Il governo cede e stanzia soldi, ma i camionisti preparano un nuovo sciopero

20 Novembre 2014

Fra le rivoluzioni e le rottamazioni promesse dal governo Renzi, quella dell’autotrasporto sembra destinata a bloccarsi, e in malo modo. Dopo mesi di inerzia, infatti, il governo ha varato in fretta e furia una serie di misure da inserire nella legge di stabilità nella speranza di arginare da un lato il caos normativo di un settore ultra-sovvenzionato, e dall’altro il malcontento montante di una categoria che un anno fa era stata il bacino più significativo della protesta dei Forconi. Il risultato, però, è un abbozzo normativo pasticciato e contestato da tutte le parti in causa. E un intervento irrisorio sulle cifre iperboliche che l’autotrasporto costa al bilancio statale.

Le imprese registrate all’Albo degli autotrasportatori sono circa 140mila, fra il doppio e il triplo di quelle tedesche o francesi. Molte senza neppure un camion: nella migliore delle ipotesi fanno intermediazione. Il sostegno pubblico al settore è stato sempre cospicuo. Le sovvenzioni concesse con le ultime finanziarie sono valse fra 300 e 400 milioni di euro all’anno (373,6 milioni nel 2012). Declinati in varie modalità: sgravi sui contributi previdenziali, sgravi fiscali, credito d’imposta per le somme spese per il Servizio sanitario nazionale, rimborso dei pedaggi autostradali, rimborso somme per l’utilizzo di navi. Il piatto ricco è tuttavia rappresentato dal rimborso delle accise sul gasolio: 1,6 miliardi nel 2012, secondo un dettagliato rapporto pubblicato a fine luglio dalla Corte dei Conti.

Un mare di soldi  a cui un anno fa il governo Letta pensò di attingere: taglio alle risorse strutturali e  soprattutto decurtazione del 15% del rimborso delle accise. Fu subito rivolta, con la proclamazione del fermo da parte di tutte le associazioni di categoria da FAI Conftrasporto, CNA Fita, Confartigianato a Fiap, SNA-Casartigiani e Unitai e tutte le altre sigle. Il già traballante esecutivo di Letta capitolò con due settimane d’anticipo rispetto allo sciopero, lasciando a 330 milioni l’ammontare del fondo annuale e rinviando di un anno, ovvero da inizio 2015, il taglio sul credito d’imposta per le accise. Maurizio Lupi, ministro dei Trasporti allora come adesso, assicurò «il ripristino delle agevolazioni sulle accise per il gasolio da autotrazione», assunse impegni  «per contenere l’uso distorto del cabotaggio e del distacco transnazionale, per il rispetto dei tempi di pagamento, per il mantenimento di misure che possano ridurre il costo del lavoro» e promise «un intervento per una verifica del predisponendo calendario dei divieti di circolazione».

Soldi, promesse e alcune modifiche alle norme di accesso all’albo bastarono quantomeno a spaccare la categoria e edulcorare la protesta con la revoca del fermo da parte delle organizzazioni confindustriali e delle maggiori imprese artigiane (Anita, Conftrasporto, Confartigianato, CNA Fita), che lasciarono sigle minoritarie e regionali come Trasportounito a rivendicare «la definizione di un sistema di regole che consentano alle aziende di autotrasporto di sopravvivere».

Dal cabotaggio ai divieti di circolazione, immobilismo totale

Passata la buriana e cambiato governo, non prima di una tornata di aumenti dei pedaggi autostradali, per mesi i temi dell’autotrasporto sono rimasti sottotraccia, fra piccoli stralci ai 330 milioni e interventi irrilevanti sui tempi di pagamento. Sulle questioni più serie, nessun progresso. In primis la questione del cabotaggio, forse la più delicata. Di che si tratta?

L’apertura delle frontiere ha negli anni scorsi richiamato in Italia, ma anche in altri paesi occidentali, numerosi camionisti provenienti dall’est europeo, scatenando un ribasso dei prezzi che ha colpito in primis le aziende italiane, piccole e poco strutturate. Per di più, molte grandi imprese italiane di autotrasporto hanno aperto sedi in Romania, Slovacchia o Polonia, per assumere in loco personale da utilizzare in Italia, sfruttando le zone grigie di una legislazione fumosa sulla circolazione di motrici con targa estera sul territorio nazionale. Dopo mesi di inerzia il governo ha inserito una timida misura di contrasto al problema nella bozza dello Sblocca Italia: una misura a costo zero visto che consta nella semplice inversione dell’onere della prova, a carico quindi del camionista, in caso di sospetti sulla regolarità di un trasporto. In sede di conversione, tuttavia, è stata prima cancellata senza spiegazioni, poi reintrodotta in extremis in una sessione notturna della Commissione Ambiente della Camera. Ignorate, invece, tutte le altre questioni sul tavolo.

“Costi minimi”

Nel frattempo, la Corte di Giustizia Europea, chiamata a pronunciarsi dai tribunali amministrativi italiani, ha bocciato  la normativa tutta italiana sui cosiddetti “costi minimi”. Normativa che, in estrema sintesi, aveva introdotto, un sistema di tariffe minime concordate fra committenza e autotrasporto, spacciandolo per misura atta a garantire la sicurezza del trasporto stradale. La cosa ha mandato su tutte le furie Paolo Uggè, ex sottosegretariato ai trasporti nel terzo governo Berlusconi, presidente di Fai Conftrasporto e fra i principali sostenitori della normativa: più o meno esplicitamente ha accusato i governi succedutisi di non aver fatto abbastanza per tutelare la legge italiana. E ha esacerbato ancora di più la feroce battaglia per la rappresentanza della categoria. Anita, che aderisce a Confidustria e rappresenta i maggiori operatori del settore, non si è mai schierata in un’aperta difesa dei costi minimi: non di rado i grandi autotrasportatori subappaltano le commesse ad altri autrasportatori, e quindi sono neutri sul punto. Ma le associazioni di aziende medio piccole come Cna-Fita o Trasportounito ormai da tempo si erano rese conto dell’indifendibilità di una normativa palesemente contraria alla norme comunitarie sulle concorrenza, puntando su altre strade per far fronte alle principali problematiche della categoria, contrapponendosi al fronte composto da Fai e Confartigianato e all’Albo dell’Autotrasporto, organo ministeriale difeso strenuamente da Uggè & co.

Più gattopardi che Lupi

Con questo si arriva quindi alle ultime pirotecniche settimane. Dopo mesi di stallo, ci si è resi conto che, stando alla finanziaria dello scorso anno, a gennaio sarebbe dovuto scattare un taglio da 250-300 milioni di euro ai rimborsi all’autotrasporto. Apriti cielo. Anche le associazioni maggiori hanno disdettato l’accordo di tregua del novembre 2013 , alcune hanno anche ventilato lo spettro di uno scontro frontale con sciopero prenatalizio. Come un anno fa con Letta. Scenario da incubo per Renzi e Lupi. Perciò, dimenticati la Corte dei conti e le ambizioni di Cottarelli, si è corsi ai ripari. Così la bozza legge di stabilità ha portato a 250 milioni gli interventi in favore del settore ma trasformandoli in fondi strutturali: garantiti d’ora in avanti senza bisogno degli annuali interventi lobbistici sulla legge di stabilità.

Dopodiché il ministro Lupi ha annunciato due emendamenti. Il primo stralcerà il taglio al rimborso delle accise. Negli annunci il beneficio dovrebbe quantomeno limitarsi ai mezzi in grado di ridurre le emissioni (da Euro 3 in su). Ma secondo quanto rivela la presidente di CNA Fita Cinzia Franchini, la proposta alla categoria prevede che «dal beneficio saranno esclusi soltanto i mezzi ante euro zero ed euro zero». Traduzione: la sovvenzione non sarà praticamente toccata.

Quanto ai costi minimi, invece, dal governo è arrivata una proposta che scontenta tutti. La committenza, che si era battuta per lo smantellamento dei costi minimi fino alla vittoria nei tribunali  europei, lamenta la mascherata riproposizione del meccanismo. I camionisti puntano il dito contro «lo stravolgimento dell’impianto della disciplina dei costi minimi quale elemento di salvaguardia del principio di sicurezza». Risultato: l’autotrasporto continuerà a pesare sul contribuente, e i problemi del settore, dalla polverizzazione alla concorrenza estera, sono gli stessi di un anno fa. Ciliegina sulla sorta, nei giorni scorsi, Unatras – il raggruppamento delle più importanti associazioni della categoria – ha proclamato uno stato di agitazione che prepara la strada a un remake dello sciopero dei tir per i primi di dicembre. In attesa che a gettare benzina sul fuoco arrivino le sigle indipendenti e i Forconi edizione 2014.

 

 

 

TAG: autotrasporto, fabrizio palenzona, Matteo Renzi, maurizio lupi
CAT: Governo, trasporti (aerei, ferrovie, navi, bus), Uncategorized

Un commento

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  1. Raffaele Grimaldi 6 anni fa

    Il tema dell’autotrasporto è complesso, parliamo di un settore allo stesso tempo vitale per la nostra economia ma altamente problematico ed impattante, da non trattare con superficialità (a maggior ragione in un momento come questo).
    L’articolo parte dal presupposto che il settore sia sussidiato dai contribuenti (“un settore ultra-sovvenzionato”, “le sovvenzioni concesse”, “l’autotrasporto continuerà a pesare sul contribuente”). Non è esattamente così: il settore versa nelle casse dello stato decine di miliardi di Euro di tasse specifiche (le accise sul gasolio). Quelli che l’autore ha definito sussidi sono in realtà uno sconto su queste tasse, non è la stessa cosa. E’ poi vero che i camion “consumano” le strade e generano impatti che si traducono in diversi altri costi per la collettività, ma prima di affermare che il settore è sussidiato occorrerebbe fare un serio confronto. Noi qualche anno fa avevamo provato a fare alcune stime su alcuni contesti specifici (http://www.lavoce.info/archives/4875/chi-paga-i-costi-del-traffico/), occorrerebbe valutare i valori complessivi.

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