Massimo
Crispi

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Come si può ricavare dall'avatar, Massimo Crispi è démodé. Un démodé alla moda, forse, o più probabilmente decide lui la sua moda del momento. Com'è démodé, in un mondo dove "oggi anche il cretino è specializzato", come notava Ennio Flaiano qualche anno fa, interessarsi a molteplici cose e provare a metterle insieme in una narrazione con [...] un senso, dimostrando che forse i punti di vista possono essere più di quanti si immaginino. Cosa c'è di più démodé? In questo suo mondo démodé Massimo Crispi si gode una gran pace, il rumore di fondo certamente c'è ma resta fuori. Scrittore, saggista, giornalista, cantante classico e meno classico, fotografo, giardiniere, cuoco e molte altre amenità che non risparmia a sé stesso né a coloro che ama (e che talvolta lo riamano), adora costruire ponti tra gli incontri che la vita gli pone sulla strada. Ed è un suo vezzo lasciare tracce, per chi voglia approfondire, naturalmente. Dalla Sicilia delle origini a Bologna, Venezia, Milano, Parigi, Barcellona, Firenze e ai mille posti dove hanno posato le sue sacre piante le sue narrazioni sono come le briciole di Pollicino. Chi vuol seguirle, le segua.

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Ultimi commenti

Pubblicato il 29/11/2021

in: Strappare lungo i bordi, il successo di una psicoanalasi generazionale

A dire il vero affrontare la vita dopo l’adolescenza è difficile per tutti, compresi i giovani che possono avere delle famiglie che li supportano. Personalmente, dopo il diploma superiore e anche prima, ho svolto lavori e lavoretti che mi servivano per poi potermi permettere anche di studiare e viaggiare e di avere un minimo di [...] vita indipendente fuori dalla famiglia. Perché anche allora non è che vivere fuori casa costasse poco e bisognava condividere casa e frigorifero con altre persone. Eppure si faceva, senza lamentarsi troppo, si era giovani e si avevano molte energie. Non c’era il tempo per lamentarsi, si andava avanti per trovare la propria strada e ci si aiutava l’un l’altro. Volere tutto e subito è la famosa erba voglio, che non cresce neanche nel giardino del re. Io credo che anche oggi, se volessero, i millennials potrebbero trovare la propria strada. Oggi, poi, sarebbe anche più facile girare il mondo (pandemia a parte) a prezzi irrisori. Una volta costava tutto molto di più e non c’erano le connessioni dappertutto, non c’era l’Unione Europea e nemmeno molte altre cose, neanche la facilità delle comunicazioni in tempo reale col telefono e colla rete. Probabilmente i millennials non sanno qual è la propria strada perché non hanno consapevolezza di sé ed è questo il problema. I mezzi ci sono ma forse sono i contenuti che latitano. Io ho visto un pezzettino del cartone animato ma francamente mi sono annoiato. Boh, preferisco Mafalda.

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Pubblicato il 27/11/2021

in: Pamphlet su una nota sola, in modalità Requiem

In buona parte è vero ciò che scrive. Riguardo agli scrittori e le scrittrici mi permetto di correggere il tiro. Mi spiego. Credo più che si debba parlare di editori e di editrici, ciechi, sordi e muti, che privilegiano scrittori inutili e che non diano spazio a chi invece avrebbe qualcosa da dire. Ovvio il [...] perché. Credo anche che la percezione di una società così sfasciata e presuntuosa derivi dalle eccessive visibilità e presenza di persone senza qualità che ingombrano preziosi spazi mediatici inutilmente. Così noi percepiamo questa massa di imbecilli, filosofi compresi, come preponderante. Certo i social hanno inquinato parecchio e andrebbe fatta una campagna di disinfestazione.

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Pubblicato il 27/11/2021

in: Pamphlet su una nota sola, in modalità Requiem

In buona parte è vero ciò che scrive. Riguardo agli scrittori e le scrittrici mi permetto di correggere il tiro. Mi spiego. Credo più che si debba parlare di editori e di editrici, ciechi, sordi e muti, che privilegiano scrittori inutili e che non diano spazio a chi invece avrebbe qualcosa da dire. Ovvio il [...] perché. Credo anche che la percezione di una società così sfasciata e presuntuosa derivi dalle eccessive visibilità e presenza di persone senza qualità che ingombrano preziosi spazi mediatici inutilmente. Così noi percepiamo questa massa di imbecilli, filosofi compresi, come preponderante. Certo i social hanno inquinato parecchio e andrebbe fatta una campagna di disinfestazione.

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