Non basta non picchiare le donne

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25 Novembre 2020

Generalmente evito di scrivere colonne di opinione. Ma sono un essere umano, ed il 25 novembre, quest’anno, per una questione dolorosamente familiare, mi tocca in modo particolare. Alla mia età si vedono le cose con eguale passione, ma forse più calma e scoramento di qualche anno fa – eppure dobbiamo tentare di dare ai nostri figli qualche indicazione utile, fosse pure a solo scopo dialogico… loro che sono così disperati e spersi in quello che Quino, per bocca di Mafalda, definì meravigliosamente “questo nostro stupido mondo mondiale”.

Nella mia vita, a volte, ho fatto soffrire delle donne, e a volte loro hanno fatto soffrire me. Per colpa della mia pigrizia, della mia insicurezza, delle mie paure, ma anche perché magari non corrispondevo i loro sentimenti – e queste sono cose che accadono. Voi direte: ma di che parli? Qui i problemi veri sono quelli del femminicidio, del maschilismo sul posto di lavoro e nella vita politica. Rispondo: il problema è uno solo, non importa la gradazione. Non basta non aver mai schiaffeggiato una ragazza per sentirsi con la coscienza pulita. Non basta capire che, a volte, un uomo e una donna sviluppino una dinamica malata, a causa della quale si fanno male l’un l’altra. Il punto è sempre uno, uno solo.

La donna non ha gli stessi diritti di un uomo, questo è il fatto. Va cambiato. Capire che a moltissime donne, per pigrizia o per paura, le cose vanno bene così, non migliora nulla, non giustifica nessuno. Scusatemi, ma su queste cose sono un fondamentalista. Come diceva Ziononno, l’unica cosa in cui mi sono accorto che gli uomini sono superiori alle donne, è che i maschi, generalmente, trattengono la pipì più a lungo in autostrada. Poca cosa, per costruirci sopra 3000 anni di storia della società, dell’economia, della scienza, della tecnologia, della religione, della morale, della politica, della vita quotidiana.

Non sto nemmeno dicendo che un uomo e una donna siano uguali. Anzi. Dico piuttosto che non ci sono due maschi uguali, e non ci sono due femmine uguali, siamo tutti come fiocchi di neve, infintamente ed infinitesimalmente diversi. Ma intanto, nella mia professione, in Europa ci sono circa 16 grandi aziende, e di queste solo due sono dirette da un uomo. Vorrà pur dire qualcosa. Non chiedo nemmeno che i maschi possano partorire, non voglio diminuire le differenze.

Voglio le pari opportunità, quelle vere. Questo comincia dentro casa, educando i propri figli e le proprie figlie – e poi facendo in modo che funzionino tre cose fondamentali ed irrinunciabili. La prima: la legge deve essere uguale per tutti. Chi sbaglia deve pagare. Non esiste una società in cui tutte le persone siano angeli, ma deve esistere una società in cui chiunque picchia una donna vada in galera. Chi umilia una donna, la tiene imprigionata in una casa, un matrimonio, una dipendenza di qualunque tipo, dev’essere fermato.

La seconda: bisogna smettere di usare la sessualità come un’arma – e questo vale in entrambe le direzioni. Volete la coppia? Allora che sia, ma la legge deve imporre pari responsabilità, pari poteri, altrimenti una coppia va divisa dalla legge, prima che uno dei due dia un colpo di scimitarra o di rivoltella all’altro. Non solo il divorzio è giusto, ma, a mio parere, deve essere obbligatorio per chi non è capace di gestire una coppia e di gestirsi in una coppia. Volete restare insieme anche se non funziona? Vi fate aiutare. Ma se mettete dei figli al mondo, ve li togliamo.

A mio parere il 99% dei problemi della nostra società sono dovuti al fatto che non esistano più né madri né padri, ma solo marmellate di infigardia, egoismo, vittimismo e strumentalizzazione reciproca. Non si capisce che si facciano a fare i figli, se poi li si odia, li si percepisce come fastidio, li si ignora, li si punisce come un animale da salotto che mangia, sporca e piagnucola a ufo e, quindi lo si vedrebbe volentieri morto. Dopodiché, se un figlio viene rimbrottato e corretto da un insegnante, o da un allenatore, i genitori che reagiscono con contumelie, minacce o percosse vanno arrestati, puniti, i figli devono essere immediatamente sottratti alla loro potestà.

Terza cosa, la più importante. Una società o è fatta da cittadini, o da schiavi. Uomini e donne, non fà differenza. Tutti vogliono essere schiavi, oggi, sono pronti a qualunque brutalità per acquisire il diritto ad essere schiavi, a non dover far nulla, nessun apprendimento, nessuna empatia, nessuna responsabilità. Chi non fà parte dello Stato, e lo considera solo una controparte, è un nemico della collettività, e va emarginato e cauterizzato. O siamo cittadini, e quindi dobbiamo condividere le scelte in modo consapevole, cosciente ed intellettuale (cultura + arte + capacità di apprendimento continuo + elasticità mentale + tolleranza + calma), oppure siamo terroristi contro la civiltà. E finché esisterà questo, le donne saranno le vittime sacrificali di un’umanità bestiale, volgare e schifosa, il cui unico futuro è annientare sé stessa ed il pianeta.

Buon 25 novembre, compagni.

TAG:
CAT: discriminazioni, Questioni di genere

Un commento

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  1. dopo54 2 mesi fa

    Coraggio.

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