Voyager Labs: l’arma spuntata dell’intelligenza artificiale

4 Maggio 2022

Verso la fine degli anni 60, l’Advanced Research Projects Agency (ARPA) del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti è stata la prima agenzia a dare l’inizio ad un progetto di comunicazione interconnessa, chiamata ARPANET, antesignana di Internet. Da allora le cose sono cambiate moltissimo, poiché internet, con la sua esplosione capillare, ha cambiato il mondo e la nostra percezione di esso. La rete si è espansa fino ad essere quotidianamente usata da almeno 5 miliardi di persone[1], con quasi 2 miliardi di siti web[2], raggiunge ogni angolo del pianeta, offre un incalcolabile numero di servizi ed è scrigno di una mole impressionante di dati.

Negli ultimi anni questa continua a collezionare, con incrementi esponenziali, informazioni che riguardano ogni aspetto della nostra vita quotidiana, a partire dalle tracce del nostro utilizzo (dati personali, foto, pensieri, acquisti, spostamenti, conversazioni e molto altro). Queste informazioni occupano diversi strati della rete: da quello pubblico, quindi fruibile da chiunque si connetta, fino a quello più recondito e segreto, difeso da barriere più o meno complesse e fantascientifiche.

Per quanto esistano organizzazioni – chi gestisce i motori di ricerca – che si impegnano a garantire un minimo di trasparenza, la vastità dei contenuti genera comunque enormi problemi, e la verità è oramai talmente complessa da risultare inconoscibile. Questa enorme mole di informazioni viene etichettata come “destrutturata”. E se, in qualche modo, si elaborassero metodi per allacciare tra loro le informazioni per poi farle dialogare all’interno di una sorta di struttura intelligente, che risultati si otterrebbero? Il potere sull’informazione e la comunicazione globale. Una prospettiva terrificante, che finora è nei sogni di Elon Musk, il multimiliardario sudafricano che, per questo scopo, ha comprato Twitter. Ma questo, da solo, non gli basterà.

Negli anni recenti sono stati pubblicati studi destinati alla raccolta intelligente di informazioni presenti nella rete, elaborando algoritmi sempre più sofisticati. L’interpretazione di tali informazioni restituirebbe scenari in tempo reale di carattere predittivo, relativi alle dinamiche specifiche dei mercati, della finanza, della salute, della sicurezza e, i più interessanti, di indagine sui comportamenti umani. Ci sono ovviamente molte ipotesi di utilizzo: profilare gli utenti del mondo del business di una determinata area geografica o di un determinato censo sociale; oppure, in medicina o nella sicurezza, migliorare la prevenzione in caso di attacchi. Non è difficile immaginare i dubbi di questa branca della scienza: il confine della liceità nel carpire informazioni personali ed usarle è sottilissimo. Soprattutto quando si vogliono profilare miliardi di individui.

La scalata nel mondo dell’intelligenza artificiale

Network di Voyager Labs Ltd[3]

Avi Kornblum, nato in Israele nel giugno del 1966, dopo aver prestato servizio per 20 anni nell’intelligence israeliana ed aver avuto, rappresentando il Mossad, esperienze come nella IDT Corporation, nella Verbx Communications e nella Fusion Telecommunications International[4], nel 2010 fonda una piccola società che si occupa ufficialmente di software. La sua missione specifica è però quella che diverrà la sua fortuna: riuscire a pescare nel mare magnum di Internet delle informazioni destrutturate e trasformarle, in base a specifiche richieste, in risposte organizzate e comprensibili. Un suo compagno di viaggio è il britannico Jonathan Leon Joffe[5], già direttore della QTEC Systems Limited[6], a cui andrà la direzione[7] della startup che si chiamerà Voyager Labs Ltd[8].

Dei primi anni di attività non si sa molto, la startup viene avviata in stealth modality (modalità invisibile), una particolare forma di costituzione che consente massima riservatezza sia per l’attività che per la contabilità. Di Voyager Labs si hanno notizie nel novembre del 2016, quando esce dallo stealth mode[9]. Durante il periodo di incubazione, la piccola startup ha raccolto fondi per più di 100 milioni di dollari[10] da finanziatori come l’uomo d’affari britannico Ronald Cohen[11], dall’imprenditore britannico Lloyd Marshall Dorfman[12], dalla finanziaria irlandese OCAPAC Holding[13], dalla sua proprietaria Oracle e dalla Horizons Ventures del magnate cinese Li Ka-Shing[14]. L’azienda possiede un centro di ricerca e sviluppo a Tel Aviv ed uffici New York, Washington e Londra, impiega circa 130 dipendenti, la maggior parte dei quali sono scienziati, analisti di dati ed esperti di intelligenza artificiale[15], ed ha un portafoglio di clienti (segreti) in ogni settore della vita economica globale[16].

L’azienda ha tre dipartimenti: Voyager Analytics, Voyager Finance e Voyager eCommerce[17]. Tutti i prodotti condividono la stessa filosofia: raccogliere più informazioni destrutturate possibili, soprattutto attraverso i social media, e tramutarli in immagini strutturate attraverso un’elaborazione guidata da complessi algoritmi. Secondo DoiT International[18], che fornisce supporto informatico alla Voyager Labs (grandi spazi in Cloud per immagazzinare in sicurezza i loro dati), l’azienda raccoglie mediamente in un giorno 10 miliardi di dati, per una quantità giornaliera di 10 TB – una cifra impressionante[19].

In ogni sua presentazione pubblica, la Voyager Labs si affanna ad informare che i propri software raccolgono soltanto informazioni pubbliche e quindi in totale trasparenza, ma i critici dicono altro, come si evince dai forum[20] della NDIA National Security (un’agenzia della CIA[21]) o nei seminari organizzati dalla ISS World Middle East (un’associazione delle società cibernetiche di spionaggio[22]), che parlano di “informazioni fruibili e precedentemente irraggiungibili analizzando e comprendendo enormi quantità di dati Web aperti, profondi e oscuri”[23]: Una presentazione davvero inquietante.

Un discusso ex agente della CIA

Il cerimoniale di giuramento di Leon Panetta direttore della CIA, con Stephan Kappes (Voyager Labs), Dannis Blair, Sylvia Panetta e Joe Biden[24]

Il successo è immediato ed ha bisogno di coperture politiche. Nel dicembre del 2015, poche settimane prima della presentazione pubblica dell’azienda, la sua direzione viene affidata a Stephan Robert Kappes[25]: nato il 22 agosto 1951 a Cincinnati, Kappes è sposato, ha due figli[26], parla il farsi e il russo[27] ed ha un Bachelor ed un Master di Science in Pathology presso la Ohio State University[28]. Dopo la laurea si arruola nel Corpo dei Marines (1976) e sale rapidamente di grado finché, nel 1981, entra a far parte della CIA, dove ricopre numerosi ruoli di responsabilità: capo divisione a Nuova Delhi, Francoforte, Kuwait City, Mosca e Pakistan, poi nel Vicino Oriente e in Asia meridionale fino al 2000; torna negli Stati Uniti come vicedirettore aggiunto per le operazioni di controspionaggio e poi, nel 2004, prende il posto del vicedirettore operativo James Pavitt[29].

In questa funzione è uno dei supervisori, assieme a Pavitt, della direzione delle operazioni della CIA durante la compilazione del controverso rapporto sulle armi di distruzione di massa in Iraq[30]. Si dimette dopo che il pasticcio diviene di dominio pubblico, e qualche giorno dopo rassegna le dimissioni anche il vicedirettore John E. McLaughlin[31]. Nel maggio del 2006 Kappes viene richiamato e nominato vicedirettore della CIA da John Negroponte[32] – una posizione che mantiene sino al 2009: il suo obiettivo è rilanciare l’immagine della CIA dopo anni di scandali[33]. Kappes non ce la fa, perché ha contro di lui diversi grossi calibri dei servizi segreti, che lo ritengono colpevole di “grossolana insubordinazione” e lo fanno mettere sotto accusa[34].

Nel 2009, Kappes viene condannato in contumacia da un tribunale italiano per aver diretto, nel 2003, l’operazione di sequestro, estradizione e tortura del cittadino egiziano Abu Omar, rapito a Milano da agenti della CIA e trasferito in Egitto e, appunto, torturato[35]. Il suo stile è del resto già noto: è lui a chiedere ad Obama di “ristabilire prigioni segrete e utilizzare metodi di interrogatorio aggressivi”[36]. Il 14 aprile del 2010 Kappes rassegna le dimissioni in un clima infuocato: una operazione, di cui era a capo, si tramuta in una strage per una “disattenzione”, ovvero una mancata perquisizione: il 30 dicembre 2009 un giordano viene fatto entrare nella base afghana della CIA con indosso un giubbotto esplosivo. Muoiono sette ufficiali della CIA, compreso il capo della base[37], e Kappes finisce sotto inchiesta[38].

Non è un’uscita con onore: per molti osservatori è uno dei principali artefici dei numerosi fallimenti dell’agenzia di intelligence statunitense[39]. Nell’aprile del 2005 entra in ArmorGroup International come Direttore e membro del Consiglio di amministrazione[40]. Successivamente viene nominato direttore nella Qtec Analytics Ltd (gennaio 2013) e amministratore di Quest Global Holdings Ltd[41], due aziende di sicurezza cibernetica. Nel dicembre 2015 inizia la sua avventura con Voyager Labs.

Voyager Analytics sotto accusa

Nell’aprile del 2020 uno scandalo travolge le Forze di Sicurezza Colombiane: alcuni funzionari spiano i colloqui avvenuti nel 2016 con i ribelli delle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (FARC), che si concludono con un accordo di pace. I militari hanno indebitamente raccolto informazioni relative ad oltre 130 persone, tra cui giornalisti di media stranieri e nazionali, politici e rappresentanti di ONG[42], nel tentativo di profilare i loro comportamenti[43]. L’operazione di spionaggio si è avvalsa dell’utilizzo del software della Voyager Labs, acquistato un paio di anni prima[44]. Il ministero della Difesa colombiano, Carlos Holmes Trujillo, annuncia, il 1°maggio del 2020, l’espulsione di 11 ufficiali, mentre un generale si dimette volontariamente[45].

Nell’agosto del 2020 Voyager Labs viene coinvolto nello storico conflitto tra governo cileno ed indigeni mapuche. Nel mirino l’Operazione Hurricane[46] durante la quale, attraverso perquisizioni ed arresti da parte dei Carabineros cileni, si sarebbe tentato di intimidire la comunità mapuche, fabbricando prove false per incolpare alcune famiglie di terrorismo[47]. L’operazione è condotta con il coinvolgimento dell’Unità di Intelligence Operativa Specializzata cilena[48], utilizzando per la profilazione dei capi mapuche il software di Voyager Labs[49].

Un caso simile accade in Spagna: nel gennaio del 2021 il CTTI Center for Telecommunications and Information Technologies della Generalitat de Catalunya sborsa 1,5 milioni di euro per acquisire due piattaforme, Voyager Analytics e Voyager Check, con lo scopo ufficiale di affinare la lotta al terrorismo jihadista[50]. Ma la preoccupazione che tali strumenti possano essere usati per il controllo abusivo di comunità semplici cittadini è alta[51]: i Mossos d’Esquadra (forza di polizia della Catalogna) non sono nuovi nelle violazioni informatiche e nello spionaggio[52]. La lista delle violazioni è lunga: andando a ritroso nel tempo, il CESICAT Centro per la Sicurezza dell’Informazione della Catalogna, oggi non più operativo, finisce sotto accusa per aver profilato attivisti sociali e giornalisti, spiando i loro comportamenti e un’inchiesta parlamentare porta alla richiesta di dimissioni dell’allora ministro dell’Interno Felip Puig[53].

Dulcis in fundo, arriva l’inchiesta penale italiana: in un’inchiesta della Procura di Firenze del novembre del 2019, gli indagati principali sono l’avvocato Alberto Bianchi e il suo amico Marco Carrai – l’accusa è di traffico di influenze e finanziamento illecito ai partiti. Al centro dello scandalo c’è la Fondazione Open, creata dallo stesso Bianchi per finanziare l’attività politica di Matteo Renzi, ex Presidente del Consiglio, leader e fondatore del partito Italia Viva. Verso la fine del 2021 si scopre che Marco Carrai avrebbe avuto nel 2016 un incontro con Avi Korenblum, fondatore di Voyager Labs, per acquistare i loro software con lo scopo di “monitorare e influenzare la campagna” del voto su un referendum costituzionale che, se fosse stato approvato, avrebbe modificato profondamente la Costituzione[54]. Renzi ha perso il referendum, si è dimesso, e la sua parabola politica ha iniziato rapidamente a declinare.

La polizia di Los Angeles vìola il Primo Emendamento?

Le organizzazioni criminali utilizzano sempre più i social network come veicolo di comunicazione. La Voyager Labs offre ai corpi di polizia strumenti di analisi che promettono di sventare le azioni criminali[55].

L’uso dei social media contro la criminalità è in aumento: in un sondaggio condotto dall’Associazione internazionale di polizia nel 2017 si afferma che il 70% dei dipartimenti di polizia utilizza i social media per sorvegliare la cittadinanza[56]. Il software della Voyager Labs viene acquistato anche dal dipartimento di polizia di Los Angeles – un corpo che fa già uso da tempo di strumenti contestatissimi come Geofeedia[57], che elabora il posizionamento geografico degli individui sfruttando i social media, o Media Sonar[58] e Dunami[59], due software utili per la profilazione individuale attraverso dati raccolti in rete[60]. Le informazioni di questi software vengono gestite globalmente dalla piattaforma Gotham della Palantir[61], uno degli strumenti più controversi e potenti delle polizie di tutto il mondo[62].

Il sospetto che le forze di polizia facciano un uso spregiudicato di questi software è altissimo. Nel gennaio del 2020 il Brennan Center for Justice richiede al dipartimento di polizia di Los Angeles di riferire sulle metodologie applicate per raccogliere informazioni su individui, gruppi e attività attraverso l’uso dei social media come Facebook, Twitter ed Instagram[63]. La risposta arriva il 24 febbraio[64], ma viene giudicata parziale e insoddisfacente[65]. Il 17 novembre 2020 il Brennan Center intenta una causa presso la Corte Superiore della California contro il dipartimento di polizia[66], costringendolo a produrre una documentazione supplettiva: tra marzo e settembre del 2021[67] arrivano in risposta 12 fascicoli per un totale di circa 10’000 pagine[68].

Dai documenti – che il Brennan Center renderà pubblici nel novembre del 2021 – emerge un quadro che rasenta la violazione del Primo Emendamento: il dipartimento conferma di fare uso massivo di strumenti di indagine sui social, intervenendo sotto copertura con l’utilizzo di profili falsi, raccogliendo informazioni personali di ogni genere, sfruttando software predittivi come Voyager Analitics[69]. È soprattutto la loro operatività che lascia molti dubbi, sia nei metodi di raccolta che nei responsi: le informazioni vengono acquisite senza lasciare traccia, vengono utilizzate per ricostruire profili social chiusi o gruppi social chiusi (quindi violando il regolamento delle piattaforme), per analizzare le relazioni tra i vari profili, per identificare gli utenti “più coinvolti in una determinata posizione: emotivamente, ideologicamente e personalmente”[70]. Tutto ciò senza alcun auditing sulle procedure e sulle responsabilità personali dei metodi di raccolta, dell’utilizzo e della conservazione dei dati[71].

In un documento[72] di Voyager Labs, dove si descrive un’operazione contro il terrorismo islamico, si ammette che i suoi strumenti possono controllare e classificare automaticamente le persone in base al loro rischio di diventare fondamentalisti islamici. I risultati vengono codificati con dei colori (verde, arancione e rosso) in base a “calibrazioni di intelligenza artificiale”, informazioni ottenute in pochi minuti e senza il coinvolgimento umano – e senza che il cittadino sospettato possa difendersi[73].

7 luglio 2016: al grido di “Black Lives Matter”, migliaia di persone in piazza a New York ed in altre città americane contro Geofeedia e l’uso antidemocratico dei software di sorveglianza della polizia[74]

Un metodo spaventoso, se si pensa che, per essere identificato come probabile terrorista islamico, basta solo avere un collegamento inconsapevole su Facebook, magari creato anni prima e ormai dimenticato, con qualcuno che, una volta nella vita, ha digitato “Allah è grande”. Tanto spaventoso che anche un rappresentante della polizia di Los Angeles esprime preoccupazione per il rischio di ingestibilità dei meccanismi di monitoraggio della Voyager Labs[75], ma anche al ricordo delle violente contestazioni causate dall’uso di Geofeedia da parte delle forze dell’ordine nel 2016[76].

Nessuno può sapere quante persone, in giro per il mondo, siano state schedate come terroristi islamici. Queste informazioni vengono conservate dalla Voyager Labs e non sono accessibili per nessuna autorità legale: sono un patrimonio segreto con un potere distruttivo immenso perché, se usate dai servizi segreti, possono portare chiunque a Guantanamo senza avere nessuna responsabilità in alcunché. È il dubbio amletico del principio fondamentale del concetto democratico di giustizia: va punito chi viene dimostrato colpevole di un delitto, e giammai qualcuno di cui si sospetta che un giorno, forse, potrebbe conoscere chi vorrebbe commetterlo.

Il Brennan Center crede che queste metodologie possono facilmente produrre risultati aberranti. Gli arresti basati su conclusioni dell’intelligenza artificiale rischiano di colpire indiscriminatamente innocenti attivisti e le comunità di colore[77]. Il 7 dicembre 2021, il Brennan Center torna alla carica[78]: chiede all’Office of Intelligence and Analysis del Dipartimento per la sicurezza interna degli Stati Uniti e all’Immigration and Customs Enforcement informazioni sull’utilizzo di strumenti sviluppati da Voyager Labs, ShadowDragon e Logically Inc.; il 9 dicembre presenta la stessa richiesta anche al Customs and Border Protection[79]. Le richieste, con diverse motivazioni, cadono nel vuoto[80].

La Voyager Labs non piace a Facebook

Facebook chiede alla polizia di Los Angeles di sospendere le pratiche che violano le regole della piattaforma[81]

Agli inizi del 2018 Zuckerberg si è ritrovato a gestire l’uragano che ha investito la sua creatura, Facebook: lo scandalo legato a Cambridge Analytica[82]. Finito sotto accusa per non aver protetto i dati di oltre 87 milioni di utenti (dati rubati per essere usati nella propaganda politica), Facebook ha sviluppato una forte sensibilità nel proteggere le informazioni personali degli utenti, anche perché la vicenda gli è costata ben 643’000 dollari di risarcimenti giudiziari[83]. Una delle prime mosse è stata la chiusura degli account dei membri del team di Cybersecurity for Democracy[84], avvenuta nell’agosto del 2021: i ricercatori collezionavano informazioni dalla rete per condurre una ricerca sul Covid19, utilizzando un’estensione del browser per eludere i sistemi di protezione e raccogliere dati come nomi utente, annunci, collegamenti a profili utente, alcuni dei quali non visibili pubblicamente. Secondo Facebook tale raccolta, come avvenuto con Cambridge Analytica, violava la privacy degli utenti[85].

Nel novembre del 2021 è la volta della polizia di Los Angeles: a Facebook non piacciono i software di Voyager Labs, utilizzati con troppa disinvoltura. Secondo Facebook tali software violano la privacy, ma l’accusa più rilevante è rivolta agli operatori di polizia che utilizzano account falsi per agire sotto copertura, una palese violazione degli standard della piattaforma – un’attività in comune tra la polizia californiana e quella russa. Facebook (Meta) chiede la cessazione di queste attività[86]. Invano. Non è la prima volta che Facebook interviene intimando alla polizia la sospensione delle attività di investigazione attraverso l’utilizzo di account falsi: è accaduto già nel 2018 con la polizia di Memphis, ma in quel caso Facebook era riuscito a far sospendere gli account[87].

Secondo i documenti pubblicati dal Brennan Center, anche Twitter è stato utilizzato per la raccolta indiscriminata di informazioni utilizzando uno strumento di monitoraggio, ABTShield, sviluppato dalla polacca EDGE NPD[88]: ABTShield ha raccolto così tanti tweet da mandare in tilt lo stesso software e costringere EDGE NPD a interrompere le attività. Un volume enorme di dati ha continuato ad essere carpito durante tutto il periodo di prova, per un totale di quasi 2 milioni di tweet, una media di circa 70’000 al giorno. Secondo EDGE NPD, il software ha raccolto circa 200 milioni di tweet durante il periodo pilota, inviandone solo una parte al LAPD[89]. Il resto rimane nelle banche dati dell’azienda, e chissà a cosa ed a chi serviranno.

Il grande bluff

Il deep learning applicato nella individuazione di comportamenti violenti attraverso le immagini[90].

“Questo è marketing di intelligenza artificiale iperbolico. Più si vantano, meno ci credo”: è una affermazione di Cathy O’Neil, data scientist e algorithmic reviewer – secondo cui le promesse di Voyager Labs non hanno nulla di scientifico: “ci stanno dicendo: ‘Possiamo vedere se qualcuno ha un intento criminale.’ No, non puoi. Nemmeno nel caso di persone che commettono crimini si può predire che abbiano intenzioni criminali”[91]. Un esempio è l’impiego delle tecniche predittive a Santa Cruz, in California, nel 2011: dopo nove anni, il consiglio comunale vota all’unanimità per bandirlo, poiché il metodo ha acuito le disuguaglianze razziali[92]. Come se ce ne fosse bisogno.

L’idea che possano esistere indicatori predittivi di rischio utilizzabili con successo è screditata da decenni di ricerche accademiche[93]. Non ci sono prove che tali software abbiano portato benefici nella lotta al terrorismo e alla criminalità, ma anzi, si sono dimostrati discriminatori, divisivi e distruttivi per le comunità. Soprattutto in tema di terrorismo islamico, ambito in cui la Voyager Labs ha operato più intensamente, le tecniche di analisi si fondano su pregiudizi o concetti dimostratisi come totalmente aberranti, come considerare la radicalizzazione islamica un automatismo che conduce al terrorismo[94].

Ma le classifiche delle aziende di successo, specie in campo militare, vengono stilate in base alla potenza di chi le protegge: nel 2017 Voyager Labs viene nominata “Cool Vendors in AI for Banking and Investment Services 2017″[95] dal colosso americano Gartner[96]. Nel novembre dello stesso anno riceve anche l’European New Product Innovation Award 2017[97] dalla prestigiosa società di consulenza Frost&Sullivan[98]. Nel settembre del 2020 vince l’Open Source Technology Innovation of the Year 2020[99] dall’Istituto OSMOSIS, formatore di investigatori, ricercatori, giornalisti e analisti di cyber intelligence sulle tecniche e pratiche di Open Source Intelligence[100]. Nel novembre 2020 ottiene il premio “Best AI Industry Solution for Intelligence”[101] nell’AI Breakthrough Awards 2020, condotto dall’omonima organizzazione, leader nell’intelligence[102].

I riconoscimenti ci sono, ma mancano reali dimostrazioni di efficacia. Eppure c’è chi ci crede e punta molto sulle tecniche predittive: nel novembre del 2021 Voyager Labs sbarca in Giappone e, in sinergia con Terilogy Worx[103], stringe un importante accordo con un’agenzia governativa giapponese per la fornitura delle proprie piattaforme per la lotta al terrorismo e alla criminalità[104]. La firma arriva pochi mesi dopo un altro importante accordo, stavolta tra Voyager Labs e Microsoft, composta da diverse piattaforme che costituiscono il programma “Microsoft One Commercial Partner” per la commercializzazione congiunta del software con i team di vendita globali di Microsoft, distribuiti in 170 paesi[105].

Voyager Labs quindi continua a trovare clienti. C’è solo da augurarsi che il metodo maturi e divenga efficace – e soprattutto che causi meno danni collaterali possibili. Quando la tecnologia militare mira non ad aiutare ma a sostituire l’intelligenza umana, l’inquietudine prende il posto del fascino: il rischio di commettere errori irreparabili e disumani è drammaticamente reale. Esprimere un’opinione non può essere considerato di per sé un crimine o un prodromo per la violenza. In passato si consideravano espressioni terroristiche quelle della lotta per i diritti civili o per il diritto di voto femminile. In questo modo si arriva a reprimere le idee, non la violenza.

 

 

 

 

 

[1] https://www.statista.com/statistics/617136/digital-population-worldwide/
[2] https://www.internetlivestats.com/total-number-of-websites/
[3] https://www.northdata.com/Voyager+Labs+Ltd.,+London/Companies+House+07154170
[4] https://www.topionetworks.com/people/avi-kornblum-5833be77385326fe88000011
[5] https://www.cbetta.com/director/jonathan-leon-joffe
[6] https://suite.endole.co.uk/insight/people/17092653-mr-jonathan-leon-joffe
[7] https://find-and-update.company-information.service.gov.uk/officers/JGerG860MZIbPkKxIPxeewVDpM4/appointments
[8] https://find-and-update.company-information.service.gov.uk/company/07154170
[9] https://insidebigdata.com/2016/11/02/voyager-labs-emerges-from-stealth-mode-with-next-gen-cognitive-computing-deep-insights-platform/
[10] https://equityzen.com/company/voyageranalytics/
[11] https://sirronaldcohen.org/ ; https://insidebigdata.com/2016/11/02/voyager-labs-emerges-from-stealth-mode-with-next-gen-cognitive-computing-deep-insights-platform/
[12] https://www.forbes.com/profile/lloyd-dorfman/?sh=5d24653b227f ; https://insidebigdata.com/2016/11/02/voyager-labs-emerges-from-stealth-mode-with-next-gen-cognitive-computing-deep-insights-platform/
[13] https://ie.globaldatabase.com/company/ocapac-holding-company-unlimited-company
[14] https://www.haaretz.com/.premium-startup-voyager-labs-goes-public-after4-years-1.5455813
[15] https://www.datanami.com/2017/08/22/guiding-unstructured-data-analytic-journeys/
[16] https://www.haaretz.com/.premium-startup-voyager-labs-goes-public-after4-years-1.5455813
[17] https://www.datanami.com/2017/08/22/guiding-unstructured-data-analytic-journeys/
[18] https://www.doit-intl.com/
[19] https://www.doit-intl.com/clients/voyager-labs/
[20] https://www.issworldtraining.com/iss_mea/
[21] www.ndia.org
[22] https://www.issworldtraining.com/iss_mea/
[23] https://www.ndia.org/-/media/sites/ndia/meetings-and-events/2021/march/1se1-nsaice/nsaice_program_final.ashx
[24]https://www.zimbio.com/photos/Leon+Panetta/Stephen+Kappes/fO9SgNVhZRY/Ceremonial+Swearing+Leon+Panetta+Held+CIA
[25] https://companycheck.co.uk/company/07154170/VOYAGER-LABS-LIMITED/companies-house-data
[26] https://web.archive.org/web/20070612215306/https:/www.cia.gov/about-cia/leadership/kappes.html
[27] https://www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/article/2006/06/18/AR2006061800779.html
[28] https://stringfixer.com/fr/Stephen_R._Kappes
[29] https://hmong.es/wiki/Stephen_Kappes
[30] https://georgewbush-whitehouse.archives.gov/wmd/report.html
[31] https://en-academic.com/dic.nsf/enwiki/926565
[32] https://en-academic.com/dic.nsf/enwiki/926565
[33] https://www.chicagotribune.com/chinews-mtblog-2007-09-cia_official_comes_in_from_the-story.html
[34] https://www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/article/2006/06/18/AR2006061800779.html
[35] https://www.usnews.com/opinion/articles/2010/11/11/milans-botched-cia-caper-and-the-war-on-terrorism
[36] https://www.washingtonian.com/2010/03/25/inside-man/
[37] https://www.washingtonian.com/2010/03/25/inside-man/
[38] https://shadowproof.com/2010/04/15/steven-kappes-leaves-the-agency-again/
[39] https://www.washingtonian.com/2010/03/25/inside-man/
[40] https://web.archive.org/web/20070612215306/https:/www.cia.gov/about-cia/leadership/kappes.html
[41] https://www.company-director-search.co.uk/director-stephen-robert-kappes
[42] https://www.elespectador.com/judicial/nuevo-escandalo-en-inteligencia-militar-11-oficiales-y-un-general-salieron-del-ejercito-article-917432/
[43] https://www.reuters.com/article/colombia-hacking-idINKBN22E032
[44] https://www.elespectador.com/judicial/las-carpetas-secretas-de-inteligencia-militar-a-quienes-iban-dirigidas-y-para-que-article-917751/
[45] https://www.elespectador.com/judicial/los-militares-que-salieron-del-ejercito-en-medio-del-nuevo-escandalo-de-chuzadas-article-917639/
[46] https://www.ciperchile.cl/2018/02/14/operacion-huracan-la-trama-que-dinamito-los-puentes-entre-carabineros-y-la-fiscalia-de-temuco/
[47] https://www.ciperchile.cl/2018/02/14/operacion-huracan-la-trama-que-dinamito-los-puentes-entre-carabineros-y-la-fiscalia-de-temuco/
[48] https://www.ciperchile.cl/2018/02/14/operacion-huracan-la-trama-que-dinamito-los-puentes-entre-carabineros-y-la-fiscalia-de-temuco/
[49] https://rebelion.org/softwares-de-vigilancia-isralies-utilizados-para-violaciones-a-dd-hh/
[50] https://directa.cat/els-munoz-grandes-una-nissaga-entre-la-division-azul-i-el-negoci-de-la-ciberseguretat-destat/
[51] https://directa.cat/els-munoz-grandes-una-nissaga-entre-la-division-azul-i-el-negoci-de-la-ciberseguretat-destat/
[52] https://directa.cat/comunicacions-suplantades/
[53] https://directa.cat/comunicacions-suplantades/
[54] https://pledgetimes.com/open-renzi-and-the-israeli-software-to-direct-the-vote-meeting-in-chigi/
[55] https://www.theguardian.com/us-news/2021/nov/17/police-surveillance-technology-voyager
[56] https://chicagojustice.org/2021/10/09/deep-dive-in-to-lapd-social-media-surveillance/
[57] https://geofeedia.com/
[58] https://www.brennancenter.org/our-work/analysis-opinion/lapd-documents-reveal-use-social-media-monitoring-tools
[59] https://www.dunami.ca/solutions.html
[60] https://www.brennancenter.org/sites/default/files/2020-02/20200130%20LA%20SMM%20CPRA%20Request_0.pdf
[61] https://www.palantir.com/platforms/gotham/
[62] https://www.buzzfeednews.com/article/carolinehaskins1/training-documents-palantir-lapd
[63] https://www.brennancenter.org/sites/default/files/2020-02/20200130%20LA%20SMM%20CPRA%20Request_0.pdf
[64] https://lacity.nextrequest.com/requests/20-719
[65] https://www.brennancenter.org/our-work/research-reports/lapd-social-media-monitoring-documents#j-series
[66] https://www.brennancenter.org/sites/default/files/2021-04/2020-12-08%20First%20Amended%20Complaint.pdf
[67] https://lacity.nextrequest.com/requests/20-719
[68] https://www.brennancenter.org/our-work/research-reports/lapd-social-media-monitoring-documents#j-series
[69] https://www.brennancenter.org/our-work/research-reports/lapd-social-media-monitoring-documents#j-series
[70] https://www.brennancenter.org/our-work/research-reports/lapd-social-media-monitoring-documents#j-series
[71] https://www.brennancenter.org/our-work/research-reports/lapd-social-media-monitoring-documents#j-series
[72] https://www.brennancenter.org/sites/default/files/2021-11/J955-959-%20Corpus%20Christi.pdf
[73] https://www.brennancenter.org/sites/default/files/2021-11/J955-959-%20Corpus%20Christi.pdf
[74] https://www.nbcnews.com/tech/internet/facebook-twitter-instagram-block-geofeedia-tool-used-police-surveillance-n664706
[75] https://www.brennancenter.org/sites/default/files/2021-11/J2712-2713-%20Email%20re%20Trial%20Midpoint.pdf
[76] https://www.theguardian.com/technology/2016/oct/11/aclu-geofeedia-facebook-twitter-instagram-black-lives-matter
[77] https://www.brennancenter.org/our-work/analysis-opinion/lapd-documents-show-what-one-social-media-surveillance-firm-promises
[78] https://www.brennancenter.org/sites/default/files/2022-02/FOIA%20request-%20Social%20Media%20Monitoring%20%2812.07.2021%29.pdf
[79] https://www.brennancenter.org/our-work/research-reports/brennan-center-files-freedom-information-act-requests-information-dhss
[80] https://www.brennancenter.org/our-work/research-reports/brennan-center-files-freedom-information-act-requests-information-dhss
[81] https://screenrant.com/facebook-demands-lapd-stop-using-fake-accounts-surveillance/
[82] CAMBRIDGE ANALYTICA: I CRIMINALI CHE CI CONVINCONO A VOTARE TRUMP | IBI World Italia
[83] https://www.npr.org/2019/10/30/774749376/facebook-pays-643-000-fine-for-role-in-cambridge-analytica-scandal?t=1651421979443
[84] https://cybersecurityfordemocracy.org/
[85] https://www.bbc.com/news/technology-58086628
[86] https://about.fb.com/wp-content/uploads/2021/11/LAPD-Letter.pdf
[87] https://www.eff.org/deeplinks/2018/09/facebook-warns-memphis-police-no-more-fake-bob-smith-accounts
[88] https://www.brennancenter.org/our-work/analysis-opinion/documents-reveal-lapd-collected-millions-tweets-users-nationwide
[89] https://www.brennancenter.org/our-work/analysis-opinion/documents-reveal-lapd-collected-millions-tweets-users-nationwide
[90] https://readyforai.com/article/the-status-and-problems-of-machine-learning-crime-prediction/
[91] https://www.theguardian.com/us-news/2021/nov/17/los-angeles-police-surveillance-social-media-voyager
[92] https://www.eff.org/deeplinks/2020/09/technology-cant-predict-crime-it-can-only-weaponize-proximity-policing
[93] https://www.brennancenter.org/our-work/research-reports/why-countering-violent-extremism-programs-are-bad-policy
[94] https://www.brennancenter.org/sites/default/files/CVE%20Chart%20Terrorism%20Indicators_final.pdf
[95] https://www.prnewswire.com/news-releases/voyager-labs-named-a-2017-cool-vendor-by-gartner-300472386.html
[96] https://www.gartner.com/en/about
[97] https://www.prnewswire.com/in/news-releases/frost–sullivan-recognizes-voyager-labs-for-its-innovative-ai-based-social-behavior-analytics-solution-657441853.html
[98] https://www.frost.com/
[99] https://www.prnewswire.com/il/news-releases/voyager-labs-awarded-the-2020-osmosis-open-source-technology-innovation-of-the-year-for-its-innovative-solution-in-applying-ai-to-enable-investigators-and-analysts-to-acquire-previously-unattainable-insights-from-massive-amounts-301145722.html
[100] https://www.osmosiscon.com/about-us/
[101] https://www.prnewswire.com/news-releases/voyager-labs-awarded-best-ai-industry-solution-for-intelligence-for-its-outstanding-work-in-applying-ai-to-accelerating-investigations-mitigating-risk-and-acquiring-actionable-previously-unattainable-insights-301165762.html
[102] https://aibreakthroughawards.com/
[103] https://www.terilogy.com/english
[104] https://look-travels.com/voyager-labs-fait-une-percee-au-japon-avec-une-victoire-strategique-cle-business-news/
[105] https://www.world-today-news.com/voyager-labs-signs-partnership-with-microsoft-to-offer-ai-based-saas-research-platforms-to-strengthen/

TAG: Artificial Intelligence, intelligence, internet, privacy, social media, Voyager Labs
CAT: Intelligence, Terrorismo

Nessun commento

Devi fare per commentare, è semplice e veloce.

CARICAMENTO...