Perché la Germania vorrebbe bloccare l’export di armi verso l’Arabia Saudita

23 ottobre 2018

Merkel fa un annuncio che raccoglie un certo consenso mediatico. Più in concreto, Berlino sembra ispirata da un orientamento anti-Trump e da esigenze di politica interna. Senza la partecipazione di player più cruciali, tuttavia, la sola Germania può fare ben poca pressione su Riad. Sul piano della realpolitik, gli attori decisivi nella spinosa questione saudita restano altri.

Lo stop temporaneo a ulteriori esportazioni di armi dalla Germania all’Arabia Saudita è stato proposto ieri da Angela Merkel. Si tratterebbe di un blocco comunque parziale, a meno che un simile provvedimento non venga applicato retroattivamente ai contratti già chiusi prima di oggi. Ad ogni modo, lo stop arriverebbe in un momento già delicato nel rapporto tra i due paesi. Proprio negli ultimi mesi si stava ricucendo lo strappo diplomatico dello scorso anno, quando l’allora ministro degli Esteri tedesco, Sigmar Gabriel (SPD), aveva accusato Riad di “avventurismo” nello scottante caso del premier libanese Saad Hariri. Ancora prima delle dichiarazioni di Gabriel, inoltre, dalla Germania erano già più volte partite critiche in merito ai flussi di petrodollari wahabbiti in favore dell’estremismo salafita nelle città tedesche.
L’omicidio di Jamal Khashoggi ha ora nuovamente intensificato gli attriti tra Berlino e il regno saudita. Angela Merkel si è unita al coro di chi esige spiegazioni più plausibili sul destino del giornalista scomparso a Istanbul e sembra orientata verso la formazione di una frangia europea da contrapporre temporaneamente a Riad. Lo stesso ministro tedesco dell’economia Peter Altmaier, infatti, ha dichiarato che uno stop dell’export di armi verso i sauditi è inutile se non parteciperanno altri stati dell’Unione Europea. L’attivismo dell’esecutivo Merkel è stato però subito smorzato da un altro tedesco, il Commissario UE Günther Oettinger, che ha messo in dubbio la necessità di un blocco delle esportazioni verso l’Arabia Saudita.

La Germania, da sola, ha ben poco potere di pressione su Riad. Un ipotetico blocco dell’export, anche non solo di armi, sarebbe sul lungo periodo più problematico per Berlino che per i sauditi. Lo scorso anno il surplus commerciale tedesco con il mercato saudita ha superato i 5 miliardi, grazie alla presenza nel regno di player tedeschi come Bayer, Daimler e BASF. In quanto alle armi, se è vero che l’Arabia Saudita è il secondo cliente globale dell’industria militare tedesca (con un export di 416 milioni di € da gennaio a settembre 2018), per Riad si tratta di un contributo non certo strutturale (sotto al 2% dell’import). Gran parte dello stratosferico budget militare dei sauditi viene infatti utilizzato per importazioni provenienti da altre nazioni occidentali: USA, Regno Unito e Francia su tutte.

L’iniziativa di Berlino può attualmente essere letta su due piani. Il primo è internazionale, mentre il secondo è molto più contingente e prettamente condizionato dalla politica interna.
Sul piano internazionale non è da escludere un tentativo tedesco di opporsi a Riad per pungere indirettamente la forte alleanza saudita con la presidenza Trump, soprattutto in considerazione dell’ostilità trumpiana verso il dialogo tra Unione Europea e Iran. Già nell’accordo di coalizione dell’attuale governo tedesco era stato inserito un primo (sempre parziale) blocco di export a paesi “direttamente coinvolti” nella sanguinosa guerra in Yemen, in cui l’Arabia Saudita combatte da anni i ribelli sciiti vicini a Teheran (con conseguenze devastanti per la popolazione civile yemenita). Si tratterebbe di un tentativo di sponda geostrategica per cui, come già detto, la Germania non pare però avere la necessaria egemonia tattica all’interno dell’Unione Europea.
Sul piano della politica interna, invece, il governo Merkel sembra preoccupato di non farsi eccessivamente sfiancare dai Verdi sul tema dei diritti umani, del pacifismo e del moderatismo nelle relazioni internazionali. I Grüne tedeschi sono sempre più in crescita in Germania, proprio a scapito dei partiti di governo CDU ed SPD. Questa domenica ci sarà un cruciale voto regionale in Assia: la SPD ha il disperato bisogno di rafforzare il proprio profilo su temi tradizionalmente progressisti, mentre la CDU comincia a temere per la tenuta del suo monopolio sul centro moderato.

In ultima analisi, il blocco temporaneo di ulteriore export di armi tedesche verso Riad sembra piuttosto velleitario nella pratica, oltre che fisiologicamente indebolito dalla caratteristica disomogeneità tedesca in quelle iniziative geopolitiche che trascendano la mera razionalità commerciale. Se ci sarà una crisi di potere a Riad, il ruolo tedesco non sarà decisivo. Gli attori principali continuano a essere altri.

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(foto: Panzer Leopard 2A4 dell’esercito austriaco, produzione tedesca. (da Wikimedia, fonte))

TAG:
CAT: Geopolitica, Germania

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