Massimo
Crispi

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Come si può ricavare dall'avatar, Massimo Crispi è démodé. Un démodé alla moda, forse, o più probabilmente decide lui la sua moda del momento. Com'è démodé, in un mondo dove "oggi anche il cretino è specializzato", come notava Ennio Flaiano qualche anno fa, interessarsi a molteplici cose e provare a metterle insieme in una narrazione con [...] un senso, dimostrando che forse i punti di vista possono essere più di quanti si immaginino. Cosa c'è di più démodé? In questo suo mondo démodé Massimo Crispi si gode una gran pace, il rumore di fondo certamente c'è ma resta fuori. Scrittore, saggista, giornalista, cantante classico e meno classico, fotografo, giardiniere, cuoco e molte altre amenità che non risparmia a sé stesso né a coloro che ama (e che talvolta lo riamano), adora costruire ponti tra gli incontri che la vita gli pone sulla strada. Ed è un suo vezzo lasciare tracce, per chi voglia approfondire, naturalmente. Dalla Sicilia delle origini a Bologna, Venezia, Milano, Parigi, Barcellona, Firenze e ai mille posti dove hanno posato le sue sacre piante le sue narrazioni sono come le briciole di Pollicino. Chi vuol seguirle, le segua.

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Ultimi commenti

Pubblicato il 23/09/2019

in: L'ago della bilancia

Vede, signor Linari, il punto non è scoprire che siamo sotto "tutela" -come lei la chiama - americana solo oggi. È il ricordarlo che è importante. "Scoprire" e "ricordare" hanno valenze assai diverse. Inoltre, affermando che esiste codesta "tutela" non si evita affatto "la solita storia del padrone americano e della democrazia negata" ma la [...] si rinforza. I vantaggi, lei dice. Quanti anni ha lei e dove ha vissuto? Conosce bene tutto il territorio italiano e i guasti della seconda guerra mondiale causati dai bombardamenti angloamericani sulla popolazione civile (Palermo la prima città a soffrirne, e lei dovrebbe conoscerla visto che il suo ritratto è stato scattato nel chiostro di Monreale), esempio dimostrativo per fiaccare gli animi? Probabilmente non ricorda, o non ha mai vissuto, il lungo dopoguerra italiano e il disastro sociale e materiale in cui l'Italia ha vissuto, disastro che continua ancora oggi perché la società è stata minata dalla base. Sa, io l'ho vissuto e posso parlarne con abbondanza di dettagli. Ovviamente la propaganda doveva raccontare un paese in ripresa e quindi mostrare solamente gli strass e la dolce vita (piuttosto che gli stress e la vita amara) e far vedere che il modello americano era quello vincente. Il realismo, lei dice. Considerare gli "svantaggi" come piccoli effetti collaterali più che realismo mi pare un atteggiamento antistorico. Sono consapevole che "contestare l'ordine internazionale come Brancaleone alle Crociate" è la lotta dell'agnello contro il lupo, però reputo altamente ipocrita negare la realtà e nasconderla dietro un sipario dorato che mostra notevoli strappi, attraverso i quali si può vedere, se si vuole, ciò che c'è dietro. Si può preferire narrare che la democrazia sia perfetta e non negata, facendo finta che il popolo possa "scegliere" dei candidati liberi e indipendenti per dirigere la tendopoli ma lei sa benissimo, come lei stesso dice, che la "tutela americana" dura da 70 anni. Affermando che "in politica internazionale nessuno controlla o è padrone di qualcun altro" lei afferma quindi che i regimi dell'Europa orientale del Patto di Varsavia e altri sparpagliati pel mondo, tra Asia e Africa, erano liberi e belli così come i regimi fascisti dell'America Latina non fossero una creatura di Kissinger. Stiamo parlando della Storia da 70 anni a questa parte, dove l'egemonia USA da un lato e quella dell'URSS dall'altro sono le protagoniste assolute. Far finta di nulla e fare come prescrive la nota canzone da me citata è esattamente ciò che si vuole per continuare lo stato di vittima consenziente. Potrebbe almeno lasciarci la coscienza di esserlo oppure preferisce vivere in una bolla di ottimismo pragmatico? Lei non è d'accordo? Chissà, forse oggi Waltz, se fosse ancora tra noi, scriverebbe il suo saggio "Teoria della politica internazionale" (1979) in maniera diversa dopo aver visto cos'è successo nel mondo. In fondo, poi, era solo una teoria.

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Pubblicato il 19/09/2019

in: L'insostenibile leggerezza del leader

La risposta è l'inerzia. Al primo presentarsi del sintomo gli intellettuali (o, diciamo, i meno cerebrolesi) all'interno dei partiti dovrebbero insorgere contro la mediocrità per non abbassare il livello. Ma se, al contrario, ne risultano affascinati e li sostengono pure, il risultato finale è questo. D'altro canto l'elettore non ha altre armi che votare o [...] non votare chi viene proposto dall'alto e dimostrargli o no la fiducia. Se il venditore di fuffa ci sa fare, nello stile di Wanna Marchi, il gioco è fatto. E noi continuiamo a precipitare. Finché all'interno dei partiti o dei movimenti non ci saranno figure di spicco che, con proprietà di linguaggio, pensiero e maniere, riusciranno a mettere nella spazzatura codeste persone per farne risaltare altre che lo meritano, non potranno cambiare molte cose. D'altro canto si vede a Venezia come una sciacquetta senza arte né parte che di mestiere fa l'influencer riesca a fare un sacco di quattrini con un suo video documentario su di sé e a trovare tanti sostenitori. Non certo tra la critica ma tra gli adolescenti decerebrati. È il culto della personalità.

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Pubblicato il 12/09/2019

in: Chissenefrega della laurea del ministro?

Io vorrei capire, però, perché per un chirurgo o un ingegnere aver compiuto un corso di studi specifico è quanto meno necessario e invece per fare il ministro no. Ossia, ci sono persone che hanno fatto i ministri di tutto, pur non avendo alcuna competenza specifica ed è ridicolo dire che si è messo a studiare [...] dal momento in cui è diventato ministro perché una competenza specifica non si improvvisa ma è il frutto di studi metodici e approfonditi. Mettiamo alcuni degli ultimi ministri della pubblica istruzione che abbiamo avuto: Moratti, Gelmini, Fedeli. Che competenze specifiche avevano ognuna di loro? Infatti non hanno fatto assolutamente niente di buono per una scuola già martoriata dalle incompetenze specifiche. Ora, per fare il ministro dell'agricoltura e politiche forestali (e perfino del turismo!)non basta aver fatto la bracciante e la sindacalista in gioventù. Bisogna avere, a parte delle competenze specifiche scientifiche, perché l'agricoltura è scienza, anche delle competenze di conoscenza del territorio e del mondo in cui ci si muove. Non a caso esistono facoltà universitarie che si chiamano Agraria, Scienze forestali e ambientali, e così via. Avere una conoscenza di dov'è inserito il paese che si dovrebbe amministrare, geograficamente e politicamente, quali sono le risorse e cosa il clima consente di sviluppare, quali sono i problemi legati al lavoro di chi coll'agricoltura o la zootecnia o colla foresta ci mangia, dal più piccolo produttore alla multinazionale del vino o del prosciutto, o dal boscaiolo, da come si può interagire con politiche energetiche altrui, di come alimentare il territorio di acque laddove ci sia carenza e viceversa, riforestare un terreno sterile, e una sfilza infinita di problemi legali, tecnici, e non solo, parlo anche di una visione. Il turismo… in un paese d'arte come il nostro se non si ha manco idea di cosa ci sia nei nostri musei e di come siano distribuiti nel territorio, delle città archeologiche, e così via, cosa vuoi amministrare? In un paese dove peraltro si è accorpata la Forestale ai Carabinieri, ciecamente e senza alcuna competenza. Se non si ha tutto questo e si vuole proporre un cambiamento, una discontinuità, un'innovazione, tanto vale lasciar fare ai funzionari che magari un percorso di studi specifici ce l'hanno ed eliminare la figura del ministro. Un bel po' di soldi risparmiati, visto che lo stipendio di un ministro (oltre alle colossali responsabilità che un ministro ha) è piuttosto altino. Non è meglio pagare un esperto in materia esterno? Questo vale anche per il ministro degli esteri che fino all'altro ieri insultava capi di stato dell'UE e oggi dovrà andare a parlarci come ministro. Cioè, cos'è? Una riffa?

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Pubblicato il 12/09/2019

in: Quale partito del nord?

Ma nessuno ha spiegato a Zaia che la storia della Serenissima già si studia nei testi scolastici, insieme alla storia del Granducato di Toscana, del Regno di Napoli, del Regno di Sardegna e di tutti i principati, ducati, marchesati, repubbliche marinare? Se poi volessero i veneti approfondire la Storia della Serenissima potrebbero già farlo perché [...] esistono molti testi di riferimento da Alvise Zorzi a Samuele Romanin a Charles Diehl. Che cosa vuole Zaia, che si studino tutte le concubine di quel doge o di quell'altro e poi magari dire che il Moro di Venezia era biondo e lentigginoso? Ma per favore... Ma l'ha mai aperto Zaia un libro di Storia, anche il Bignami?

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Pubblicato il 08/09/2019

in: Napoli: città di santi e peccatori

@ lina-arena No, perché De Magistris non è una ragazzina single in cerca di marito, né un navigante, né un partoriente, né un bisognoso. Un sindaco che può fare? Solo stare a guardare l'ignoranza collettiva.

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