Poesia | Fabio Pusterla

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25 marzo 2018

Verso lo Zebio

E l’ingegno dell’uomo, e la libellula
Guido Gozzano

 

Dalla Croce di Sant’Antonio,
dentro i boschi del sangue e del muschio.

Di qui saliva una sera Rigoni
Stern piangendo Primo Levi d’affocata
simmetrica desolazione, sulla roccia spezzata
poggiando una mano smagrita o una lacrima.

Più su, al diradare dei pini,
si aprono le ferite e le voragini,
le dilaniate vite, i cimiteri. E l’Area Sacra:
a quale osceno dio? a quale irragione?

Vacche brucano cardi,
bambini in corsa innalzano contorti
frammenti di granata
ignari del passato e del futuro.

Ma prima, su una polla irta d’insetti,
pazze vibrano a stormi le libellule.

*

Fabio Pusterla (1957) vive tra Lugano e la Valsolda, e insegna letteratura italiana presso il Liceo di Lugano e l’Università della Svizzera Italiana. Collabora a giornali e riviste in Italia, in Svizzera e in Francia, e dirige la collana poetica Le Ali, dell’editore milanese Marcos y Marcos. Attivo come saggista e traduttore, è autore di alcune raccolte poetiche parzialmente riassunte nell’antologia Le terre emerse. Poesie 1985-2008 (Einaudi, 2009). I suoi libri più recenti sono Argéman (Marcos y Marcos, 2014), Nella luce e nell’asprezza (Coup d’idée, 2015), Ultimi cenni del custode delle acque (Carteggi letterari, 2016), Variazioni sulla cenere (Amos, 2017). Tra le sue pubblicazioni precedenti, si possono segnalare Concessione all’inverno (Casagrande, 1985), Bocksten (Marcos y Marcos, 1989, 2003) e Corpo stellare (Marcos y Marcos, 2010).

 

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CAT: Letteratura

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