Massimo
Crispi

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Come si può ricavare dall'avatar, Massimo Crispi è démodé. Un démodé alla moda, forse, o più probabilmente decide lui la sua moda del momento. Com'è démodé, in un mondo dove "oggi anche il cretino è specializzato", come notava Ennio Flaiano qualche anno fa, interessarsi a molteplici cose e provare a metterle insieme in una narrazione con [...] un senso, dimostrando che forse i punti di vista possono essere più di quanti si immaginino. Cosa c'è di più démodé? In questo suo mondo démodé Massimo Crispi si gode una gran pace, il rumore di fondo certamente c'è ma resta fuori. Scrittore, saggista, giornalista, cantante classico e meno classico, fotografo, giardiniere, cuoco e molte altre amenità che non risparmia a sé stesso né a coloro che ama (e che talvolta lo riamano), adora costruire ponti tra gli incontri che la vita gli pone sulla strada. Ed è un suo vezzo lasciare tracce, per chi voglia approfondire, naturalmente. Dalla Sicilia delle origini a Bologna, Venezia, Milano, Parigi, Barcellona, Firenze e ai mille posti dove hanno posato le sue sacre piante le sue narrazioni sono come le briciole di Pollicino. Chi vuol seguirle, le segua.

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Ultimi commenti

Pubblicato il 12/09/2019

in: Chissenefrega della laurea del ministro?

Io vorrei capire, però, perché per un chirurgo o un ingegnere aver compiuto un corso di studi specifico è quanto meno necessario e invece per fare il ministro no. Ossia, ci sono persone che hanno fatto i ministri di tutto, pur non avendo alcuna competenza specifica ed è ridicolo dire che si è messo a studiare [...] dal momento in cui è diventato ministro perché una competenza specifica non si improvvisa ma è il frutto di studi metodici e approfonditi. Mettiamo alcuni degli ultimi ministri della pubblica istruzione che abbiamo avuto: Moratti, Gelmini, Fedeli. Che competenze specifiche avevano ognuna di loro? Infatti non hanno fatto assolutamente niente di buono per una scuola già martoriata dalle incompetenze specifiche. Ora, per fare il ministro dell'agricoltura e politiche forestali (e perfino del turismo!)non basta aver fatto la bracciante e la sindacalista in gioventù. Bisogna avere, a parte delle competenze specifiche scientifiche, perché l'agricoltura è scienza, anche delle competenze di conoscenza del territorio e del mondo in cui ci si muove. Non a caso esistono facoltà universitarie che si chiamano Agraria, Scienze forestali e ambientali, e così via. Avere una conoscenza di dov'è inserito il paese che si dovrebbe amministrare, geograficamente e politicamente, quali sono le risorse e cosa il clima consente di sviluppare, quali sono i problemi legati al lavoro di chi coll'agricoltura o la zootecnia o colla foresta ci mangia, dal più piccolo produttore alla multinazionale del vino o del prosciutto, o dal boscaiolo, da come si può interagire con politiche energetiche altrui, di come alimentare il territorio di acque laddove ci sia carenza e viceversa, riforestare un terreno sterile, e una sfilza infinita di problemi legali, tecnici, e non solo, parlo anche di una visione. Il turismo… in un paese d'arte come il nostro se non si ha manco idea di cosa ci sia nei nostri musei e di come siano distribuiti nel territorio, delle città archeologiche, e così via, cosa vuoi amministrare? In un paese dove peraltro si è accorpata la Forestale ai Carabinieri, ciecamente e senza alcuna competenza. Se non si ha tutto questo e si vuole proporre un cambiamento, una discontinuità, un'innovazione, tanto vale lasciar fare ai funzionari che magari un percorso di studi specifici ce l'hanno ed eliminare la figura del ministro. Un bel po' di soldi risparmiati, visto che lo stipendio di un ministro (oltre alle colossali responsabilità che un ministro ha) è piuttosto altino. Non è meglio pagare un esperto in materia esterno? Questo vale anche per il ministro degli esteri che fino all'altro ieri insultava capi di stato dell'UE e oggi dovrà andare a parlarci come ministro. Cioè, cos'è? Una riffa?

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Pubblicato il 12/09/2019

in: Quale partito del nord?

Ma nessuno ha spiegato a Zaia che la storia della Serenissima già si studia nei testi scolastici, insieme alla storia del Granducato di Toscana, del Regno di Napoli, del Regno di Sardegna e di tutti i principati, ducati, marchesati, repubbliche marinare? Se poi volessero i veneti approfondire la Storia della Serenissima potrebbero già farlo perché [...] esistono molti testi di riferimento da Alvise Zorzi a Samuele Romanin a Charles Diehl. Che cosa vuole Zaia, che si studino tutte le concubine di quel doge o di quell'altro e poi magari dire che il Moro di Venezia era biondo e lentigginoso? Ma per favore... Ma l'ha mai aperto Zaia un libro di Storia, anche il Bignami?

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Pubblicato il 08/09/2019

in: Napoli: città di santi e peccatori

@ lina-arena No, perché De Magistris non è una ragazzina single in cerca di marito, né un navigante, né un partoriente, né un bisognoso. Un sindaco che può fare? Solo stare a guardare l'ignoranza collettiva.

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