La rivolta post-pandemica delle melanzane (Pamphlet panellenico)

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8 Giugno 2020

Incantevoli per la loro natura, travolgenti per i loro costumi, uniche per la loro storia! Grecia, Spagna e Italia rappresentano nella loro irripetibilità quanto di meglio il mondo intero possa offrire ai sensi dell’uomo. Una folgorante miscellanea d’arte, natura e cultura che rende straordinariamente godibili tre paesi, attraversati da civiltà di cui la storia stessa dell’umanità si fregia. Luoghi fatati, dove il mito smette di essere letteratura per adagiarsi nel suo ambiente inenarrabile; usanze e sapori custoditi religiosamente da tradizioni che si perdono nel tempo; bagliori di storia solenne, conosciuta e studiata universalmente.

Paesi, che, sebbene dotati di una quantità ragguardevole di risorse culturali, versano in condizioni lontane dall’essere considerate ottimali, immersi in una dimensione sociale e politica eternamente precarie, con una Grecia che addirittura è stata umiliata fuori misura dalle norme esercitate dall’Unione europea. Lontano dalle aride analisi dei contabili d’ordinanza, io trovo, nell’ambito di una ragionevolezza che guarda al visibile e allo scibile, ossia alla bellezza tangibile e al sapere storico, del tutto illogico che simili nazioni debbano essere, chi più e chi meno, al centro di una malvagia speculazione economica e finanziaria. Se è vero che la prima industria al mondo è il turismo culturale, si rende quanto mai opportuno ricordare che, nel loro insieme, Italia, Spagna e Grecia vantano circa l’80% dei giacimenti culturali e del patrimonio artistico del pianeta.

Pertanto, italiani, spagnoli e greci, anche in un contesto post-pandemico, non dovrebbero essere affatto popolazioni in preda alla disperazione e oppressi dall’ansia, avendo, in teoria, la possibilità di vivere decentemente di solo turismo. Se, poi, si considera anche l’agricoltura, occorre aggiungere che le medesime genti producono squisitezze ambite dall’intero mercato mondiale. E questo rende ancora più assurdo ciò che risulta essere già strano abbastanza. Difatti, pur nella contemplazione di una approssimativa gestione politica, ci si chiede come possa succedere che dei territori tanto peculiari per diverse ragioni, tra cui quelle naturistica e antropologica sembrano non avere eguali nel mondo, giungano a costituire recinti di depressione economica? Perché mai, dunque, degli autentici poli di attrazione sono sovrintesi, a livello europeo, da strategie economiche che non ne valorizzano le potenzialità? Si trova normale che un paese dai giacimenti culturali stupefacenti, come la Grecia, non sia dotata di una struttura strategica di difesa che la metta al riparo dall’azione predatoria delle scorribande della finanza mondiale? E ancora: Italia e Spagna, da questo punto di vista, sono al sicuro?

Possibile, che i luoghi di origine di Pericle, Socrate, Aristotele, Dante, Leonardo da Vinci, Michelangelo, Cervantes, Garcia Lorca e Francisco Goya, debbano rischiare di essere confiscati da chissà quale stramaledetto ragioniere per conto di una fottutissima banca di Francoforte, o Bruxelles? Nel frattempo, il pescatore greco mangia del pesce azzurro che io venderei, nel resto dell’Europa che conta, a cento euro al chilo; il contadino italiano raccoglie una melanzana che, ancora io, smercerei all’estero a duecento euro al chilo; il campagnolo spagnolo versa un olio sul pane, che, sempre io, esporterei a trecento euro al litro. Naturalmente, per vedere il Partenone, o accedere agli Uffizi e al Museo del Prado, io, ancora e sempre io, stabilirei un ticket da quattrocento euro. Che dite, ho tenuto troppo al ribasso il costo delle melanzane?

 

 

TAG: economia europea, grecia, italia, melanzane, spagna, uffizi
CAT: Geopolitica

2 Commenti

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  1. desa2 4 mesi fa

    Conocrdanze sbagliate, falsi storici ed una trattazione piú che dispersiva sono una pessima ricetta per le nostre amate melanzane.

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  2. cyrana56 4 mesi fa

    quoto al 100%

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