La musica bisestile. Giorno 309. Alice & Ellen Kessler

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6 Febbraio 2019

Molto prima di Edwige Fenech, le gambe sognate da tutti gli italiani. Ma anche due sorelle sopravvissute ad un incubo e ad una guerra che le ha viste tra i perdenti, che hanno dovuto usare la loro avvenenza per sopravvivere

LE GEMELLE KESSLER A STUDIO UNO

 

Io ci sono stato, a Nerchau, che non è più un paesino di agricoltori, come era nel 1936, ma una periferia di Lipsia, con le strade coperte dai sanpietrini tipici della Germania Est, smozzicati e irregolari, e le case con l’intonaco grigio e dimesso. Era inverno, ed anche senza neve a terra Nerchau era triste da morire. Quando, nel 1945, a Lipsia arrivarono i soldati russi, le ragazze bionde e giovani venivano nascoste e, se possibile, fatte scappare. Ancora oggi nessuno sa dove vennero nascoste le due bambine di nove anni, ma la paura, il dolore e la fame c’erano eccome.

“Le gemelle Kessler a Studio Uno”, 1966

Le biografie ufficiali iniziano da quando le due gemelle hanno 11 anni e, siccome sono più alte di tutte le compagne, vengono mandate ad un collegio del Teatro dell’Opera di Lipsia (un edificio imponente e moderno all’entrata della città vecchia, ad Augustusplatz), dove imparano a cantare e ballare per partecipare ai cori ed ai gruppi danzanti del Ministero della Cultura della DDR. Ma loro scappano e finiscono a Düsseldorf, dove hanno una zia che, avendo fatto parte dei gruppi di donne che, dopo i bombardamenti, avevano lavorato come schiave per salvare i mattoni ancora utilizzabili, e quindi aveva avuto diritto ad un appartamento di 40 metri quadri nei palazzoni della prima ricostruzione.

A Lipsia la fame era troppa. A Düsseldorf danzano, scosciate, al Palladium, dove si accalcano soldati delle truppe di occupazione e burocrati della nascente Germania Ovest – uno schifo. A 18 anni, non appena acquisiscono il diritto di avere un documento di identità, scappano e vanno a Parigi, dove trovano subito lavoro come ballerine al Lido. La polizia politica le segue e chiede loro di esibirsi al Festival dell’Eurovisione del 1959, che si rivela il loro grande colpo di fortuna: incontrano u n gruppo di impresari italiani che le portano a Milano e poi a Roma. Di questi primi 23 anni di vita di queste ragazze non si sa nulla, loro non hanno mai voluto dire nulla, e per tutta la vita eviteranno di parlare di politica o di qualsiasi argomento delicato.

Nerchau tra la Prima e la Seconda Guerra Mondiale

Penso a tutto questo con grande tenerezza e mi sento d’accordo: qualunque cosa brutta sia accaduta, era impossibile evitarla, ed allor l’importante era restare vivi ad ogni costo. Cose che, per il pubblico italiano, che le venerava come ha più tardi venerato Edwige Fenech, è incomprensibile. Semplicemente, loro erano talmente diverse ed esplosive e piene di algida freschezza, che nessuno ci avrà mai pensato, credo. Del resto, il circolo costituito dal regista Antonello Falqui, il coreografo Don Lurio ed il direttore d’orchestra Gorni Kramer le voleva sempre, in ogni spettacolo, e loro hanno guadagnato bene in modo assolutamente rispettabile, e vivevano con due attori famosi e seri come Enrico Maria Salerno ed Umberto Orsini.

Quando nacque la TV volgare, loro tornarono a lavorare tra la Germania e la Francia. Oggi, in tutta Europa, sono tra le artiste più serie, più stimate, più amate ella loro generazione. Oggi, anche noi italiani siamo cambiati, e possiamo trovarle intelligenti e spiritose, le loro gambe lunghissime non ci fanno più impressione, e quando parlo di loro, ovviamente, penso a tutta quella generazione straordinaria di artisti che, tra il 1955 ed il 1975, rese l’Italia un Paese profondo e fecondo, serio ed allegro, furbo e colto, sbarazzino e consapevole.

Düsseldorf alla fine della Seconda Guerra Mondiale

Loro, di quel mondo, sono indiscutibilmente state delle colonne, e le loro canzoni, ne sono certo, ascoltandole vi torneranno subito in mente, e magari vi faranno venire una lacrimuccia, come accade a me. E se vi capita, cercate il video di Beatrice Damiani e Sara Pedron, due donne straordinarie del Centro Khorakané di Padova, che cantano e ballano il Dadaumpa. Vedrete che, di fronte a quell’allegria, di origine tanto triste e spaventosa, siamo ancora tutti legati, fratelli e sorelle di un unico mondo di sogni ed aspirazioni.

 

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