Massimo
Crispi

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Come si può ricavare dall'avatar, Massimo Crispi è démodé. Un démodé alla moda, forse, o più probabilmente decide lui la sua moda del momento. Com'è démodé, in un mondo dove "oggi anche il cretino è specializzato", come notava Ennio Flaiano qualche anno fa, interessarsi a molteplici cose e provare a metterle insieme in una narrazione con [...] un senso, dimostrando che forse i punti di vista possono essere più di quanti si immaginino. Cosa c'è di più démodé? In questo suo mondo démodé Massimo Crispi si gode una gran pace, il rumore di fondo certamente c'è ma resta fuori. Scrittore, saggista, giornalista, cantante classico e meno classico, fotografo, giardiniere, cuoco e molte altre amenità che non risparmia a sé stesso né a coloro che ama (e che talvolta lo riamano), adora costruire ponti tra gli incontri che la vita gli pone sulla strada. Ed è un suo vezzo lasciare tracce, per chi voglia approfondire, naturalmente. Dalla Sicilia delle origini a Bologna, Venezia, Milano, Parigi, Barcellona, Firenze e ai mille posti dove hanno posato le sue sacre piante le sue narrazioni sono come le briciole di Pollicino. Chi vuol seguirle, le segua.

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Ultimi commenti

Pubblicato il 19/03/2019

in: “La musica fa società, ma le istituzioni se ne sono dimenticate”

Se il problema esiste per i musicisti delle migliaia di generi moderni, si può immaginare come esista per i musicisti classici, con sempre meno pubblico e sempre meno diffusione, visti i festival e le stagioni tagliate, la mancanza di educazione musicale (ma di educazione tout court) che fa scambiare "Il volo" per opera, oppure Galileo [...] Figarò. Finché non si ripartirà da uno studio accurato fin dalle elementari non potrà esserci futuro per la musica. La musica commerciale usa e getta, come quella che imperversa, diffusa ovunque, dalla pubblicità, dalle radio nei supermercati, nei ristoranti, nelle sale d'attesa, avrà senza dubbio i suoi estimatori, ma fa parte del rumore di fondo in cui siamo immersi quotidianamente. Non potrà mai esserci una consapevolezza senza una conoscenza più o meno approfondita di cos'è la musica, di cosa è stata, soprattutto. Le fiction televisive tipo "La compagnia del cigno", pur discutibile per molti versi (le canzoni in inglese, perché?) e poco rispondente al vero (ma è fiction), possono appassionare e risvegliare forse un interesse. Di certo fare lezioni di storia della musica in maniera non incatramata, con ascolti semiseri, nelle scuole potrebbe aiutare. Se gli insegnanti di lettere fossero più preparati sull'argomento (e pochissimi lo sono) il melodramma potrebbe essere una chiave di lettura interessante della storia del costume e della società nel corso degli ultimi secoli e forse suscitare curiosità negli allievi, così come la sterminata produzione di canzoni, madrigali, villanelle, romanze, Lieder, mélodies, songs su testi poetici di qualità. Ma per fare questo ci vorrebbero anche programmi ministeriali che li comprendessero. Vai a dirglielo a ministri come Moratti, Gelmini, Fedeli… e pure a questo! Impossibile. O si fa tabula rasa di questa gente e si ricomincia affidando l'istruzione a gente capace o non c'è futuro.

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Pubblicato il 16/03/2019

in: Rigoletto in drag, Rigoletto anyways

Allora: 1) Se Rigoletto lo si vuol fare diventare una drag queen, sarebbe consigliabile farlo cantare in falsetto o in playback, visto che le drag queen così fanno. 2) Perché? 3) Se Gilda vive come una suora e recita il rosario ogni sera, e non ha altro oggetto d'amore se non l'orsacchiotto, ma poi ha un approccio [...] e pure abbastanza spinto col duca di Mantova sotto mentite spoglie, apprende di colpo la femminilità tramite lo stupro ducale, come si spiega il duetto successivo col padre? Cioè io sono stata appena stuprata, riesco a fuggire, incontro mio padre vestito da donna e mi solo a descrivere tutta la storia dal tempio in poi, senza manco stupirmi neanche un po' di cosa ci faccia lì e così mio padre? Ed esisterebbero ancora delle giovani così, oggi, quando le ragazzine si scambiano informazioni e amanti col cellulare già a dieci anni? Figurarsi a diciassette o diciotto, che sarebbe la presunta età di Gilda... 4) Perché mai Giovanna e Maddalena dovrebbero essere un unico personaggio? 5) Perché mai tutti quanti dovrebbero parlare un linguaggio così arcaico e desueto, come: di quella giovin che vedete al tempio / Da tre lune ogni festa? Chi mai parlerebbe così in una festa di olgettine con le varie Minetti e Rubacuori? Sarebbero davvero tutti laureati in lingua italiana, e pure forbita. Di cortigiani così colti, oggi, proprio non riesco a distinguerne manco uno. 6) Cosa aggiunge? 7) Qual è l'urgenza di un'operazione così, cosa spinge chi ha l'idea a volerla realizzare con tale convinzione? 8) Perché non scriversi un'opera nuova, ispirata a Rigoletto, se piace così tanto l'argomento e lo si trova così attuale, con un proprio libretto, delle proprie e moderne musiche, adeguate ai tempi e ai luoghi anziché rendere tutto trashemente ridicolo? 9) Io continuo a non comprendere questo tipo di operazioni che non sono coerenti col testo (parole e musica). Mi sembrano schizofrenia pura. 10) Perché si pensa che possa piacere? 11) Perché incoraggiare queste operazioni? 12) Che valore si crede possa avere un'operazione come questa? 13) Si crede che il pubblico si scandalizzi, oggi, per la trasposizione in moderno di Rigoletto? 14) Non si pensa che il pubblico, oggi, è abituato alle intercettazioni esilaranti di Berlusconi e della Minetti, alle veline, alle Noemi Letizia e tutto quel demi-monde che un Rigoletto drag queen più che scioccare annoia perché non ha alcun riscontro nella realtà, visto che le Platinette e le Luxuria sono dive televisive? Ci sarebbero altre decine e decine di interrogativi, ma la pianto qui perché poi divento noioso. A parte la buona volontà degli esecutori, che almeno mantengono in vita un repertorio, e magari lo fanno anche dignitosamente dal punto di vista musicale, l'opera in scena è fatta, ahimè, anche di un aspetto visivo. Meglio farla in forma di concerto per far risaltare il valore musicale, se si vuol fare quello. Associando gli interpreti a un'operazione spettacolare così dubbia si dirà sempre: ah, ma tu sei quello che ha fatto il rigoletto drag... e così via. Non è una gran cosa, non per la drag in sé, ma per la mediocrità dell'operazione. Cioè, ci vuole un'idea forte che segua e assecondi tutto il testo, dal primo verso all'ultimo, non collage e decalcomanie sparpagliate qua e là senza un filo conduttore perennemente presente e vivo, lo spettacolo è fatto da più elementi che dovrebbero essere connessi coerentemente. Se il filo si interrompe e si continua c'è il labirinto senza uscita. Si può solamente tornare indietro, ripercorrere i propri passi e, alla fine, ripensarci.

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Pubblicato il 12/03/2019

in: Razzismi d'Italia

Esiste una tragedia di Eschilo, Le supplici, in cui si affronta il mito dell'esilio e dell'accoglienza. Le Danaidi in fuga dall'Egitto per non sposarsi coi cugini, approdano ad Argo e si rifugiano nel recinto sacro, dove vige un inviolabile diritto d'asilo. Il popolo non le vuole, le vede come estranee e come un pericolo per [...] la guerra con i figli di Egitto che le rivogliono indietro. Il re di Argo, Pelasgo, convoca un'assemblea popolare per discutere dell'accoglienza, anche perché se le Danaidi non saranno accolte, si impiccheranno nel recinto sacro. L'assemblea decide di accoglierle nella comunità anche se ciò significherà la guerra coll'Egitto. Mi pare un bello spunto su cui riflettere. Perfino nell'antica Grecia ci si poneva il problema dell'accoglienza e dell'aiuto ai profughi. Noi, invece, che abbiamo tutto e anche più del necessario, ci mettiamo a fare gli xenofobi e a discriminare. Poi, Grillo, ha un bel dire che il razzismo non esiste. Su diceva fino a non molto tempo fa che la mafia non esisteva. La mafia? Non esiste! Che cosa vi inventate mai? Il razzismo? Non esiste!

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Pubblicato il 11/03/2019

in: A due mesi dal voto europeo, un uomo solo al comando

Inoltre, dimenticavo, gli elettori del PD, dopo l'avvicinamento di Renzi a Berlusconi, subito dopo le elezioni, si sono sentiti giustamente traditi... Recuperare gli elettori significa mettere una pietra tombale su Renzi e il renzismo e non considerare possibile un'alleanza con le destre.

Pubblicato il 11/03/2019

in: A due mesi dal voto europeo, un uomo solo al comando

Può darsi che si contenderanno le briciole. Ma sul fatto che Salvini la vinca con così largo raggio ovunque non ne sarei così sicuro. In fondo le regioni, non storici baluardi della Lega, in cui ha vinto sono quelle meno popolate. Poi bisognerà vedere anche quanto i partiti oppositori saranno in grado di ricordare agli [...] elettori dei cori razzisti di Salvini contro i meridionali, quando ancora pensava a una secessione nordista (cosa che non ha abbandonato del tutto, ma cova sotto la cenere). Bisognerà vedere quanto, con programmi ben chiari, un PD alla guida di forze progressiste, abbandonerà realmente il renzismo e i renzisti e proporrà dei programmi reali, non semplici competizioni personalistiche che non indicano alcuna strada programmatica. Bisognerà vedere quanto un PD convincerà chi ha smesso di votare perché non si sente più rappresentato da una sinistra che ha smesso di esserlo e chi l'ha votato finora secondo l'ottica del meno peggio, non semplicemente togliendo voti ai 5 stelle. Recuperando i non votanti forse potrebbe avere un peso maggiore. Ma per recuperare quegi elettori il PD dovrebbe fare un cambiamento epocale e rinunciare a tutte le aperture ai cattolici, che tanto hanno frenato e fatto fuggire gli elettori di sinistra, e a un'ideologia liberista di stampo americano e tornare ad essere realmente di sinistra e appoggiare lavoratori e deboli. Lei intravede un atteggiamento di questo tipo? A me non sembra. Lo spostamento verso destra dell'Occidente proviene anche da una sinistra che è evaporata e che non si è più occupata di lavoro, di strutture, di scuola, di sanità, di programmazione. Ma anche di ideali. Alla fine, anche il più insignificante degli elettori vuole qualcosa in cui credere. Il PD non glielo dà, Salvini, pur nella devianza ideologica disgustosa, gli dà dei punti fermi a cui ancorare il proprio smarrimento. Non è necessario pensare, basta solo ancorarsi per non smarrirsi nel nulla. Meglio uno scoglio, pure sbagliato, nella mente dello smarrito. Il sacrosanto lavoro sui diritti civili, finalmente, ma non accompagnato da autentiche riforme, non quelle fittizie e viziate proposte dai gigli magici, oltre a un avvilimento del lavoro (art. 18…), dell'istruzione, della sanità, che non ci si aspettava da un partito che si definisce di sinistra, non basta per avere la fiducia di un elettorato che si sente abbandonato. E tutte le vicende familiari della passata dirigenza del PD hanno contrinuito ad allontanare gli elettori. Finché la dirigenza del PD non capirà questo non ci sarà alcun futuro reale e propositivo ma solo ondivaghe preferenze di sopravvivenza, secondo me.

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