Old School Society: tutti gli imputati condannati

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15 marzo 2017

Oggi l’ottava sezione della Corte d’Appello di Monaco di Baviera nel processo al gruppo Old School Society, dopo poco più di una quarantina di udienze, ha condannato tutti e 4 gli imputati. I difensori avevano cercato di sostenere che si fosse trattato solo di chiacchiere sconclusionate, i giudici invece hanno accolto la tesi dell’accusa che i 4 abbiano <fondato e partecipato in un’organizzazione terroristica con fini razzisti, antisemiti ed antimusulmani>. Le pene tuttavia sono state complessivamente contenute: tra i 5 ed i 3 anni di reclusione. Decisamente inferiori a quelle suggerite dal Procuratore Generale che aveva richiesto condanne tra 4 anni e 6 mesi e 7 anni. In pendenza dei termini per l’appello, che deve essere preannunciato entro una settimana, la sentenza non è ancora definitiva (per questo qui si omettono i cognomi dei condannati).
L’ex imbianchino Andreas H., già nel 2013 condusse un gruppo Waht’s App da cui propagava le sue simpatie xenofobe. Al più tardi dall’agosto 2014 da esso decollò la chat della Old School Society di cui Andreas H. ebbe il ruolo di presidente. Il nome del gruppo venne scelto da Markus W. che all’inizio era incaricato della sicurezza, ma poi fu elevato a vicepresidente. Entrambi lui ed Andreas H. erano stati iscritti alla neonazista NPD secondo quanto ha riportato la tedesca ARD. Il gruppo si diede uno statuto, preparato dallo stesso Markus W. che a partire dall’ottobre 2014 veniva proposto ai nuovi membri, con la previsione di una quota di iscrizione, sanzioni in caso di inosservanze alla partecipazione delle sedute tri settimanali di discussione, nonché una divisione dei ruoli. L’imputata Denise Vanessa G., amica di Markus W., funse da segretaria con il compito di tenere una banca dati dei circa 30 iscritti. Il coimputato Olaf O., da ella coinvolto nel gruppo, era il portavoce stampa ed era coinvolto nella realizzazione di un’immagine Facebook (tutt’ora esistente, ma non l’originale). Il logo includeva -ha rilevato il giudice Baier leggendo la sentenza – chiari elementi all’iconografia delle Waffen SS naziste cui gli imputati si ispiravano.

Attraverso dinamiche di gruppo, i partecipanti si radicalizzarono e passarono a comunicazioni criptate con il sistema Telegram. Realizzarono altresì due chat separate, una aperta a tutti i soci, che erano poi invitati a cancellare subito le discussioni, ed un “Consiglio segreto” alla quale avevano accesso solo i condannati, pur potendo intervenire sempre anche nell’altra. Il 1° maggio 2015 poi Markus W. e Denise Vanessa G. andarono in Cechia e si procurarono diversi corpi pirotecnici vietati in Germania da cui i giudici si sono detti convinti avrebbero voluto ricavare l’esplosivo per un attentato ad un alloggio per rifugiati. Tempo prima ad un partecipante che dichiarava nella chat di voler uscire dal gruppo perché non vedeva risultati, Denise Vanessa G. aveva risposto che da gennaio 2015 ci sarebbe stata una ristrutturazione che avrebbe portato alle prime azioni. Non avendo però potuto individuare quale fosse il loro obiettivo concreto la Procura Generale nel corso del procedimento ha lasciato cadere quest’ultima accusa. Gli inquirenti erano infatti ormai convinti che il gruppo avrebbe agito in occasione del suo secondo incontro personale effettivo previsto a maggio 2015 (un primo c’era stato nel novembre 2014) nella regione di Borna in Sassonia contro un alloggio per rifugiati, ma nell’area ce n’erano diversi. I partecipanti erano comunque stati invitati ad intervenire senza bimbi, vestiti di nero e ciascuno avrebbe dovuto portare in tasca un mezzo atto ad offendere, è stato evidenziato nella sentenza letta dal giudice Baier. Il 6 maggio 2015, riconosciuta l’imminenza di un possibile rischio effettivo alla vita di persone, si addivenne agli arresti. Il gruppo era sotto l’osservazione della polizia dall’agosto 2014 e dal marzo 2015 i servizi di sicurezza nazionale avevano anche intrufolato nella chat aperta a tutti i soci un proprio agente. Nome in codice dell’operazione “Mionetto” riporta la ARD.

Questa circostanza è stata considerata dai giudici in favore degli imputati, ancorché le prove effettive della pericolosità del gruppo siano state perseguite dagli inquirenti solo dopo la decrittazione delle comunicazioni del “Consiglio segreto” in Telegram, esterne al possibile influsso dell’uomo dei servizi. Altresì a favore degli imputati ha giocato la relativa scarsa pericolosità del gruppo che non fruiva di grossi mezzi finanziari stante l’irregolare pagamento delle quote e che esso non ha avuto una lunga esistenza.

A carico invece singolarmente di Andreas H., condannato a 4 anni e 6 mesi, hanno pesato i suoi continui interventi in entrambe le chat a promuovere la violenza ed il suo ruolo di preminenza. Ad esempio il 29 dicembre 2014 in chat ribadì che <quello che noi (lui e Markus W.) diciamo, si fa>. A suo discarico il fatto che abbia fatto una parziale confessione e di essere incensurato.

L’ammissione dei fatti è stata considerata anche in favore di Markus W. condannato però a 5 anni, 6 mesi in più in considerazione del fatto che era pregiudicato. Non è stato invece contemplato contro di lui che -come emerso in una testimonianza nel dibattimento- ha picchiato un disobbediente. Per questo la Procura Generale non intende procedere, il reato è assorbito dalla condanna odierna. Markus W. era stato membro del gruppo neonazista vietato Kameradschaft Aachener Land ed in chat postava contenuti apertamente antisemiti come la sua compagna Denise Vanessa G..

Per i giudici al più tardi dal gennaio 2015 l’ideologia del gruppo si era radicalizzata. Anche se Olaf O. ha dichiarato agli inquirenti che in realtà non avrebbe voluto voler causare la morte di alcuno, ha comunque partecipato alle attività dell’OSS e dal dicembre 2014 sedeva nel “Consiglio segreto”. Nella chat aveva suggerito di fare un attentato contro un’importante chiesa tedesca come il duomo di colonia o la Frauenkirche di Dresda urlando Allahu Akbar perché fosse data la colpa ai salafisti, cogliendo il plauso di Denise Vanessa G.. Con lui i giudici sono stati però più clementi condannandolo solo a 3 anni, non solo perché ha sostanzialmente ammesso i fatti, ma anche perché era privo di precedenti penali. Poco più alta la pena per Denise Vanessa G. condannata a 3 anni e 10 mesi, da un lato perché già con precedenti per lesioni ma dall’altro in considerazione del fatto che ha una figlia che vedrebbe con difficoltà. Entrambi hanno già passato metà della pena in carcere preventivo, quest’ultimo viene spesso computato come più gravoso rispetto alla condanna effettiva, pertanto potrebbero vedere aprirsi le porte della prigione prima di un anno e probabilmente non presenteranno ricorso.

Il legale di Markus W. ha anticipato che intende attendere le motivazioni scritte della sentenza per decidere. I giudici peraltro nel caso del suo mandante hanno deciso salomonicamente tra le sue richieste e quelle dell’accusa, quindi è possibile che alla fine non intenderà impugnare la condanna.

Anche l’accusa non procederà probabilmente a ricorso, la costruzione della sentenza segue le sue richieste. La applicazione della pena è una questione di mera valutazione delle prove che non darebbe di per sé motivo di impugnazione, così ha anticipato il Procuratore Generale Jörg Hausschield (che conduce l’accusa anche contro il gruppo Freital cui sono effettivamente attribuiti attentati incendiari).

Impugnerà invece la sentenza Andreas H., ha anticipato il suo legale Michael Rosenthal. Per l’avvocato <non si è andati oltre che a chiacchiere virtuali … e non è successo nulla> e ci sarebbero dei <dubbi su una volontà collettiva e sui traguardi prefissati>, necessari per poter dire che si sia stati di fronte ad un’associazione terroristica. Il gruppo era <innocuo> e l’intento del suo cliente era <piuttosto di far soldi>. Per il legale ci si sarebbe potuto invece risparmiare un sacco di denaro nel fare il processo.

Per i reati riconosciuti d’altronde gli imputati avrebbero rischiato rispettivamente da 3 a 15 anni e da 1 a 10 anni. Hanno ascoltato la sentenza, letta per circa 1 ora e mezza dal presidente del collegio, in modo silenzioso. Andreas H. -vestito scuro ma camicia aperta sul petto a lasciare vedere la canottiera bianca- con sguardo aperto. Denise Vanessa G. con espressione annoiata. Olaf O. con serietà, forse sollevato dalla condanna contenuta nonostante il suo passato come addetto all’ordine in manifestazioni della NPD. Markus W. a tratti coprendosi il volto; nondimeno sulla manica della sua felpa si poteva -ma sarà un caso- cogliere la scritta Old School.

L’OSS è stato individuato grazie al coordinamento delle osservazioni sulle attività dell’estrema destra in rete (Koordinierte Internetauswertung-Rechts, in breve KIA-R) deciso nel febbraio 2012 in seguito alla venuta alla luce del gruppo Nazionalsozialistischer Untergrund, ma per il procuratore Hausschield non era nato sulla falsariga di quest’ultimo.

TAG: Jörg Hausschield, Michael Rosenthal, old school society
CAT: Giustizia

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