti “serious games”, tipo i Venti mesi o Se mi ami non morire. La vita non è un videogioco. Se insisti sul videogioco poi si sviluppa la dipendenza da immagine e da schermo, dove c’è uno schema e se si esce fuori dallo schema, il gioco, programmato per andare avanti in un unico modo, non ammette varianti perché la strategia dev’essere quella decisa dalla macchina e basta. Non credo che sia la soluzione per un pensiero elastico e diversificato. I ragazzi che disegnano usano ormai quasi tutti solo colori saturi perché quelli sono i colori che vedono sugli schermi, senza sfumature. E infatti vengono su senza sfumature, come negli USA e nei paesi dove la fantasia non si riesce più a sviluppare. La maggior parte degli “esperti” si basa su studi fatti negli USA. Bell’esempio. Quindi no, no ai telefonini in classe. In classe si sviluppa il pensiero, la scrittura a mano, la parola, il dialogo e, magari, si impara la lezione.

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Pubblicato il 18/01/2023

in: E i bulli? In prigione!

Vorrei chiederle, signora Baroncelli, come si sarebbe comportata con chiunque, giovane o maturo, che le avesse sparato senza motivo dei proiettili di plastica in uno o entrambi gli occhi, a scuola, a teatro, per la strada, ovunque. Le pene devono essere certe, proporzionate ai delitti commessi dice lei. E certo! Ma un atto gravissimo come quello [...] che hanno commesso quei ragazzi, mentre l’insegnante rischiava la cecità, come dovrebbe essere punito? Lei è contro la punizione, questo mi sembra evidente, ma cosa propone in alternativa? La ramanzina per dei fatti così gravi? Il velemose bbene? il sette in condotta e basta? Passa sempre più l’idea che i ragazzi non devono essere stressati perché, poverini, so’ ragazzi e devono giocare. Ma lei non propone niente di concreto in alternativa all’insegnante che, ferita dalle pallottole di gomma, dopo averci ben riflettuto, ha denunciato i suoi allievi. E che doveva fare? Finte di niente, assecondando così quei comportamenti? Una ramanzina. guardate che così non si fa perché non sta bene? Non si preoccupi, i ragazzi sicuramente non verranno condannati, anche perché ci vorrebbero riformatori capienti che il Paese non possiede, ma avranno certamente uno choc, perché non se lo aspettavano, avranno pensato tanto nessuno ci farà niente perché siamo minorenni, perché questo è sempre il messaggio che passa, perché tanto i nostri genitori ci difenderanno sempre. Anziché prenderli a sberle, toglier loro i telefoni, vietar loro di uscire di casa e chiuderli in camera a studiare senza fiatare, passandogli solamente il pranzo e la cena sul vassoio per almeno due settimane. E se hanno bisogno di parlare parlino con uno psicologo, se i genitori non sono capaci, che faccia loro capire la gravità del gesto. E se non hanno studiato che ripetano l’anno, obbligatoriamente. E anche chi segue il bullo, il gregario, ci penserà due volte prima di prendere una posizione gregaria, forse, per capire che la gregarietà diventa complicità. Però lei questo non lo propone, lei dice solo che così si diventa come negli Stati Uniti. Noi scimmiottiamo gli Stati Uniti da decenni, ma abbiamo, per fortuna, una Costituzione diversa e una storia assai più articolata, con una società profondamente differente ma più coerente, rispetto alla loro, che pure è una società composita che comprende pezzi di mondo in disordine arrivati lì per caso. Poveri ragazzi, stressati dalla eccessiva permissività.

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Pubblicato il 13/01/2023

in: «The White Lotus», un'occasione perduta

Dunque, all’interno di una narrazione da serie tv ci sono sempre i banditi e coloro che li combattono. Anche in A un passo dal cielo, sulle dentate e scintillanti vette delle Dolomiti di cattivo ce n’è a bizzeffe, uomini e donne, e sembra che nelle placide atmosfere alpine sia tutto un giro di delitti e [...] di malaffare. La Sicilia ondeggia da scenario oleografico pseudo mitologico per Aquaman o Indiana Jones a sfondo di delitti per Montalbano, Màkari, e piovre varie, generali dalla chiesa inclusi. Ma poi ci sono anche postgattopardi eccetera. È una scenografia. D’altro canto nei poliziotteschi degli anni 70 Milano chiedeva giustizia perché i delinquenti si sprecavano e a Roma c’era il trucido Tomas Milian che non faceva che inseguire banditi. Né spostandosi oltremare le cose miglioravano, perché c’erano i Soprano o i Padrini o i soliti italoamericani mafiosazzi che spopolavano a Hollywood. Ha fatto da sfondo, la Sicilia, perfino per degli horror tipo Cruel Peter. O di melò alla Ozpetek e alla Tornatore. C’è di tutto, anche perché la Sicilia contiene tutto, a differenza di altri posti. Io non trovo che ci sia sempre una visione univoca della Sicilia e dei siciliani, forse fino a non molto tempo fa, ma oggi l’immagine è parecchio cambiata, vuoi per suor Cristina (ahimè!) o per l’edonismo da Amaro Averna, vuoi per la danza e la lirica che hanno dato fior di artisti (Abbagnato, Rancatore, La Scola, Aliberti, eccetera), registi, attori, noti in tutto il mondo, vuoi per il cibo strepitoso e molte altre cose. Se l’ìndustria del cinema produce noir e il pubblico li segue, gli autori creeranno questo, essendo il cinema ormai puro consumo. Visconti, Risi, Germi, Gregoretti, ai tempi, misero in scena il grottesco e il tragico, come fecero Pirandello e Verga, d’altro canto, siciliani DOC. Resta sempre uno sguardo ironico e beffardo, tipico della realtà siciliana, che si registra in Camilleri, Pif e Benigni, per esempio. E anche quello è un aspetto. Vedremo i Leoni di Sicilia cosa ci propineranno.

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Pubblicato il 13/01/2023

in: Toc toc, sono la realtà: il bivio finale dei populisti di governo

Più che la casa esploda, per quanto riguarda l'Italia, almeno, è assai probabile che la casa imploda, ripiegandosi su sé stessa. Togli un mattone dopo l'altro e il muro non regge più. E non mi pare che ci sia qualche bravo ingegnere che sappia rimettere a posto le cose. Lo scollamento della politica dalla realtà [...] è tale che i problemi sono irrisolvibili dalla politica stessa, proprio perché inintelligibili da questa classe dirigente, come d'altro canto dall'opposizione. Per classe politica intendo anche i cinque stelle, assolutamente fuori da qualsiasi visione razionale delle cose, sebbene a molti appaiano come l'unico faro in una nebbia oscura. Lo stallo in cui si trovano tutti, maggioranza, opposizione, elettori, alleanze d'oltremare, invasori e invasi, banche continentali, produttori e consumatori di energie, e così via è tale che qualsiasi movimento risulta vano. Forse ci sarà una palingenesi, forse no, forse semplicemente un'agonia. E poi si seppelliranno i cadaveri e si ricomincerà da qualche parte. Il conforto della tecnologia è scarso, in quanto la tecnologia è solo un mezzo per supportare una pianificazione, e una pianificazione dev'essere fatta da qualcuno in grado di analizzare e capire. Non vedo nessuno, al momento, ma prima o poi arriverà, com'è sempre arrivato nella Storia. Di certo, la zavorra di cui liberarsi è parecchia. Riguardo alla nostra situazione regionale e continentale, forse, rispetto ad altre parti del mondo siamo avvantaggiati proprio per la nostra diversità e molteplicità. Bisognerà vedere, quando emergeranno i veri pianificatori, in che direzione andrà lo sviluppo. Ma per questo bisognerà aspettare l'implosione perché prima è impossibile, non ci sono le menti, proprio assenti.

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