Massimo
Crispi

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Come si può ricavare dall'avatar, Massimo Crispi è démodé. Un démodé alla moda, forse, o più probabilmente decide lui la sua moda del momento. Com'è démodé, in un mondo dove "oggi anche il cretino è specializzato", come notava Ennio Flaiano qualche anno fa, interessarsi a molteplici cose e provare a metterle insieme in una narrazione con [...] un senso, dimostrando che forse i punti di vista possono essere più di quanti si immaginino. Cosa c'è di più démodé? In questo suo mondo démodé Massimo Crispi si gode una gran pace, il rumore di fondo certamente c'è ma resta fuori. Scrittore, saggista, giornalista, cantante classico e meno classico, fotografo, giardiniere, cuoco e molte altre amenità che non risparmia a sé stesso né a coloro che ama (e che talvolta lo riamano), adora costruire ponti tra gli incontri che la vita gli pone sulla strada. Ed è un suo vezzo lasciare tracce, per chi voglia approfondire, naturalmente. Dalla Sicilia delle origini a Bologna, Venezia, Milano, Parigi, Barcellona, Firenze e ai mille posti dove hanno posato le sue sacre piante le sue narrazioni sono come le briciole di Pollicino. Chi vuol seguirle, le segua.

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Ultimi commenti

Pubblicato il 02/05/2021

in: Lo stancante e rigurgitante privatismo narrativo

Verissimo. Aggiungerei anche l'insipienza degli agenti letterari che sono un'altra gabbia ben fornita di bestie nello zoo attuale dell'editoria italiana. Ulteriori gabbie con varie tipologie di autori, lettori, premiatori, diffusori, consumatori di roba scritta (letteratura è una parola importante) offrirebbero spunti per dei romanzi caricaturali sulla nostra epoca surreale.

Pubblicato il 02/05/2021

in: Quindi siamo tutti d’accordo, il prossimo leader della sinistra è Fedez?

Perfettamente d'accordo su tutti i punti, è verissimo tutto. Quanti, però, all'interno delle caste politiche, possiedono una tale apertura mentale e una cultura, costituita di care, vecchie e buone cose ma anche di una consapevolezza dei tempi nuovi, per rendersi conto che la comunicazione segue oggi altre vie? Il quadro è desolante. Intellettuali (che parola inutile, [...] oggi, e pure obsoleta, gli si preferisce influencer) degni di considerazione ce n'è così pochi, e quei pochi non hanno voce perché magari non sono aggiornati coi nuovi mezzi messi a disposizione dalla tecnologia sempre nuova, sempre più fagocitante e, ahimè, sempre più appiattente. Soprattutto, ciò che hai tristemente detto, ossia che una parte del discorso sul lavoro che avrebbe dovuto essere evidenziata in un giorno così, prevarrà il duello mediatico su una legge. E questo duello è ormai ciò che caratterizza la nostra epoca, più che mai: la spettacolarizzazione di qualsiasi cosa, il ridurre a gazzarra qualsiasi idea, qualsiasi opinione, qualsiasi dibattito, alla fine banalizzandolo e rendendolo un messaggio da social da votare con tanti pollici alzati o con cuoricini e mille altri emoticon. Ossia una regressione infantile. Chi può riportare le cose a un livello più alto, riconoscendo la grande influenza di un influencer e l'ottusità leghista? Chi ha parole così forti e comunicative per schierarsi dalla parte della ragionevolezza e del dibattito serio? Sembra un carnevale continuo.

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Pubblicato il 14/04/2021

in: La burocratizzazione del mondo, Weber, il virus, i virus

Probabilmente la creatività di molti è già all'opera, ma se resteranno i soliti produttori, editori, controllori dei frutti di questa creatività, considerati come "prodotti" nel senso peggiore del termine, i frutti suddetti marciranno.

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