Il pericolo “REVENGE PORNO” e i rimedi di Facebook

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24 maggio 2018

È inutile nascondersi dietro al dito. Facebook è ormai uno strumento troppo potente, ne siamo pervasi e chi non è presente, sembra quasi escluso in parte da un mondo che sembra più reale di quello tangibile, perdendo totalmente le caratteristiche del “virtuale”. Affrontiamo oggi un problema che viene tenuto molto in considerazione dagli analisti della sicurezza del social più attivo al mondo. Il problema va sotto in nome di “REVENGE PORNO”.

Dopo aver affrontato lo scandalo dei dati rubati agli utenti, Facebook corre hai ripari per evitare una serie di azioni legali per la mancata protezione di foto esplicite e/o contenuti privati.  Si è attivata, in alcune parti del mondo dove il problema è veramente rilevante, chiedendo agli utenti di inviare, tramite Messenger, foto sessualmente esplicite che potrebbero creare disagio o imbarazzo in modo da tutelarli contro eventuali vendette da parte di ex compagni che ne siano in possesso.

Il progetto è in fase di test, l’intenzione di Facebook è quella di tutelare gli utenti sulle diverse app, Messenger e Instagram comprese, impedendo che le foto più intime vengano caricate da malintenzionati. Ma chi di noi, d’altronde, si fiderebbe di inviare ad un social network le nostre immagini più riservate?

Intanto sembra essere una scelta obbligata per chi invece lo ha già fatto, anche per attirare un partner o condividere con il proprio un momento di intimità e di seduzione. Il sistema dovrebbe funzionare in questo modo, tutelando la privacy: «Facebook non salva la foto, ma il link interno contenuto nella foto che viene inviata dall’utente e lo classifica come riservato, impedendo così a chiunque di diffondere quell’immagine».

Ci troviamo quindi non solo ad avere a che fare con cyberbullismo, ma qualcosa di molto più pericoloso, quasi come compiere un delitto in chiave virtuale, distruggendo la dignità delle donne e procurando loro enormi problemi affettivi, di lavoro e identitari. Ex mariti e fidanzati che pubblicano su portali dedicati foto intime, se non del tutto senza veli, delle proprie ex mogli, ex partner o di vecchie compagne, contenuti accompagnati molte volte da un’incredibile quantità di elementi identificativi.

La richiesta è sempre molto semplice: “Mandami una foto, fammi vedere che ti fidi di me…”, si cede alle richieste del partner, a volte conosciuto in Rete, acconsentendo a farsi immortalare nuda in una serie di foto. Le stesse foto che dopo la rottura, possono rappresentare non uno scambio emozionante ma una vera tragedia personale, la diffamazione online è un’arma pericolosa.

Per le vittime di questi abusi digitali gli effetti sono devastanti. Donne che perdono il lavoro o vengono avvicinate mentre sono in giro da sconosciuti che le hanno riconosciute o le seguono da giorni.
Nella società digitale è spesso difficile far perdere definitivamente le proprie tracce, il diritto all’oblio oggi con il nuovo GDPR è una norma fondamentale per la privacy. Ma affidarsi a cause civili basate sulla violazione delle norme legate alla tutela della privacy o, in alcuni casi, alla pornografia non è una cosa semplice, la materia molto complessa e come stiamo vedendo, oggi in grande trasformazione. Intento FB si attiva, per difendersi. Io posso dire di fare attenzione, la prudenza non è mai troppa.

Il capo della sicurezza di FB sta inviando agli utenti un messaggio, di cui riportiamo in parte la traduzione.

Traduzione del messaggio di Antigone Davis, capo della sicurezza globale:
– E ‘ umiliante e devastante quando le immagini intime di qualcuno sono condivise senza il loro permesso, e vogliamo fare tutto il possibile per aiutare le vittime di questo abuso. Ora stiamo collaborando con le organizzazioni di sicurezza in modo che le persone possano inviare in modo sicuro le foto che temono saranno condivise senza il loro consenso, in modo da impedire loro di essere caricate su Facebook, Instagram e messenger.
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Dal Kenya alla Svezia, le donne hanno condiviso le loro dolorose esperienze di apertura degli occhi sul fatto che i loro momenti più intimi siano condivisi senza permesso. Dall’ansia e dalla depressione alla perdita di una relazione personale o di un lavoro, questa violazione della privacy può essere devastante. E mentre queste immagini, anche citate come ” porno revenge ” o ” pornografia non consensuale,” danneggiano persone di ogni genere, età e orientamento sessuale, le donne sono quasi due volte più probabili degli uomini da prendere di mira.
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Le persone che si preoccupano che qualcuno voglia fargli del male condividendo un’immagine intima può caricarlo in modo proattivo per impedire a chiunque altro di condividerlo su Facebook, Instagram o messenger:
– chiunque teme un’immagine intima di loro potrebbe essere pubblicamente in grado di contattare uno dei nostri partner per presentare un modulo
– dopo aver inviato il modulo, la vittima riceve un’e-mail contenente un link di caricamento sicuro, una volta
– la vittima può usare il link per caricare immagini che temono saranno condivise
– solo alcuni membri appositamente formati del nostro team di sicurezza delle operazioni comunitarie si il report e creerà un’impronta unica, o hash, che ci permette di identificare i futuri caricamenti delle immagini senza averne copie sui nostri server
– una volta creato questi hash, si avvisa la vittima via e-mail ed elimina le immagini dai nostri server – non oltre sette giorni
– memorizza i valori hash in modo che ogni volta che qualcuno prova a caricare un’immagine con la stessa impronta digitale, possiamo bloccare la visualizzazione su Facebook, Instagram o Messenger. Questo è un passo per aiutare le persone che temono un’immagine intima saranno condivise senza il loro consenso.

TAG: monica mandico, revenge porno
CAT: Media

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