Sulle orme di Mattei: la via italiana allo sviluppo democratico

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4 Aprile 2016

L’approccio di Enrico Mattei alle politiche industriali è troppo spesso confuso con quello di un capitano solo al comando mosso da ambizione che con i mezzi della spregiudicatezza e con un’innata genialità si muove con scaltrezza tra gli equilibri economici intercontinentali.

Certamente Enrico Mattei fu geniale e a tratti anche spregiudicato, ma fu principalmente un attore d’equilibrio che pose innanzi a tutto la crescita di Eni come azienda nazionale. In tal senso, Mattei vide essenziale e necessaria la costruzione di un collettivo inteso come l’insieme dei quadri e delle maestranze che fosse capace di una visione industriale e di comunità tale da immaginare la crescita di Eni come complementare o meglio ancora intrinseca a quella italiana. Una coesione fruttuosa e non burocratica o peggio ancora asfittica tra Stato e Impresa. Un legame che fosse centrato alla crescita e all’innovazione di quello che una volta veniva definito “sistema paese”.

In questo quadro era fondamentale per Enrico Mattei ricercare formule di collaborazione attiva tra tutte le parti in causa. In questo campo Mattei si poneva come connettore di interessi e forze in campo dentro alle quali Eni e con lei il Paese doveva uscire vincente o per lo meno quale elemento premiante di accordi e relazioni.

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Mattei si fece così promotore di una modernità che non fosse limitata a quelle che erano le specificità d’intervento di Eni, ma che fosse globale, capace quindi di portare con sé un carico di valori politici espansi che si traducessero quindi in priorità per la comunità internazionale. Favorire la crescita economica in Sicilia come lavorare a favore dell’indipendenza dell’Algeria o spingere per una maggiore apertura ad istanze democratiche nella monarchia marocchina o ancora appoggiare Nasser in Egitto erano tutte azioni indirizzate verso una crescita generale di quello che veniva letto come Medio Oriente, ma che Mattei vedeva già con chiarezza come il futuro di un Mediterraneo globale e energicamente autosufficiente. Energia e democrazia erano intrecciate per Mattei in un esatto disegno di comunità inclusiva, ossia in grado di accelerare sul fronte dei diritti attirando capitali e favorendo con la crescita economica anche l’innovazione sociale.

L’Italia era allora tra i principali produttori di automobili e come spesso ripeteva Mattei: “Se in questo paese sappiamo fare le automobili, dobbiamo saper fare anche la benzina”. Ed era quindi fondamentale per il sistema paese recuperare fonti energetiche tanto più se non si voleva mandare in crisi una crescita economica tanto vertiginosa quanto necessaria viste le nefaste conseguenze della guerra sull’economia e la società italiana. Tuttavia l’azione dialogante e di prossimità di Mattei non va inquadrata esclusivamente nell’ordine della necessità o nella debolezza politica di un paese che tentava di uscire dalle macerie e già provava a confrontarsi con i maggiori partner economici globali.

Mattei era infatti guidato da una visione generale frutto di una biografia che aveva attraversato molteplici esperienze (l’esperienza partigiana è quella simbolicamente più evidente) e che da subito gli aveva permesso d’intuire le potenzialità di un gruppo che a lui era stato destinato esclusivamente per essere messo in liquidazione.

In un famoso discorso tenuto a Matelica nel 1958, Enrico Mattei dichiarava: “Io non vi prometto nulla. La mia attività si svolge su un piano nazionale, e sarei ingiusto se vi chiedessi un facile applauso con altrettante facili promesse. Il mio lavoro per sviluppare le produzioni degli idrocarburi e i vapori geotermici, per impedire che gli speculatori le rivolgano a proprio esclusivo profitto…”. Mattei parlava con franchezza, non eludendo le difficoltà e le complessità esponendo il suo disegno con chiarezza e determinazione: solo una relazione attiva tra tutte la parti, dal cittadino alla piccola comunità fino alla grande azienda poteva essere garante che l’interesse di tutti non solo fosse salvaguardato, ma si tramutasse in un fondamentale investimento per il futuro di tutti. E al servizio di questo progetto Enrico Mattei si metteva a disposizione con intransigenza, genialità e con la necessaria lucidità, o se vogliamo con il giusto realismo.

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Ma è in un discorso agli agenti Agip a Cortina d’Ampezzo nel settembre del 1959 che Enrico Mattei – raccontando un aneddoto a proposito dei passati rischi di aumento degli idrocarburi – mostra con evidenza una visione responsabile: “In Italia ci sono stati dei tentativi di aumento di prezzo, ma siamo intervenuti noi, l’Azienda dello Stato, in modo massiccio.”

Il consumatore per Mattei non era altro che il nucleo ultimo di una visione di cittadinanza diffusa in cui ognuno era chiamato a fare la sua parte, ognuno nel proprio ruolo e in nome della propria comunità doveva essere in grado di “dominare la situazione”. Dal paesino sugli Appennini fino anche alle sette Sorelle che certamente Mattei ha più volte sfidato l’intento era quello di costituire quella società delle nazioni che è ancor oggi un miraggio, ma che per gli uomini della sua generazione era quasi una missione fondamentale dopo le atrocità di una guerra terrificante. Non era più il tempo dei comandanti al balcone con il loro carisma capace di sfidare ogni regola, con Mattei a contare era la comunità, la forza consapevole dei popoli e il loro bisogno di emancipazione.

TAG: eni, enrico mattei, Matelica
CAT: energia, infrastrutture e grandi opere

Un commento

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  1. aldo-ferrara 4 anni fa

    Caro Giossi l’avevo invitato già un mese a partecipare al nostro incontro dibattito sulle Insostenibili condotte dell’Eurasia, Milano 10 aprile ore 18 Open Milano viale Monte Nero 6. Le ribadisco l’invito, malgrado il silenzio mail. cordialmente aldo ferrara

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