Inside Expo

:
26 novembre 2015
Nei padiglioni
per merito
e con tutti i diritti
(ma non ditelo a Sala)

Centottantaquattro giorni, ventuno milioni e mezzo di visitatori provenienti da centoquaranta Paesi del mondo. Il bilancio di Expo 2015 sembra essere positivo: al netto della “macchina della propaganda”, il sistema Milano non è collassato e i giudizi (code a parte) sono stati buoni.

Certo, i conti (e bisogna ancora sapere se tornano o se ci sono dei ‘buchi’) non si fanno solo con i numeri ma anche con la giustizia.

A evento finito piovono le prime condanne: l’ex direttore generale di Expo, Christian Malangone è stato condannato a quattro mesi di carcere per induzione indebita. Altri tre indagati sono stati rinviati a giudizio: il capo della segreteria di Maroni, Giacomo Ciriello; il segretario generale di Regione Lombardia nonché Presidente di Ferrovie Nord Milano, Andrea Gibelli e, dulcis in fundo, Mara Carluccio, collaboratrice di Maroni che ottenne dal presidente un incarico annuale nella società di Regione Lombardia Éupolis. E speriamo che l’elenco si fermi qui.

Inside Expo, purtroppo, è anche questo. Per fortuna non solo questo. Tecnicamente parlando, Inside Expo è un gruppo chiuso di Facebook di cui fanno parte circa 6480 membri (tra cui la scrivente, ho lavorato al Padiglione Germania). Chi sono costoro? Semplice: sono i lavoratori di Expo che hanno deciso di aprire un gruppo per condividere le loro esperienze durante e dopo i sei mesi di Esposizione Universale. All’interno del gruppo vengono segnalati molti eventi e iniziative spontanee che hanno come sfondo, spesso goliardico, Expo. Perché, tutto sommato, chi ha fatto andare avanti l’enorme macchina espositiva un po’ ne sente la mancanza. Sempre con una buona dose di auto-ironia: il primo dicembre presso l’Expo Gate davanti a Piazza Castello a Milano gli Insider hanno deciso di organizzare un flash mob. Tutti i partecipanti si ritroveranno in una grande coda per dire #iocisonostato e perché in fondo, in fondo, ma molto in fondo, si ha nostalgia anche delle file speciali di Expo.

Scherzi ed ironia a parte, “Nutrire il pianeta, Energia per la vita” era un tema serio.

Anzi, probabilmente, è il tema fondamentale del mondo che popoliamo e che, spesso, poco rispettiamo. Ed è da questa angolazione che va, a mio avviso, giudicato il successo o meno di Expo 2015. Il tema della manifestazione non era presente in tutti i padiglioni. I contenuti c’erano, ma bisognava andarseli a cercare. E i visitatori erano attratti soprattutto dalla fiera, dal grande evento, dai fuochi di artificio dell’albero della vita, dal pensiero che a due passi da casa propria c’era il mondo.

Adesso che tutto è finito, siamo più coscienti delle disuguaglianze alimentari che esistono nel mondo, più consapevoli dell’insensato sfruttamento che facciamo delle risorse idriche e della terra?

Se la risposta è no, ma ci siamo divertiti un sacco, la missione di Expo 2015 è fallita.

La mia personale, invece, è stata una esperienza super positiva perché è fondamentale avere la certezza che in Europa (se non nel mondo) ci sono persone simili a te come cultura, apertura mentale, valori. È importante averci lavorato fianco a fianco per sei mesi, più uno di formazione, ben retribuiti. E sì perché, come spesso capita, la Germania ha gestito la partita Expo al meglio. A cominciare dalla selezione del personale: Messe Frankfurt ha convocato a colloquio (che durava di media mezza giornata, se non di più), sulla base di una preventiva selezione dei curriculum, giovani e meno giovani tra Italia e Germania che avevano come requisito minimo la conoscenza di tre lingue: italiano, tedesco ed inglese. Gli assunti, poi, avevano molto più di questo: la capacità di lavorare in team in primis. Il plauso non va solo al successo della selezione del personale, ma anche al trattamento economico e personale ricevuto. Un contratto in somministrazione con Manpower al rialzo e non al ribasso che riconoscesse il prezioso lavoro delle risorse impiegate nel padiglione tedesco. Qualcosa di straordinario in Italia. Il minimo altrove. E allora, aver lavorato sei mesi a fianco di queste persone è stato importante non solo per l’autostima, ma anche per rafforzare quell’armatura che serve ad affermare – ognuno nel proprio ambito, territorio, società – i nostri diritti. Vogliamo quello che ci spetta, non ci accontenteremo di nessuna riforma fatta in nome nostro, né tantomeno siamo parte del “successo” renziano – e/o di Giuseppe Sala – di Expo. No, non lo siamo. Fosse stato per loro, forse non saremmo stati assunti. Ci hanno ‘arruolato’ per pura meritocrazia. Siamo stati la parte migliore di Expo. E siamo stati molto critici su tante dinamiche. Abbiamo nelle nostre mani il futuro e, se qualcuno vuole, siamo anche disposti a fare un disegnino su come abbiamo diritto ad essere “trattati”.

Esterno del Padiglione tedesco ad Expo 2015

Esterno del Padiglione tedesco ad Expo 2015

* Nell’immagine di copertina: un dettaglio del giardino delle idee, all’interno del Padiglione tedesco.

[Foto di Paolo Mansolillo]

TAG: beppe sala, contratti Expo, disuguaglianze, EXPO 2015, expogate, Germania, manpower, Meritocrazia, risorse naturali
CAT: Eventi, Milano

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