Il sogno di Licio Gelli è realtà: il PD decreta Trieste Porto Offshore

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28 Giugno 2017

Il primo passo per trasformare Trieste in un paradiso fiscale è stato fatto. Ieri il ministro per le Infrastrutture Graziano Del Rio ha firmato il decreto istitutivo del Porto Franco di Trieste – un unicum all’interno dell’Unione Europea, che ci impone una serie di riflessioni. Prima di tutto, vediamo di cosa si tratta. D’ora in poi il porto triestino, giuridicamente, sarà completamente offshore – ovvero al di fuori della giurisdizione italiana e UE. In parte questo status esisteva già per alcuni settori del Porto, ma da oggi vale per l’intera area del capoluogo giiuliano. Chi vuole depositare merci a Trieste, o farle assemblare, processare, trasformare in prodotto finito, finché resta lì non è soggetto ad alcun controllo e non paga nessuna tassa. L’idea non è mica nuova, dato che la Corona d’Austria aveva dato questo status a Trieste già nel 1719, ma allora tutta una serie di questioni legate alla globalizzazione ed al sistema bancario non esistevano…

Non mi credete? Guardate pure sul sito e vedrete le nuove prestazioni: a) diritto d’ingresso senza discriminazioni di navi e merci, qualunque sia la loro destinazione, provenienza e natura, con la possibilità di sostarvi per un tempo indeterminato; b) divieto di ingerenza doganale (e quindi di controllo doganale sulle merci in entrata ed in uscita dai Punti Franchi, che si svolge solo ai varchi); c) nessun limite di tempo allo stoccaggio delle merci; d) nessuna formalità doganale da espletare fino a che le merci restano nei Punti Franchi; e) nessun diritto doganale da pagare o garantire fino a che le merci sono nei Punti Franchi; f) tasse portuali ridotte; g) possibilità di manipolazione (imballaggi, re-imballaggi, etichettature, campionature, eliminazione marche, ecc.) e trasformazione anche di carattere industriale delle merci in completa libertà da ogni vincolo doganale. Più altre cose più complesse da spiegare.

L’idea, che era stata scartata da Mussolini per la fragilità dei confini dopo il Trattato di Rapallo (1920) e per le conseguenze internazionali dovute allo stragismo fascista, culminato nelle violenze contro la popolazione slovena che, nonostante il Trattato del 1920, proseguirono durante il Ventennio e fino alla fine dell’occupazione nazista. esisteva già. Ma è stato Licio Gelli, il capo della Loggia Massonica P2, a fare i primi tentativi reali per far cambiare status a Trieste – tentativi falliti proprio perché Gelli, insieme a Bettino Craxi, che era favorevole all’idea, finì nel ciclone delle inchieste contro la massoneria deviata. Ciò non di meno, già allora, come scritto in molti bei libri del mio amico Luigi Grimaldi, Trieste era la porta girevole attraverso la quale venivano scambiate armi, droga, denari di provenienza illecita, merci di contrabbando, specie durante gli anni della guerra civile jugoslava.

Ufficialmente fu per questo motivo, che nel 1991, Mario Monti, allora a Bruxelles, fece di tutto per bloccare il progetto, poi approvato nel 1995 “grazie” alla spinta propulsiva di un altro iscritto alla Loggia P2, Silvio Berlusconi, e al suo ministro delle Finanze Giulio Tremonti. Nel 1998 l’operazione venne bloccata dalla Corte dei Conti, e da allora si litiga, si tratta, si briga, si tesse la tela – ed ovviamente, ciò che non riuscì né a Mussolini, né a Gelli, lo fa oggi il PD di Matteo Renzi. Chapeau. L’argomento a favore è vecchio ma sempre vero: l’istituzione del Porto Franco porterà nuovi posti di lavoro e creerà benessere per la Venezia Giulia – probabilmente anche per l’Istria, che già tanto investe sul turismo internazionale e sul crimine organizzato da oramai un quarto di secolo. Che dire? La criminalità è da anni l’unico settore economico che continua a crescere ed a creare valore aggiunto. Amen.

Se prima l’Unione Europea voleva bloccare il progetto, è perché le altre nazioni della UE (Regno Unito, Germania, Spagna, Portogallo e Francia) non volevano un tremendo concorrente verso est ai loro paradisi fiscali, ed anche da noi i difensori del Vaticano e di San Marino (da sempre la Democrazia Cristiana) storcevano la bocca e mettevano paletti. Perché adesso cambiano idea? Perché il mondo è cambiato, perché sempre meno gente va nei Paesi offshore per nascondere i proventi illeciti dei propri traffici. Non ce ne è più bisogno, lo si può fare tranquillamente presso qualunque filiale di qualunque banca onshore. Magari non ci crederete, ma la situazione, per le oasi fiscali, è gravissima, tanto che San Marino, che è al collasso, vuole introdurre lo scudo fiscale per far rientrare i capitali fuggiti dallo staterello sul Monte Titano, prima che molte delle sue banche chiudano. Sui guai del Vaticano ho già scritto recentemente.

Ma del resto, che il vento fosse cambiato, lo si è visto un paio di anni fa, quando una mano invisibile ha consegnato all’associazione di giornalisti chiamata ICIJ i cosiddetti “Panama Papers”, ovvero i dati dei clienti della più grande fiduciaria offshore del mondo, mettendo in ginocchio Panama ed aree collegate: Isole Vergini, Curacao, Bahamas, Bermuda, Isole Cayman, Turks & Caicos e via di seguito. Oggi i fiduciari più bravi, come quelli del Liechtenstein, i soldi te li nascondono a casa tua, la figura dello spallone è una macchietta clownistica del passato. Ed intanto russi e cinesi puntano sulle bitcoins, che non sono sottomesse a nessunissimo controllo, visto che funzionano come moneta sonante, ma ufficialmente non lo sono.

Trieste Porto Franco è quindi solo un adeguamento pragmatico alla nuova situazione, e vi confesso che non so dirvi se sono favorevole o contrario. Romanticamente parlando, dato che amo quella città, piena di persone cui sono sinceramente affezionato, mi dispiace immaginare come le cose cambieranno, anche e accadrà per gradi ed in modo inizialmente inintelligibile. Ma bisogna essere pratici, ed aggiungere che, tradizionalmente, la criminalità, crescendo, porta con sé anche vivacità culturale (vedi Las Vegas) e integrazione (vedi la Transnistria). In ogni caso sono contento per Graziano Delrio. I suoi compagni di merende ne avevano già combinate di tutti i colori, mentre lui era rimasto così grigio.

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CAT: economia sommersa, Trieste

3 Commenti

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  1. mario-bosso 3 anni fa

    Eh però…essere di SX (o presunti tali) apre porte e fa fare cose che alla DX non riescono.

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  2. paolo-rovis 3 anni fa

    Un articolo talmente pieno di falsità (oggettive) da sembrare finto.

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  3. aleperrone82 3 anni fa

    ENI ha festeggiato con una regata nel porto di Trieste con gli yacht dei dirigenti. Non è uno scherzo, è successo poche settimane fa.

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