La festa del teatro di Franceschini? Cronaca di un flop annunciato

22 ottobre 2016

“È qui la festa?” recitava un refrain di anni fa, con inopportuno entusiasmo, allora come oggi. Il fatto è che oggi, 22 ottobre, dovrebbe essere la “festa del teatro”. Ossia è il giorno dei “Teatri aperti”: iniziativa promossa dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e dall’Agis, Associazione Generale Italiana dello Spettacolo, in collaborazione con Siae (qui le info) .

Dovrebbe essere, ma non lo è. L’idea, tutt’altro che sbagliata del ministro Dario Franceschini era appunto quella di indire una festa che potesse rendere accessibili i teatri italiani anche a quel pubblico normalmente diffidente o che non può permettersi il costo del biglietto. Insomma: teatro gratis per tutti, solo questa sera. Una specie di “Porte aperte”, come nei concessionari di auto quando presentano un nuovo modello.

Il guaio è che il Ministero non abbia stanziato un euro per questa festa. Ed è un po’ buffo: ci sarebbe voluto gesucristo con i pani e i pesci o con otri d’acqua da trasformare in vino per fare un po’ d’allegria.

Invece no: si fa la festa, ma a spese degli invitati. Le famose nozze coi fichi secchi, o l’arrosto freddo di Amleto, da mangiare alle nozze subito dopo il funerale. È la condizione assodata di tante iniziative in ambito teatrale: bambole non c’è una lira, con il rischio conclamato che, a pagarne il costo, siano proprio i lavoratori di settore.

Perché buona parte degli attori e dei tecnici – almeno le formazioni più giovani e meno tutelate – va in scena “a incasso”, che è una formula, spesso capestro, per dire che il compenso non è un cachet fisso, quanto una percentuale sull’incasso della serata. Ora, se la serata è gratuita, il compenso per il lavoro svolto salta. Provate a indire una festa dell’idraulica e chiedere agli idraulici (con tutto il rispetto) di lavorare gratis un giorno e vedrete l’effetto che fa.

La proposta, insomma – siamo convinti nata in buona fede – si è scontrata con la realtà di un teatro messo in serie difficoltà da una difficile, lunga e complicata fase di trasformazione voluta per decreto proprio dal Ministro.

Nella non facile gestione di questa transizione, allora, capita che i teatri non sappiano ancora quali siano i contributi per il 2016: siamo a ottobre, le attività sono abbondantemente iniziate, e dei finanziamenti pubblici non c’è neppure l’ombra (pare si sappia qualcosa a giorni).

Naturale, quindi, che mentre in tanti si chiedano come arrivare a fine mese, in pochi abbiano voglia di festeggiare. Così all’invito del Mibact hanno risposto proprio in pochini.

Sul sito del ministero dicono oltre 100 teatri, che potrebbe essere pure un dignitoso risultato, non fosse che solo a Roma, ad esempio, gli spazi teatrali sono una ottantina.

E il resto?

Quelli dell’Associazione Facciamolaconta, agguerrito gruppo di oltre mille attori e attrici che rivendicano una maggiore tutela e attenzione per la categoria, si sono presi la briga di telefonare a tutti o quasi i teatri d’Italia, per capire quali fossero le iniziative per l’attesa Festa del Teatro. Tra chi non ne sapeva nulla e chi dava imbarazzate risposte interlocutorie, si è scoperto che pure le adesioni sono abbastanza diverse per modalità. Se due sole strutture hanno dichiarato apertamente, motivando, la loro non adesione – Ert di Modena e Eliseo di Roma – altri hanno trovato mezze soluzioni, che sembrano più approntate per non scontentare nessuno, che non per reale convinzione.

C’è chi è proprio chiuso e non fa programmazione; chi organizza attività collaterali (cori e concertini) e chi fa omaggi alle associazioni di volontariato della città (come lo Stabile di Genova). C’è chi offre una visita gratuita al teatro su prenotazione (il San Carlo di Napoli o il Comunale di Modena) e chi dà ingresso libero alle repliche pomeridiane, lasciando la serale a pagamento. Invece al Piccolo di Milano l’unica recita di oggi, alle 19,30, de Le Donne gelose è gratuita.

Alla Scala, la prova antegenerale delle 10 di mattina è a ingresso libero, mentre al Teatro Argentina di Roma, annunciano la visita-spettacolo “Ve lo faccio vedere io ora il teatro!”, e alle 18 la prova aperta dello spettacolo Ragazzi di vita. Ma ci sono anche strutture che aderiscono in pieno, come il Teatro Nazionale della Toscana, con programma molto articolato che va da conferenza con Zygmunt Bauman, a visite guidate del teatro e del montaggio degli spettacoli, allo spettacolo gratuito in cartellone; e il Teatro Nazionale di Torino, con recite a ingresso gratuito, al mattino e al pomeriggio, di spettacoli che andranno in scena anche la sera a pagamento o con accesso gratuito alle prove di una produzione e visite guidate del teatro Carignano. Al Verdi di Padova c’è una conferenza gratuita di Sgarbi mentre al Goldoni di Venezia le porte sono aperte per il montaggio di uno spettacolo. Ci sono altre proposte qua e là per l’Italia, non sto a riportarle tutte, ma il clima è questo.

È tanto? È poco? Non so, ma la festa non sembrerebbe, a occhio e croce, tanto riuscita.

I professionisti riuniti sotto l’egida di Facciamolaconta hanno indetto, l’altro ieri, una conferenza stampa: «Per gli attori e le attrici italiani – hanno dichiarato – non c’è ancora riconoscimento giuridico della professione, per esercitare la quale è pur necessaria una alta specializzazione; non ci sono ammortizzatori sociali, welfare, diritti e tutele. Le condizioni di lavoro sono sempre più precarie, svilenti e sottopagate. Di tutto il FUS, Fondo unico per lo Spettacolo, solo una percentuale residuale, è l’investimento economico sulla nostra categoria. Eppure il teatro senza gli attori e le attrici non potrebbe esistere. Sono solo 100 su più di 2000, come scritto sul sito del Mibact, le sale teatrali in Italia che aderiscono alla Giornata del Teatro del Ministro Franceschini, proponendo al pubblico nella quasi totalità dei casi, non spettacoli gratuiti ma visite guidate in orario mattutino o pomeridiano, per piccoli gruppi di partecipanti, nelle strutture teatrali, raccontate come musei e non come luoghi di cultura viva». E hanno annunciato una mobilitazione nazionale, per oggi, con un comunicato destinato a informare il pubblico sulle condizioni di lavoro e di sussistenza insostenibili della categoria.

Durante la conferenza stampa, poi, la senatrice Alessia Petraglia (di Sel) ha annunciato un’interrogazione parlamentare al Ministro Franceschini, perché risponda su quali risorse economiche il Ministero ha impegnato per la realizzazione di questa giornata, che tipo di partecipazione ci sia stata da parte del mondo teatrale all’iniziativa e, accogliendo le istanze degli attori e attrici di Facciamolaconta la richiesta di un impegno per la definizione giuridica della figura dell’attore (per info: facciamolaconta@gmail.com)

Intanto ieri pomeriggio, al Teatro Stabile di Prato, un convegno ha fatto il punto sulla riforma in atto. Abbiamo raggiunto telefonicamente il direttore, Franco D’Ippolito, che ci racconta il clima dell’incontro: «C’è una nuova consapevolezza da parte della politica, che si è espressa a favore di una nuova legge organica di settore. Quando l’onorevole Roberto Rampi (PD) dice che bisogna uscire dalla normativa “riferita”, ossia che fa riferimento a norme precedenti, ma che occorrono norme specifiche e nuove, dà un segnale assolutamente positivo. Anche la Senatrice Rosa Maria De Giorgi (PD) è sulla stessa linea, pensando a una normativa che consideri “imprese” i soggetti di spettacolo tenendo conto, però, sempre più dei lavoratori di settore: dunque spazio per Tax Credit e Art Bonus, ad esempio, ma anche prioritario chiudere un Codice dello Spettacolo per la primavera 2017. E l’assessore alla cultura e vicepresidente della Regione Toscana, Monica Barni ha ricordato come il patto Stato-Regioni, laddove ha funzionato – anche per quel che riguarda le Residenze – può essere di grande aiuto in termini di sussidiarietà e integrazione nelle politiche culturali per un sistema territoriale efficiente».

Dunque si vede uno spiraglio in fondo al tunnel? Per D’Ippolito le possibilità ci sono: «Anche da parte del Direttore generale, Ninni Cutaia, sono venute parole molto interessanti in merito alla necessaria normativa per Tradizione e Ricerca: anche la tradizione ha bisogno di norme nuove, che possano ridisegnare una architettura generale del sistema». Il direttore dello Stabile di Prato aggiunge, infine, che il «benedetto-maledetto Decreto di riforma deve chiudere il suo cammino nel 2017. Dall’anno successivo servono chiarezza, semplicità e una struttura generale che sappia tenere conto delle specificità, anche territoriali e sostenga realmente i lavoratori dello spettacolo. Mi sembra – conclude D’Ippolito – che le condizioni ci siano per affrontare un percorso con una politica finalmente più attenta».

Allora aspettiamo il 2018 per festeggiare? Forse è meglio…

 

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CAT: Teatro

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