Bravo Calitri, bravo. Cronache dallo Sponz Fest, giorno sette

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27 agosto 2017

E festa iniziale fu, in questa edizione dello Sponz Fest, che dovrebbe avere solo un inizio e mai una fine, come tutte le cose belle, come se la rivoluzione che qui si sta provando ad immaginare potesse riuscire a sovvertire anche le leggi della fisica, e quelle del tempo. Ieri nello stadio di Calitri la festa è stata grande, all’allestimento del palco si è lavorato giorno e notte per vari giorni. E per alcuni giorni si è anche trasformato un paese.
Ieri notte alle 3.00 c’era gente che mi chiedeva per strada come si faceva ad arrivare alle grotte, quelle scavate nel tufo, e qui ce ne sono tante. Ma quando mai qualcuno, qui, ha mai cercato con tanto interesse le grotte? E alle 3 di notte in particolare? Due ragazzi dopo avermi ascoltato per due minuti circa nelle mie indicazione minuziose, mi hanno detto ‘forza viola’, e si è compiuta così anche questa ultima rivoluzione di un toscano che è diventato un po’ calitrano, che parla di questi posti come parlasse di casa sua, mentre continua a suonare sempre smaccatamente toscano.

Se potessero interessare i consigli che ho dato ieri su come arrivare alle grotte, posso ripeterle. Da Corso Garibaldi, il corso per eccellenza a Calitri, girare a destra in Corso Matteotti, poi diritto fino al comune, passate sotto l’arco e poi procedete sempre diritto nella parte vecchia del paese, lungo il percorso ci sono almeno tre grotte in cui bere e mangiare. Se cercate la Grotta Lo Priore è al numero 75 di via Berrilli. Ne trovo altri di ragazzi, anche verso l’Immacolata, che mi chiedono come andare nella solita direzione, come arrivare alle grotte. E’ la parte tufacea del paese, quella più affascinante, che ha meritato a Calitri recentemente un gemellaggio con la città di Matera. In un mondo a rovescio la gente dovrebbe arrivare qui tutte le domeniche dell’anno, tutti i sabati pomeriggio, perché ci sono le grotte, si mangia bene, ci sono i barbieri che cantano, i panorami che sognano, la gente che fa stare bene e sa parlare sincopato. Qui amano la vita, come quel nonno di ‘Gatto nero, gatto bianco’ di Kusturica, quello che alle dimissioni dall’ospedale chiama la banda a fare festa per accompagnarlo il giorno delle dimissioni e lascia pure la mancia alla caposala.

“Bella la vita”, urla sempre quel nonno una volta fuori, una volta dimesso dall’ospedale. E’ un allegria tutta balcanica la sua, sdentata, ma sincera. Fatta di poche cose, forse quelle che contano, la compagnia, la musica, ma soprattutto una destinazione. A officiare la festa di ieri un regista che è anche musicista, che è anche provocatore nel senso buono della parola, perché la musica lui la usa soprattutto per provocare, per sfidare tutti i luoghi comuni, per andare all’incontre’r. Un uomo che ha creduto all’utopia di vedere nascere un villaggio, una città a misura d’uomo, che potesse richiamare turisti sulla collina di Mećavnik, conosciuta anche come Küstendorf o Drvengrad. Il villaggio fu fatto costruire da questo regista serbo quando doveva girare ‘La vita è un miracolo’. Sorge a 200 km da Belgrado. Kusturica stesso ha detto di questo villaggio da lui creato ex novo: “Ho perso la mia città (Sarajevo) durante la guerra. E’ per questo che ho voluto costruire il mio villaggio. Porta un nome tedesco: Küstendorf. La organizzerò seminari per le persone che vogliono imparare a fare cinema, concerti, ceramiche, dipingere. Sogno un luogo aperto con una diversità culturale che competa contro la globalizzazione”.

Del concerto di Kusturica & The No Smoking Orchestra ci sono almeno tre immagini che restano nell’occhio. Lui che canta e fa cantare a tutto il pubblico “Do you agree? Fuck you MTV”, che è un inno contro un altro tipo di globalizzazione, quella musicale imposta dalle major discografiche, un inno contro l’appiattimento del gusto musicale a vantaggio del business. Lui che si affianca chitarra in spalla al chitarrista della band, suonano le prime note, che sono quello di Shine on You Crazy Diamonds dei Pink Floyd lasciando credere a tutti che stiano per farne una cover, poi però virano, e lo fanno decisamente, su sonorità decisamente delle loro terre. E per finire lui che invita un gruppo di ragazze del pubblico a salire sul palco e in un pezzo mima uno di quegli istruttori di ginnastica che sembrano fare sempre mosse strane. La fitness mania. Tra le ragazze salite ce n’è una che, nonostante tutto, continua a fumare, e quando arriva il momento di mettersi a terra a fare le flessioni, è l’unica che non si china perché deve finire la cicca. E loro, ironia della sorte, che si chiamano ‘no smoking orchestra’. Ma il fermo-immagine, la scena epica, resta lui che dice “bravo Calitri, bravo”, come se parlasse ad uno invece che a tanti, e come se quei tanti fossero uno.

Dallo stadio di Calitri si vede tutto il paese, che sta lassù, più in alto, in tutto quel suo splendore notturno. A me sembra impossibile che tutto quello che vedo stia succedendo. La gente dietro di me balla, io mentre scrivo alcuni appunti sul telefono ballo, le gambe mi vanno praticamente da sole. Non so quanti sono gli invitati alla festa, ma la festa c’è, la festa è qui. Nel pomeriggio si vociferava di nomi di ospiti speciali, nomi grossi, davvero grossi. Nessuno di essi si è materializzato, forse non ce n’era nemmeno bisogno. Dopo Kusturica sale sul palco anche Vinicio che suona sopratutto la canzoni del suo ultimo disco rivoluzionario, tutto ombre e polvere, accompagnato anche da alcuni musicisti che qui a Calitri sono un’icona. Anche lui suona e fa ballare. Anche lui è un altro utopista, capace di inventarsi una cosa che prima non c’era, un villaggio di gente, quelli dello Sponz, che prima non c’erano, quelli che si salutano alla fine della festa dandosi già appuntamento al prossimo anno, si abbracciano e si scambiano il numero di telefono. Perché ogni paese, ogni villaggio, ogni comunità umana, vive dei propri riti e quelli della gente dello Sponz sono legati al potersi ritrovare per fare anche un po’ di sana baldoria e sapere sempre che “quel che resterà di noi affronterà anche il giorno”.

 

 

TAG: atti unici, avellino, calitri, campania, Cultura, Emir Kusturica, eventi, irpinia, Musica, No Smoking Orchestra, Sponz Fest 2017, vinicio capossela
CAT: Eventi

Un commento

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  1. gianfranco 3 mesi fa
    Tutto bellissimo come ogni anno: le atmosfere, le suggestioni, l'opportunità di nuove scoperte meritoriamente offerte da Capossela e dalla sua meravigliosa comunità. A mio modo di vedere, le "cronache" andavano però completate da un episodio che ha svilito tutto questo: la chiusura di Capossela, da lei sintetizzata con un "Anche lui suona e fa ballare", è stata a dir poco imbarazzante ed avvilente anche, e forse soprattutto, per chi ama e segue Vinicio da sempre. Capossela più che suonare inveiva contro i suoi tecnici audio, un po' per effettivi problemi tecnici e un po', un cospicuo po', perchè forse non era molto presente a se stesso, tanto da mettere a richio l'incolumità degli stessi tecnici che cercavano di venire in suo soccorso: uno di loro ha lasciato il palco, senza più ritornarci, con una mano sulla testa perchè colpito dalla chitarra che il nostro aveva poco prima maldestramente spaccato in preda ad uno scatto d'ira. A testimonianza di ciò, c'era una delle dirette facebook (la quarta) postate dallo Sponz Fest ma, unica tra le dirette pubblicate, la stessa è stata rimossa il giorno dopo. Ma una serata storta può capitare a tutti, può capitare di avere problemi tecnici o di non essere in perfetta forma, e non è propriamente questo che andava a mio avviso sottolineato in una "cronaca". Ne abbiamo visti di concerti di Capossela (personalmente non meno di quaranta) ed abbiamo sempre accolto benevolmente ogni disguido, tecnico o personale. Ciò che invece non andava omesso (volutamente?) in una "cronaca" è che questo stato di cose andato in scena sul palco dello Sponz a cui, nostro malgrado, abbiamo tutti assistito, ci ha svelato un altro Vinicio: non c'era più l'artista ma il bullo di quartire, non più il poeta ma il pirata della strada o quanto di simile l'umana miseria possa sfoggiare. Io e i miei amici ci siamo sentiti a disagio, e così tanti altri vicino a noi che conservavano un briciolo di sobrietà e sensibilità: tanto impegno per essere lì, tanto entusiasmo, tanto investimento... e poi eccolo lì, il re nudo davanti ai nostri occhi, tanto da dirci "ma che ci facciamo qui", "ma chi ce l'ha fatta fare", "ma chi più ci ritornerà qui?". Lo abbiamo vissuto come un tradimento, ed anche il post concerto non è stato più lo stesso che ci eravamo prefigurati; a testimoniarlo una bottiglia di vino, consumata nelle grotte solo per metà, che staziona intrusa nella nostra auto il giorno dopo. Comprendo la difficolta di resocontare tutto questo da cronista embedded, ma quanto meno un accenno al fatto che qualcosa fosse andato storto, che non tutto fosse stato oro che luccica, che il re ad un certo punto fosse nudo, forse i vostri ignari lettori se lo meritavano. Così, in ossequio al dovere (ahinoi fratello minore del diritto) di "cronaca".
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