La musica bisestile. Giorno 320. Brian Eno

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11 febbraio 2019

Lo scienziato musicale Brian Eno, colui che ha cambiato la storia musicale di Briano Eno, dei Roxy Music, dei Talking Heads e tanti altri, alla prova dei suoi dischi solisti

BEFORE AND AFTER SCIENCE

 

Brian Eno ha sempre detto di sé stesso di essere riuscito ad influenzare, ed in parte a cambiare la direzione dello sviluppo della musica popolare, perché non è un musicista, ma un ingegnere del suono. È considerato uno degli inventori della cosiddetta musica “ambient”, e di quella new age. Considera la melodia (spesso) una debolezza e considera capolavoro ciò che crea suggestione usando suoni, ma tralasciando concatenazioni usuali (quindi il blues e la musica folclorica sopra a tutto) ed impiegando invece le frequenze secondo le teorie scientifiche, dalla scala naturale a quella diatonica a Bach ed altre teorie, che paragonano l’effetto del suono nell’essere umano alla disposizione degli atomi d’acqua se esposti alla vibrazione di una determinata nota.

“Before and after science”, 1977

Brian Eno sperimenta le frequenze, non scrive brani. Così facendo ha introdotto una grande ricchezza di armonie poco usate (o forse mai), insieme al musicista e compositore Philip Glass esplora e riscrive sinfonie partendo dalle assonanze diatoniche della melodia, sicché, se ascoltate la loro versione orchestrale di “Heroes”, che loro hanno scritto insieme a David Bowie, non riconoscete nulla, salvo poi sorprendervi, se provate a cantarci sopra, che la linea di canto di Bowie si integra ad incastro nella suggestione tonale scritta da Glass e revisionata da Brian Eno. Per questo motivo, se tu vai con una canzone da Brian, lui te la scompone, la ricompone, ti ci fa cantare sopra e tu non riconosci più nulla. La sua bravura indiscutibile consiste nel riuscire ad ottenere effetti particolari senza usare necessariamente l’elettronica, ma magari soltanto un’accordatura diversa degli strumenti.

Se ascoltate i brani che ho scelto, ci riconoscerete delle sequenze o persino delle melodie delle band con le quali ha suonato, dai Roxy Music agli Ultravox ed ai Talking Heads, da King Crimson (e Robert Fripp) a David Bowie, con cui ha scritto la famosa trilogia berlinese. Il punto di partenza è sempre lo stesso: la musica è la somma di matematica + passione, e la passione è misurabile algebricamente con le vibrazioni. Per uno che si era laureato in cibernetica la musica diventa anche uno studio parallelo su come dare sentimenti ai robot – un altro degli argomenti su cui Brian Eno lavora da decenni. Il suo cognome deriva da Hinault, un tipico cognome ugonotto, che in Inghilterra è stato anglicizzato in quel modo. La sua è una famiglia di intellettuali benestanti, gente di scienza e snobismo, che spinge i quattro figli (Brian è il secondo) a fare cose che spostino in avanti il cammino dell’umanità.

Per capire, Brian Eno è l’autore dei suoni dei computer Microsoft, è lui che ha scelto i vari ping e pong che la macchina fa quando la sollecitiamo. Brian si occupa ora di quella che lui chiama “musica generativa”, ovvero musica composta dalle macchine, seguendo alcuni dettami dati dall’uomo, e sviluppandosi all’infinito, senza mai ripercorrere le strade già compiute in precedenza. Sicché ha influenzato profondamente artisti come Peter Gabriel, e negli ultimi anni ha iniziato anche a realizzare installazioni, sistemi di luci, qualunque cosa si basasse sull’armonia delle vibrazioni e quindi sulla musica come prodotto della natura, non più dell’uomo. Al di fuori di questo, è un aperto sostenitore della frazione di sinistra del Labour Party e, quindi, di Jeremy Corbyn, il suo migliore amico è Terry Gilliam dei Monty Pithon, ed è sposato da 30 anni con la mamma dei suoi figli, Anthea Norman. Già benestante di famiglia, ha insegnato all’università fino ad un paio di anni fa, quando è andato in pensione (ha 70 anni) e vive in campagna, a 30 minuti di treno da Londra, una vita serena ed invidiabile.

 

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CAT: Musica

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