Cos’è rimasto della Collana Viola Einaudi?

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12 dicembre 2014

Per i ragazzi che negli anni Settanta studiavano all’università, quelli erano solo dei semplici volumetti dall’austera grafica viola con il titolo in un rettangolo bianco, che trattavano argomenti di antropologia, psicologia e religione allora quasi sconosciuti al pubblico italiano.

Ma al suo apparire, nel 1948, in un mondo che stava uscendo faticosamente dal dramma della seconda guerra mondiale, la collana di studi religiosi, etnologici e psicologici dell’Einaudi, detta da tutti Collana Viola, fu come un terremoto per la cultura italiana di quegli anni.

Autori come Karl Kerényi, con Figlie del sole,Miti e Mister e Prolegomeni allo studio scientifico della mitologia, scritto in coppia con Jung, Vladimir Jakovlevic Propp con il suo testo fondamentale Le radici storiche dei racconti di fate, Bronislaw Malinowski con Sesso e repressione sessuale tra i selvaggi, James George Frazer e l’importantissimo Il ramo d’oro: studio della magia e della religione, Mircea Eliade con Tecniche dello yoga e Trattato di storia delle religioni, per non dimenticare l’italiano Giuseppe Cocchiara con Il paese di Cuccagna e altri studi di folklore e Storia del folklore in Europa, hanno segnato in maniera indissolubile la storia degli studi antropologici italiani degli anni Cinquanta, aprendola anche alle influenze di grandi personalità europee e statunitensi.

Ma com’era nata la collana viola e chi ne erano stati gli ideatori?

Facciamo un passo indietro: nel 1945, in una Roma appena liberata dagli alleati, Cesare Pavese, scrittore e collaboratore assiduo di Giulio Einaudi nell’omonima casa editrice, inizia un lungo scambio di lettere con Ernesto De Martino.

Chi era De Martino e come mai Pavese lo stava cercando con insistenza?

Nato a Napoli nel 1908, De Martino si era formato alla scuola filosofica e politica di Adolfo Omodeo, suo insegnante presso l’Università di Napoli.

Dopo aver conseguito la laurea in Lettere nel 1932 con una tesi sulla storia delle religioni, il giovane studioso pubblicò nel 1941 il suo primo saggio Naturalismo e storicismo nell’etnologia, certamente ispirato alle tesi di Benedetto Croce, che aveva detto in più di un’occasione che solo la filosofia storicista avrebbe liberato gli studiosi italiani dal loro naturalismo.

Mentre le tesi del libro destavano grande scalpore negli ambienti intellettuali di Napoli, De Martino si avvicinò al partito comunista e nel frattempo cominciò a lavorare a Il mondo magico: prolegomeni a una storia del magismo, che sarebbe diventato uno dei testi più importanti nella storia dell’antropologia italiana.

E fu proprio mentre Il mondo magico si stava avvicinando alla sua conclusione che, nel 1945, De Martino ricevette la prima lettera di Pavese sull’idea di una collana dedicata all’antropologia e allo studio della psicologia e della religione per l’Einaudi.

Anche se provenivano da mondi molto diversi tra di loro, Pavese e De Martino cominciarono subito a lavorare a un primo catalogo di testi da pubblicare nella collana, come dimostra il carteggio tra i due studiosi.

Inoltre a De Martino e Pavese si unì un giovanissimo Giuseppe Cocchiara, che stava lavorando ai suoi fondamentali saggi sulle tradizioni popolari europee.

Finalmente, nel 1948, venne pubblicato, come primo titolo della collana, proprio quel Mondo Magico che aveva tanto impegnato nel corso della guerra De Martino.

Inizialmente non solo la collana ebbe un ottimo riscontro come vendite, ma anche i rapporti tra Pavese e De Martino furono molto buoni, anche se a volte le scelte del secondo, sempre tese verso l’antropologia e la religione, erano molto criticate dal primo, più interessato ai testi di psicologia moderna.

Ma la frattura si allargò sempre di più, fino a diventare insanabile dopo la svolta di Pavese verso il mito, iniziata nel 1947 con i Dialoghi per Leucò e continuata con La luna e i falò, che ebbe dei riflessi anche nella sua attività editoriale.

De Martino si sentì tradito da quello che ormai considerava un amico e un prezioso collaboratore e da quel momento i suoi rapporti con Pavese furono sempre più freddi e formali.

Il 31 agosto del 1950, dopo pochi giorni dal suicidio di Pavese, De Martino scrisse una lettera a Giulio Einaudi chiedendogli del destino della collana, dimostrando tutta la sua indifferenza per la morte dello scrittore piemontese.

Solo dopo alcuni mesi vennero pubblicati i volumi che erano stati progettati da Pavese poco prima del suo suicidio, anche se ormai De Martino non era molto interessato a un noioso lavoro editoriale e aveva lasciato tutto nelle mani di Paolo Boringhieri, fidato collaboratore di Einaudi e fondatore delle Edizioni Scientifiche Einaudi. 

Infatti dal 1951, dopo aver conseguito la libera docenza in Etnologia a Roma, De Martino aveva iniziato a lavorare a una serie di spedizioni nel sud Italia.

Ai viaggi dello studioso avrebbero partecipato psicologi, documentaristi, antropologi, musicologi e studiosi della storia delle religioni, e ne sarebbero nati libri fondamentali come Morte e pianto rituale, La terra del rimorso e Sud e magia, dove sono analizzate da un punto di vista eziologico e antropologico tradizioni dei popoli di quelle regioni, come il canto funebre e il rito del ballo della taranta in Puglia.

Rimasta orfana dei suoi ideatori, la collana viola venne divisa in due tronconi, da una parte i testi di psicologia furono inglobati nella collana azzurra di Einaudi, curata da Cesare Musatti, mentre quelli di religione e antropologia vennero via via rimpiazzati dai saggi sul folklore italiano ed europeo, rappresentato da Cocchiara, oltre che da un nutrito numero di ristampe.

Nel 1957, terminate le sue spedizioni nel Sud Italia, De Martino tornò a collaborare con Boringhieri, che aveva appena fondato la sua casa editrice, dove erano confluiti i testi della collana viola, ma un anno dopo prese la decisione di rompere tutti i legami con il mondo dell’Einaudi e dei suoi collaboratori.

Dopo un lungo periodo di ristampe e di titoli di autori italiani, la storica collana chiuse i battenti nel 1967 con Il sacro e il profano di Mircea Eliade.

Ma fino alla sua morte, avvenuta nel 1965, De Martino non perse la speranza di rifondare la storica collana, come dimostrano i suoi carteggi.

Infatti nel 1959, dopo aver fallito con la Mondadori e Feltrinelli, lo studioso propose a Giulio Einaudi una nuova collana viola, che avrebbe avuto un approccio più antropologico.

Con la collaborazione di Brelich e Gnoli, che avevano lavorato con Boringhieri, De Martino studiò a lungo un catalogo di titoli da pubblicare nella nuova collana, che vedevano autori come Max Weber, Hegel e lo stesso De Martino con La fine del mondo.

Ma il progetto alla fine non si concretizzò, anche a causa della morte di De Martino, e gran parte dei testi venne inglobata nella Nuova Biblioteca Scientifica Einaudi, lasciando dietro di se solo un profondo rammarico per quello che avrebbe potuto essere. 

Oggi, in un periodo storico che forse vede la nascita di collane effimere e spesso destinate a essere di nicchia o chiuse troppo presto, si sente la mancanza di un fervore culturale che metta alla prova talenti e personalità cosi diverse tra di loro.

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CAT: Letteratura, Storia

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