Massimo
Crispi

bio

Come si può ricavare dall'avatar, Massimo Crispi è démodé. Un démodé alla moda, forse, o più probabilmente decide lui la sua moda del momento. Com'è démodé, in un mondo dove "oggi anche il cretino è specializzato", come notava Ennio Flaiano qualche anno fa, interessarsi a molteplici cose e provare a metterle insieme in una narrazione con [...] un senso, dimostrando che forse i punti di vista possono essere più di quanti si immaginino. Cosa c'è di più démodé? In questo suo mondo démodé Massimo Crispi si gode una gran pace, il rumore di fondo certamente c'è ma resta fuori. Scrittore, saggista, giornalista, cantante classico e meno classico, fotografo, giardiniere, cuoco e molte altre amenità che non risparmia a sé stesso né a coloro che ama (e che talvolta lo riamano), adora costruire ponti tra gli incontri che la vita gli pone sulla strada. Ed è un suo vezzo lasciare tracce, per chi voglia approfondire, naturalmente. Dalla Sicilia delle origini a Bologna, Venezia, Milano, Parigi, Barcellona, Firenze e ai mille posti dove hanno posato le sue sacre piante le sue narrazioni sono come le briciole di Pollicino. Chi vuol seguirle, le segua.

Altro Chiudi
BIO

Ultimi commenti

Pubblicato il 13/01/2020

in: La sinistra disprezza la Meloni come gli italiani disprezzano i migranti

Apriamo un dibattito. perché dovremmo apprezzare la Meloni, che siamo di sinistra, di su, di giù, di centro, di un po' più in à o dell'aldilà. Quali sono i motivi per cui la Meloni dovrebbe essere apprezzata, santificata, inpiedistallata, osannata e assunta come modello? Io francamente non ne trovo neanche uno. E non sono di [...] sinistra, anche perché trovare qualcosa di sinistra in questa sedicente sinistra è assolutamente una ricerca vana. Quindi come faccio ad apprezzare la Meloni? Perché dovrei farlo? Ma, soprattutto, gli italiani (in toto, essendo GLI un articolo determinativo che indica la totalità degli italiani) disprezzano veramente i migranti?

Altro Chiudi
Pubblicato il 27/12/2019

in: La sfida del verde pubblico

Non ho ben capito come il comune cittadino, che normalmente di essenze arboree nonne capisce nulla, potrebbe occuparsi della gestione di aree verdi che necessitano, come tutto, di uno studio e di una specializzazione. Siamo sempre lì, la superficialità del volemose bene. Innanzi tutto per stabilire quali piante sì e quali no ci vogliono degli [...] esperti botanici e paesaggisti, perché sennò si finisce col mettere delle piante inadatte da viale, per esempio. I meravigliosi pini italici o a ombrello, per esempio, che tanto fanno Italia e profilo romano e toscano, sono quanto mai inadatti per i viali, perché le chiome fanno vela e le radici corrono parallele al terreno, disturbando sia la circolazione per l'affioramento, sia per la facilità con cui un vento anche non troppo forte può sradicarli. Solo un esempio tra i tanti. Per occuparsi del verde pubblico ci vogliono esperti, non è il terrazzo o il giardinetto di casa.

Altro Chiudi
Pubblicato il 26/12/2019

in: È finita la recita di Natale. L’ipocrisia delle feste e la realtà della vita

Dipende da quanto si concede ai figli, da quanto tempo si sta con loro, da quanto li si segue e controlla dopo aver dato loro lo smartphone in mano per farli "giocare", da quanto si seguono nei compiti scolastici, da quanto tempo si dedica per porre loro domande, per far fare loro delle esperienze, sempre [...] sotto sorveglianza anche se non incombente, da quanto tempo si dedica per ascoltare musica insieme, cercando di raccontarla, o di vedere dei film, o di legger loro dei libri a voce alta, o di farli leggere a loro, che non siano solo le parabole dei vangeli o le storielle edificanti a sfondo sacro, da quanto tempo si impiega per insegnar loro a fare delle cose, come oggetti, o cucinare, o coltivare delle piante, o fotografare, o disegnare, o andare a trovare persone disabili e aiutarle, o mille altre attività. Da quanto tempo si sta con loro a parlare e riconoscere le costellazioni nelle notti d'estate in montagna o lontano dalle luci, da quanto tempo invece i figli dedicano ai loro videogiochi autoreferenti. Forse, allora, potrebbero esserci meno comportamenti "indecifrabili o irritanti dei figli" e non sarebbe così allarmate e necessario affrontare quei momenti. N'est-ce pas?

Altro Chiudi
Pubblicato il 26/12/2019

in: perchè gesù bambino può dare una speranza a credenti e non credenti

Chissà perché i credenti si prendono così tanti pensieri per i non credenti e credano, tra le tante cose in cui si dilettano a credere, che fissando una statuina infantile si debba trovare il senso più profondo e il messaggio più autentico di qualche cosa che non ci è dato per niente. La speranza, come [...] disse assai più saggiamente Mario Monicelli, è una gran truffa, perché spinge all'inattività, attendendo qualcosa che non arriverà mai se non per un atto di volontà. Questo forse è il messaggio speranzoso di una redenzione? E redenzione da che cosa? Nulla dipende dai bambini bensì dagli adulti, i bambini non decidono proprio niente, manco di venire al mondo né tanto meno di illuminare alcunché. Ma quando vi sveglierete e responsabilizzerete le persone anziché illuderle colla speranza? I non credenti queste cose le sanno bene così come sanno che gli infantilismi sono la palla al piede del futuro.

Altro Chiudi
CARICAMENTO...