Le leggi contro le violenze domestiche e il loro racconto

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30 gennaio 2017

Un’incredibile benché, se vogliamo, comprensibile visibilità ha avuto nei giorni scorsi la cosiddetta depenalizzazione delle violenze domestiche da parte della Duma. Siamo stati letteralmente sommersi dalle dichiarazioni colme di sdegno di tutti gli organi di stampa, dell’informazione on-line nonché dei nostri contatti su Facebook. Solo poche, pochissime preziose eccezioni ci hanno poi finalmente fornito una lettura più equilibrata della vicenda, che anzi dopo un primo banale approfondimento ha quasi restituito l’immagine di una legge migliorativa dal punto di vista della lotta alle violenze (o forse soprattutto all’eccesso di carcerazione). Si dovrebbe infatti osservare che la Russia sembra essersi avvicinata agli standard europei, depenalizzando appunto soltanto quelle violenze che non hanno conseguenze sullo stato di salute della vittima (in sostanza, quelle che non portano a un referto medico). Insomma la vera novità (e, si badi, generalmente in Europa e anche in Italia è così che funziona) è che al pari di un diverbio avvenuto in un luogo che non sia il domicilio di vittima e aggressore tutte le violenze minori sono state depenalizzate. D’altra parte, un ulteriore aspetto migliorativo consiste nel fatto che anche un precedente di questo tipo, alla seconda occasione, conduce direttamente all’arresto. In sostanza, ragionando forse e purtroppo per assurdo, un ceffone di un marito alla moglie potrebbe portare a una multa salata e a un buon numero di ore di servizi sociali; il secondo ceffone denunciato (attenzione, è su questo dato che forse la Russia fa ancora peggio di altri paesi europei) porterebbe all’arresto. Allo stesso modo, se una sculacciata (diciamo sculacciata non a caso, dopo si arriverà al dunque) di una madre alla figlia non risulterebbe sanzionabile, la seconda sculacciata potrebbe portare all’arresto.
Quasi contestualmente, il 26 gennaio, in Francia il “Conseil constitutionnel a censuré, jeudi, plusieurs dispositions du texte « égalité et citoyenneté », dernière loi importante du quinquennat Hollande”. [Per saperne di più http://www.lemonde.fr/politique/article/2017/01/26/fessee-ecole-hors-contrat-hlm-le-conseil-constitutionnel-censure-des-dispositions-du-texte-egalite-et-citoyennete_5069736_823448.html#4t4KH6rRqWRzC2c1.99]. In sostanza, è fallito il tentativo, peraltro arrivato in Francia con enorme ritardo rispetto alla quasi totalità dei paesi europei, di introdurre finalmente un primo tassello, una prima censura alle botte “educative” riservate ai bambini. Non a caso il provvedimento, inserito appunto in un complesso variegato d’interventi, era stato ribattezzato l’amendement contre la fessée, contro la sculacciata. Emendamento che voleva avere soltanto un valore simbolico ma che è stato ritenuto illegittimo in quanto si caratterizzava per essere un “« cavalier » législatif, c’est-à-dire sans rapport avec l’objet principal de la loi”. Scriveva LeMonde: “La ministre des familles, de l’enfance et des droits des femmes, Laurence Rossignol, avait salué après le vote à l’Assemblée nationale la nouvelle rédaction du Code civil, qui « amplifie le travail de conviction qu’[elle] mène, avec les associations, en faveur d’une éducation non violente », ainsi qu’un « outil indispensable à la prévention de la maltraitance des enfants ». Réagissant à la censure, la ministre a exprimé vendredi sa « grande déception ». « Je suis très choquée que des députés de droite aient déféré ce nouvel article devant le Conseil constitutionnel (…). D’un certain point de vue, ils ont revendiqué le droit de frapper les enfants », a considéré Laurence Rossignol”. Non si trattava certo, insomma, di una battaglia di secondo piano o senza alcuna importanza, almeno nei pensieri di chi si è trovato a condurla.

Senza dare giudizi di merito sull’uno o sull’altro intervento, è piuttosto incomprensibile come una notizia data male possa avere una tale cassa di risonanza mentre un’altra, quasi contigua, non abbia ricevuto quasi alcuna attenzione. Si tratta inoltre dell’ennesimo caso recente in cui anche gli organi ufficiali d’informazione – quelli cui tutti vorremmo appoggiarci in un’epoca di falsi e sciagure – sembrano quantomeno peccare del benché minimo approfondimento di tutte quelle notizie (spesso fotocopia) che potremmo definire mainstream.

TAG: disinformazione, questioni di genere
CAT: costumi sociali, Famiglia

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