Il coronavirus cambierà la nostra idea di politica

10 Marzo 2020

Un paio di giorni fa mi hanno chiesto, in qualità di sociologo, se nonostante tutto (le vite perdute, i disagi sociali, la crisi economica che verrà), il coronavirus – nel suo tragico passaggio – stia lasciando anche tracce positive.

Un po’ ce ne sono, indubbiamente. Prima di tutto l’abbassamento del tasso di inquinamento, in particolare nelle grandi città; quello che nessun movimento ambientalista era riuscito a fare, in anni di inutili tentativi, al virus è riuscito in poco tempo. Certo, purtroppo non possiamo beneficiarne a sufficienza, costretti a rimanere nelle nostre case. Ma l’aria è più pulita e, almeno per questo, riusciamo a respirare meglio.

Abbiamo poi avuto il deciso incremento del telelavoro (home-working, da alcuni chiamato impropriamente smart working), che potrebbe far nascere forme di collaborazione tra cittadini e aziende inedite anche nel futuro e, tra l’altro, contribuire anch’esso ad abbassare le polveri sottili.

Un terzo aspetto, forse più psicologico, è emerso: una maggior consapevolezza della nostra fragilità, della nostra caducità. La fiducia nei passi da gigante della medicina, il significativo miglioramento nella lotta contro il cancro e altre malattie, l’aumento dell’età media di vita, tutto questo e altro ancora ci proiettava facilmente verso l’idea di una sorta di immortalità. E’ bastato poco a farci rendere conto che non tutto è così sicuro, che il nostro rapporto con l’ambiente e con la natura può essere rimesso in discussione in pochi giorni. Forse ancor più di Greta, il corona ci ha instillato giusti dubbi sul futuro prossimo.

E la politica? Ha avuto qualche effetto anche sul mondo politico, o sul nostro modo di relazionarci con la politica? Forse un poco sì. Non tanto sulle tendenze di voto, che non sono mutate in maniera significativa da un paio di mesi a questa parte: Lega sempre intorno al 30%, Pd intorno al 20%, decrescita dei 5 stelle e crescita della Meloni, che tenta di insediare il terzo posto ai pentastellati.

Nemmeno gli attori politici sono mutati, se non forse nelle ultime ore. Sempre pronti a polemizzare, a scontrarsi sulle piccole cose, con una collaborazione scarsa sui grandi eventi epocali come quello che stiamo vivendo.

Quello che sta cambiando, nei cittadini-elettori, è l’idea che la politica non sia la piccola guerra di posizione, l’immigrazione è mia, il reddito di cittadinanza è tuo, l’economia è mia mentre la sicurezza è il tuo campo di raccolto. Ma che la politica debba essere al servizio della popolazione, debba dirigere i grandi eventi e deve farlo in maniera unitaria, per il bene del paese.

Passata la tempesta coronarica, gli elettori chiederanno sempre più ai partiti e ai politici un progetto più ampio, una visione più chiara e strategica di dove sta andando il mondo, nella speranza che qualcuno sia pronto a fronteggiarne i problemi e i rischi che derivano dalle scelte che si compiono.

E che ognuno si prenda carico di queste scelte, sapendo che si verrà giudicati dalla capacità di indicare un percorso fattibile per la nostra società futura, che ora abbiamo finalmente capito essere altamente fragile, e complessa.

TAG: "politica", coronavirus
CAT: Partiti e politici

2 Commenti

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  1. evoque 7 mesi fa

    Secondo me, è un po’ presto per capire se la politica – intesa come politici e cittadini – subirà dei cambiamenti, o magari perfino degli scossoni da questa grave vicenda. Forse anche i più ottusi capiranno che fare tagli lineari nella sanità pubblica è auto-lesionismo. Forse si capirà che incentivare la sanità privata non è cosa buona e giusta.Forse anche i più ottusi capiranno che il loro particulare contrasta con il senso della collettività. Forse anche i più ottusi capiranno che il senso civico è un qualcosa che torna a vantaggio di tutti.Che populismi sovranismi e corbellerie varie sono solo delle maschere che politici cialtroni indossano per nascondere che in realtà a loro interessa esclusivamente il loro particulare.

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  2. uldio-calatonaca 7 mesi fa

    È Corona Virus perché Incorona l’inizio di un tempo nuovo.
    Si chiama coronavirus non per la struttura del virus ma perché “incorona” una modalità di vita nuova sul pianeta. Adesso non lo sappiamo però qualsiasi studente dei prossimi secoli troverà, in qualunque banale spiegazione, il 2020 indicato come l’anno che mette una corona sulla testa di un mondo nuovo.
    Ogni schema sintetico riporta: 2020, fine della Società di Massa, che per l’esattezza però era già finita e dunque fine della Società di Gruppo e avvio, Incoronazione, della Società Duale.
    È incoronata in quel momento la Società Duale, che molti chiamano anche Società a Distanza.

    Parliamo di cose semplici e assodate; lo vediamo benissimo dai resoconti del futuro.

    Cosa accadde quell’anno, il ventesimo anno del terzo millennio? Inaspettatamente una delle tante viremie si innescò a catena in quei rudimentali mezzi d’informazione e in quei proto sistemi di comunicazione digitale (v’erano tre tipi di mezzi di comunicazione: i mass-media, i social-media e i mezzi personali di comunicazione). Si creò una tipica sindrome AEA, Algoritmo Esponenziale Automatico, per cui nell’affrontare un problema si creano difficoltà esponenzialmente maggiori al problema stesso. È stato chiamato l’AEA di Wuhan.
    La paura , il panico, avevano non soltanto irretito l’intera comunità mondiale ma aperto una crisi economica e sociale tremenda. La risposta è nota a tutti, lo si evince dalle enciclopedie virtuali o dagli e-sunti di ogni studente già a fine secolo. Nel 2020 hanno iniziato a fare lezioni universitarie e poi scolastiche in videoconferenza, partite di calcio a porte chiuse (e Tv aperte), telelavoro e consegne di merci a domicilio. Sempre più la tecnologia e le decisioni politiche diffusero al massimo sia il telelavoro che le consegne di merci agli utenti nelle case o nei locker, i punti ritiro self-service che si diffusero enormemente. In poco tempo, parimenti, si avviò una capillare organizzazione dei droni che portavano di tutto a domicilio.

    È da allora che, direbbe ancora lo studente del futuro, abbiamo iniziato a spostarci solamente per relazioni personali, quasi sempre interessate da due persone o poco più; insomma è da quei tempi che in pratica ci muoviamo fisicamente solo per incontri molto privati, ossia per incontri familiari amorosi, sessuali, ed amicali.

    Incominciò quindi l’era degli sciami di droni. Nugole, fiumane aeree di droni silenziosi, di ogni forma e dimensione, che non si urtano tra loro e non si fracassano sugli ostacoli da quando hanno installato impostazione di rotta ed auto-radar. Droni diurni e notturni che portano e prendono veramente di tutto e dappertutto, arredano i cieli da quel periodo.

    Si stabilisce per convenzione storiografica che in quegli anni è iniziata la Società a Distanza.

    Assistenza medica alimentare e burocratica, nonché tecnologica e di manutenzione, è fatta con droni annessi a robottini teleguidati da specialisti. Non solo, mentre l’intrattenimento “da remoto” era già un settore avanti – musica, fiction, cinema, dibattiti, giullari, videogiochi interattivi e documentari storici e di viaggio già arrivavano nelle case – per altre attività ci fu un balzo incredibile.
    Dice ancora quel famoso studente futuro, ci sono fonti scritte audio e video; gli umani di quegli anni ’20 del XXI secolo si stupirono tanto. Ora che siamo nel XXII secolo noi ci sorridiamo per tanti motivi. Intanto per dirne uno, da metà secolo noi ci spostiamo col teletrasporto umano però dovremmo capire che a quei tempi la gente si muoveva ancora … di persona! In quell’inizio XXI secolo la terra era piena di automobili, così le chiamavano anche se di automatico avevano ben poco e le guidavano, a vista e manualmente, delle persone fisicamente posizionate all’interno. Addirittura per muoversi c’erano anche cose dette motociclette: due sole ruote che andavano tenute in movimento e in equilibrio al contempo.

    Il telelavoro divenne presto assoluto; dare servizi e fabbricare prodotti, palazzi o strade, tutto venne curato da ditte in intranet con manager e dipendenti da casa e robot in produzione.
    Furono però i nuovi tele-mestieri a destare scalpore. Oggi un tele-idraulico è normale ma a quel tempo fu una rivoluzione. Medici manutentori cuochi e appunto idraulici impararono in quell’epoca a lavorare “da casa – a casa”. Stando nelle loro case inviano, a richiesta, il drone che porta il minirobot che lavora nelle case dei clienti. Collegato via telecamera il robot interviene con manine meccaniche pinzette e attrezzi manovrati dagli specialisti a distanza effettuando ogni mansione. Riparano tubi, cucinano e fanno pulizie, giardinaggio e perfino visite mediche ed operazioni quali suture, trapianti o massaggi riabilitativi.
    I controlli pure avvengono in robot perché, ovviamente, anche i crimini sono commessi da lontano con droni illegali e non autorizzati che irrompono nei luoghi per rubare o delinquere e con programmi pirata che entrano nei depositi bancari ed azionari e a ciò le forze dell’ordine si sono adeguate. I poli-droni sono condotti da poliziotti a distanza che dopo il mandato o l’autorizzazione, depositato nei file del digital-tribunale, entrano d’improvviso nelle case e osservano perquisiscono verificano ed eventualmente arrestano. L’arresto pure è a distanza: una camicia blindata viene incapsulata al reo che resta legato e bloccato temporaneamente, se poi il video processo conferma il reato, è avvinghiato e limitato per il tempo della pena.

    Ci furono in quell’epico 2020, da subito, partite sportive concerti e spettacoli a porte chiuse e teletrasmessi; in realtà gli eventi live trasmessi già c’erano e divenne una facile prassi.
    Tale metodo rimase in voga fino all’avvento degli oleo-programmi che permisero le performance “in separazione congiunta”. Cioè quando si sviluppò la tecnica delle orchestre virtuali e delle squadre sportive virtuali dove ognuno suona o gioca da solo e dalla sua residenza pur inserendosi in un contesto di gruppo, grazie agli Inseritori Multipli di Poli Realtà. Gli spettatori vedono in video le squadre di calcio giocare, oppure le formazioni musicali suonare insieme, però in realtà i componenti agiscono ognuno singolarmente dalla propria casa o postazione pur risultando perfettamente inseriti nelle dinamiche di gruppo.

    Tutto da casa, finalmente, solo così la vita è totalmente di ognuno: moderna, libera e piena.

    E le passeggiate le escursioni i bagni al mare, lo sport all’aperto e la natura? Ebbene, ci sono sempre stati in passato e nel futuro i nostalgici e gli appassionati di camminate nei viali, escursioni in montagna, tuffi nel lago e giretti quotidiani col cane. Basta montare una webcam (ed eventualmente montarla al cagnolino) per rimanere a norma di legge e a propria protezione in uno dei tanti programmi di Resoconto Registrato Istituzionale ed il gioco è fatto. Tuttavia, giustamente, hanno più successo sport camminate esplorazioni e nuotate in Realtà Applicata, applicazione meglio gestibile programmabile e senz’altro più emozionante dell’ambiente vero.

    Per concludere, dice lo studente della seconda metà del XXI secolo, quella psicosi incauta irrazionale e tanto temuta di inizio 2020, in quel palindromico anno venti-venti, tutti ora la definiamo positiva. Fu l’alba del bellissimo e silenzioso nostro nuovo “Mondo a Distanza”.

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