Quanto piace l’Italia alle imprese tedesche

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17 gennaio 2019

I numeri parlano più delle sensazioni e quello che raccontano è una relazione tra due paesi che è tutto fuorché in crisi. Germania e Italia, nonostante i contrasti politici che occupano spesso le prime pagine dei giornali, sembrano coltivare una relazione economica solida e positiva. Tanto che le aziende tedesche in Italia (e più in generale le multinazionali) hanno contribuito a stabilizzare l’occupazione nel nostro paese, mantenendo stabile il numero degli addetti, più delle imprese italiane, anche nel periodo della crisi economica. Il fatturato, cresciuto dell’11% nel triennio 2015-2017, ha “battuto” il totale delle aziende operanti in Italia, cresciute del 7,5%.

A rivelarlo è una ricerca, presentata oggi presso la Camera di Commercio Italo-Germanica (AHK Italian), intitolata “Il valore delle aziende tedesche in Italia”, realizzata dalla Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo con l’obiettivo di quantificare la presenza delle imprese a controllo tedesco nel nostro paese e il loro contributo all’economia italiana. L’analisi è basata su un campione di 258mila imprese italiane, appartenenti a tutti i settori (con l’esclusione delle imprese finanziarie, assicurative e immobiliari), di cui si dispone dei bilanci nel triennio 2015-17.  I dati  sono estratti da Istat/Eurostat e dal database ISID – Intesa Sanpaolo Integrated Database.

Lo studio, commissionato dalla stessa Camera di Commercio Italo-Germanica, ha evidenziato la presenza di oltre 1.900 imprese tedesche operanti in Italia, per un totale di 168.000 addetti e un fatturato che complessivamente supera i 72 miliardi di euro. La presenza imprenditoriale tedesca, così, ha un’incidenza pari al 2,5% sul fatturato totale generato nel nostro paese.

I settori in cui sono presenti le controllate tedesche in Italia sono principalmente la distribuzione, dove si contano circa 800 aziende, con oltre 42 miliardi di euro di fatturato e 63.000 addetti, e il manifatturiero dove si registrano oltre 400 aziende, con oltre 19 miliardi di euro di fatturato e 51.000 addetti. Poi c’è la chimica, in cui le partecipate tedesche incidono per il 9% sul fatturato totale del settore in Italia. Nel farmaceutico incidono invece per il 6,2% e nell’automotive per il 4,8%. Nella meccanica e nell’elettronica a presenza delle controllate tedesche è minore ma comunque significativa.

Se guardiamo al territorio italiano, il 50% del fatturato delle aziende a controllo tedesco viene generato in Lombardia, il 18% in Veneto, a seguire in Lazio con il 9,6% e poi in Emilia Romagna con il 5,7%.

La Germania, inoltre, è anche al primo posto tra gli investitori esteri nei distretti produttivi italiani: sebbene la presenza di imprese a controllo estero in queste aree sia storicamente bassa, il 22,2% delle controllate tedesche ha scelto un distretto per localizzarsi nel nostro Paese.

«La presenza di imprese estere sul territorio nazionale è un potente fattore di crescita, in quanto caratterizzate da forti competenze e proiezione internazionale» – ha dichiarato Fabrizio Guelpa, Responsabile Industry & Banking Research di Intesa Sanpaolo. «Le imprese tedesche, in particolare, con la loro operatività hanno portato in Italia a benefici anche superiori rispetto a quelli delle multinazionali provenienti da altri paesi» – ha concluso Guelpa.

La presenza delle partecipate tedesche in Italia, quindi, non solo è importante in termini quantitativi, di occupazione, di fatturato e contributo alla crescita del paese, ma anche qualitativi. La localizzazione delle partecipate nei distretti alimenta  la “joint production” che caratterizza le relazioni economiche italo- tedesche da più di cento anni. La collaborazione tra i due paesi negli anni è cresciuta con la previsione di registrare un nuovo record assoluto di interscambio commerciale per l’anno che si è appena concluso.

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TAG:
CAT: Grandi imprese, PMI

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