Filippo
Cusumano

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Laureato in giurisprudenza, ha svolto ruoli di responsabile del personale in varie unità organizzative ed è stato responsabile della formazione manageriale e delle politiche di sviluppo in Telecom Italia. Vive a Venezia.

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Ultimi commenti

Pubblicato il 04/04/2020

in: The crown diaries / 3

L'importante è che Venerdì resista resista resista (come diceva nel secolo scorso un Borrelli diverso da quello che ci intrattiene ogni sera)

Pubblicato il 04/04/2020

in: The crown diaries / 3

L'importante è che Venerdì resista resista resista (come diceva nel secolo scorso un Borrelli diverso da quello che ci intrattiene ogni sera)

Pubblicato il 31/12/2017

in: Le pagelle dei partiti

Ci vorrebbe un'operazione tipo "Liberi e uguali" : si crea un bel simbolo su sfondo bianco (rosso, azzurro o verde no per non creare confusione rispettivamente con Grasso, Berlusconi e Salvini) accanto a quel simbolo (magari potrebbe essere un cigno che nuota sereno in uno specchio d'acqua) si mette in grande il nome di [...] GENTILONI e in piccolo il nome del partito (pd). Lo slogan potrebbe essere una cosa alla Nanni Moretti : CONTINUIAMO COSÌ, FACCIAMOCI DEL BENE.

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Pubblicato il 17/08/2017

in: Cara Palombelli, anche Giulio Regeni senza coraggio?

Sono della generazione della Palombelli. Ma non posso che stare dalla tua parte, anche io, salvo pochissime eccezioni, non ne posso più della superficialità, della pochezza, della supponenza di molti dei giornalisti della mia generazione. Riciclano se stessi e la propria visione ombelicale dell'esistente e danno per scontato che le loro elucubrazioni risultino ancora interessanti solo [...] perchè qualche loro sodale o "compagno di calcetto" li invita ancora in tv (con relativo gettone di presenza) a sparare le loro fregnacce.

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Pubblicato il 12/05/2017

in: La violenza commessa da un profugo? Per Serracchiani è più grave

Condivido quello che dice Alfio Squillaci. Mi piace il termine reductio ad Salvinum. Salvini specula sulle insicurezze degli italiani, dilatando spesso la dimensione dei problemi che riguardano la gestione del problema dell'accoglienza. Ma ci sono due modi per affrontare quella insicurezza : il primo è negare che abbia fondamento, esibendo le statistiche dei reati commessi [...] in Italia che presentano un attenuarsi dei fenomeni di piccola criminalità. Il secondo è prendere atto che quella statistiche non servono a scalfire la paura e la diffidenza dei cittadini. Nel primo caso chi governa assume impropriamente il ruolo un po' paternalistico dell'educatore : "Voi avete paura, ma vi dico che vi sbagliate, fidatevi di me". Nel secondo caso chi governa prende democraticamente atto del prevalere di quel sentimento e cerca di dare delle assicurazioni concrete. Senza isterismi e atteggiamenti di stampo xenofobo, ma dimostrando che si applicano con rigore leggi e regolamenti. Sottolineare, come è accaduto in questo caso, che il diritto all'accoglienza o all'asilo non esonera dal rispetto delle leggi, fino al punto che nei casi più gravi, quell'accoglienza o quell'asilo possono essere negati, mi sembra appartenga alla seconda categoria di risposte. Immaginare che un governo di sinistra possa o debba darne di diverse è non solo sbagliato, ma anche controproducente per chi speri, come me, in una sinistra non condannata alla marginalità dal suo elitarismo.

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