Libertà religiosa per qualcuno o per tutti?

24 Giugno 2021

“Il diritto è l’unico medium che possa garantire una solidarietà fra estranei nelle società complesse” (Jurgen Habermas)

 

Mi sono imposto di riascoltare più volte la dichiarazione del cardinale Pietro Parolin, segretario di stato vaticano, in un incontro coi giornalisti a Montefiascone oggi 24 giugno 2021.

Ha detto proprio: la richiesta di chiarificazione del Vaticano sulla legge Zan nasce da un tema che ci sta a cuore: la libertà religiosa.

L’ha detto. In Italia, nel 2021.

Un paese dove la Costituzione italiana nei suoi articoli 2,3,19 e 20, considera la libertà religiosa come diritto umano fondamentale radicato nella personalità di ogni singolo individuo e aperto al suo esercizio comunitario da parte di chiese, associazioni, gruppi liberamente costituiti.

Un paese, l’Italia, dove tale progetto costituzionale non ha trovato un’ attuazione completa. E il ritardo rispetto a tutti gli altri paesi europei è considerevole.

Dei 27 paesi che sono membri dell’Unione europea, 16 hanno leggi che – pur variamente denominate – prendono in considerazione la tutela della libertà religiosa. Tra questi 16 Stati, 9 regolano i rapporti con le comunità religiose sulla base di un concordato con la Chiesa cattolica e di intese con le altre confessioni religiose, il cosiddetto modello italiano di rapporti tra Stati e religioni. Vi è un solo Stato che ha adottato il modello italiano ed è privo di una legge sulla libertà di religione e questo Stato è l’Italia.

L’unico testo in materia di libertà religiosa, ancora oggi in vigore (seppur per molti aspetti superato da normative intervenute successivamente), è la legge dei culti ammessi del 1929 con il suo decreto attuativo dell’anno successivo.

Di questo ritardo certo è responsabile la classe politica italiana che non è stata in grado di approvare neppure una delle numerose proposte che si sono succedute lungo tutte le legislature.

Ma la chiesa ha dato il suo contributo a questa assenza.

Talora con espliciti divieti. Come quello del 16 luglio 2007. In Parlamento giunge in audizione mons. Giuseppe Betori segretario della Conferenza episcopale italiana. In discussione vi è la bozza di legge sulla libertà religiosa Boato-Spini che individua nel principio della laicità il fondamento della libertà religiosa. Mons. Betori rinuncia a qualsiasi prudenza e apertamente dichiara la sua contrarietà. La proposta finisce nel cestino.

Ma ricordate voi mai un intervento dei vescovi italiani per sferzare politici inerti a mettersi al lavoro per arrivare a un risultato?

In questi anni l’avanzata del pluralismo religioso in Italia è stato un fenomeno di notevoli proporzioni. Vi hanno contribuito in larga parte il fenomeno migratorio, ma anche una rinnovata vitalità presso gli stessi italiani di forme variegate di comportamenti e scelte di spiritualità. Non è chi non veda quanto sia importante arrivare a rendere effettivo e completo il progetto costituzionale.

Cardinal Parolin è ora di cambiare registro. Le crediamo. Alla chiesa cattolica sta a cuore la libertà religiosa. Non vorremmo diventare sospettosi.

Alla chiesa cattolica sta a cuore la libertà religiosa di tutti, non solo la propria, vero?

TAG: legge zan, libertà religiosa, Segretario di Stato vaticano cardinale Pietro Parolin
CAT: discriminazioni, Religione

Un commento

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  1. andrea-lenzi 1 mese fa

    Se la laicità fosse veramente applicata, allora le aule scolastiche sarebbero pulite, senza simboli della superstizione a sporcarne pareti e ad influenzare i bambini.
    La scuola è la chiave di tutto, perché bambini “credenti” diverranno in gran parte adulti cattodementi, come quelli che commentano contro il ddl zan, o contro l’aborto, o contro l’eutanasia

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