La perdurante lotta all’intolleranza in Germania

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21 dicembre 2018

Il quotidiano Repubblica ha dato risalto ad un un convegno di due giorni a Roma dell’ANPI, l’associazione dei partigiani italiani, in cui dopo il furto di venti Pietre di inciampo nella capitale si è lanciata l’idea di costituire un “fronte europeo antifascista” contro il dilagare delle nuove destre. Si registri, a margine, che le pietre di inciampo, diffuse in tutta Europa, sono state rifiutate proprio nella città culla del nazismo, Monaco di Baviera, dove esistono solo in poche aree private, per la ferma opposizione della Presidentessa della Comunità Ebraica Charlotte Knobloch. Sopravvissuta nascosta in Germania alla Shoà, ella non ha mai voluto permettere che i nomi dei morti venissero di nuovo calpestati da stivali di neonazisti e per il suo impegno Monaco da tempo ha adottato invece steli, che portano i nomi dei deportati all’altezza dello sguardo dei passanti. Sicuramente potrebbero essere anch’esse danneggiate, ma più difficilmente trafugate nottetempo.

La recrudescenza di fenomeni di intolleranza d’altronde, come ha denunciato l’ANPI, è un fenomeno transnazionale. In Francia nelle proteste dei gilet gialli sono emersi slogan contro gli ebrei. Serio anche se non altrettanto virulento il pregiudizio antisemita anche in Germania, dove pure le responsabilità storiche legate all’ascesa della dittatura nazista sono state profondamente elaborate. Un sondaggio dell’Agenzia Europea per i diritti fondamentali FRA condotto in 12 Paesi rivela che in Germania il 41% dei cittadini di religione ebraica sarebbe stato vittima di un gesto razzista contro una media del 28% negli altri Paesi; per contro l’80% degli ebrei tedeschi interessati da tali episodi ha indicato di non avere presentato denuncia. Se anche in tutta Europa l’89% degli ebrei ha indicato di percepire un aumento dell’antisemitismo dal 2013, per l’ampiezza della vita ebraica riemersavi dopo la Seconda guerra mondiale il dato tedesco è significativo.
Per contrastare specificamente il fenomeno delle recrudescenze antisemite in Germania da febbraio 2019 chiunque ne sarà stato testimone o vittima potrà denunciarle attraverso un nuovo sistema nazionale di raccolta via internet. Nelle statistiche della polizia rientrano solo gli episodi criminali denunciati e dal gennaio al settembre 2018, secondo quanto ha riportato la ARD, sarebbero stati 1.075 e dunque non significativamente di più rispetto all’anno precedente. Esisteva peraltro già un’Associazione di ricerche ed informazione sull’antisemitismo (RIAS) che prenderà la conduzione della nuova piattaforma -ha citato sempre la rete televisiva pubblica- e quest’ultima dal luglio 2015 ad oggi, in 4 anni solo a Berlino ha registrato ben 3.378 casi. Per il 2019 il nuovo sistema di raccolta sarà inizialmente coperto con mezzi tratti dai fondi di 243.000 euro del bilancio dell’Ufficio dell’incaricato federale per l’antisemitismo Felix Klein. Poi è previsto che esso verrà cofinanziato con fondi del programma “Vivere la Democrazia” del Ministero per la famiglia ed estendersi a collaborazioni con le amministrazioni regionali. Brandenburgo, Baviera e Nord-Reno Vestfalia avrebbero già aderito e lo Schleswig-Holstein starebbe facendolo; ha riferito la già citata emittente pubblica tedesca.

Il crescente sentimento di insicurezza rilevato tra gli ebrei tedeschi viene in parte imputato alla maggiore presenza di migranti dal Maghreb che esprimerebbero sentimenti di insofferenza loro inculcati nei Paesi di origine in connessione al conflitto arabo-israeliano (tanto da avere ispirato la nascita di un gruppo numericamente risibile di simpatizzanti ebrei nella AfD). Tuttavia, c’è anche un altro dato registrato in Germania a destare inquietudine: ben 467 neonazisti condannati, di cui 108, quasi un quarto, per reati violenti, si sono dati alla macchia e sono ancora a piede libero. L’entità del fenomeno lascia intuire l’esistenza di strutture di appoggio ancora attive, nonostante la scoperta nel 2011 del gruppo terroristico Clandestinità nazionalsocialista (NSU) avrebbe dovuto avere provocato una maggiore attenzione e repressione del fenomeno. Quando d’altronde in agosto a Chemnitz ci furono scontri tra gruppi di neonazisti che diedero corso a veri e propri inseguimenti agli immigrati, l’allora Presidente dei servizi segreti interni del Verfassungschutz Hans-Georg Maaβen ne sminuì la portata. Nella città invece erano confluiti dalla Turingia ben 115 estremisti di destra, secondo dati del Ministero degli interni di quel Land. Segno che in Sassonia, così come nella Turingia, l’estrema destra ha ancora un bacino forte, ed è proprio da qui che nacque ed ebbe appoggi lo NSU una decina di anni fa. Prendendone atto, ora il nuovo Presidente del Verfassungsschutz Thomas Haldenwang in un’intervista alla Süddeutsche Zeitung ha annunciato di voler disporre che sia dedicata maggior attenzione alle mosse dei movimenti neonazisti.

Peraltro, in Assia anche cinque agenti ed una poliziotta del primo circondario di Francoforte sono stati sospesi e sono indagati penalmente con l’accusa di essersi scambiati in una chat commenti razzisti e propaganda neonazista. La possibile condotta criminale di alcuni non può peraltro inficiare il lavoro di tutto il corpo e non si deve sottacere che molti agenti sono pure oberati da forti carichi di straordinari. Le indagini hanno preso l’avvio in agosto dalla spedizione di un fax minatorio alla avvocatessa di origini turche Seda Basay-Yildiz contenente la minaccia di ammazzarne la figlia di due anni e che terminava con la chiosa “Saluti NSU 2.0”, come riportato tra gli altri dall’emittente Hessische Rundfunk ed il quotidiano Frankfurter Neue Presse. La avvocatessa rappresentò i familiari della prima vittima del nucleo terroristico Clandestinità nazionalsocialista (in tedesco appunto NSU) Enver Şimsek. Alcuni riferimenti riservati sulla famiglia della legale sono risultati poter provenire solo dal primo distretto di polizia di Francoforte. Il programma hr-Info della Hessische Runfunk ha riferito di perquisizioni anche a Darmstadt, Kirtof (Vogelsberg) e Wetter (Marburgo-Biedenkopf). Il Der Spiegel ha indicato che un’altra missiva sarebbe giunta per mail anche all’avvocato Mustafa Kaplan, pure di origini turche e patrocinante nel processo NSU. L’avvocato Kaplan rappresentò anche il Presidente turco Recep Tayyip Erdoğan nella causa che questi promosse contro Jan Böhmermann per la poesia satirica Schmähkritik che il cabarettista recitò dal secondo canale della tv pubblica il 31 marzo 2016. Il Governo tedesco il 15 aprile non vietò il procedimento ai sensi della norma penale che prevedeva la sanzione delle offese a Capo di Stato straniero, ma si impegnò a eliminarla come effettivamente avvenne ad unanimità parlamentare il 1° giugno 2017, abrogazione entrata in vigore dal gennaio 2018; la Procura nel frattempo cancellò il 4 ottobre il procedimento affermando che una caricatura delle debolezze umane non costituisse una denigrazione.

A minare il prestigio del corpo di polizia è poi emersa anche un’altra “mela marcia” a Berlino. L’emissione Kontraste della ARD ha rivelato che un poliziotto della capitale tedesca ha confessato di essere stato l’autore di 21 lettere minatorie firmate da un fantomatico “Centro per la correttezza politica” nel dicembre di un anno fa. Ai destinatari era indicato che i loro volti, indirizzi, auto e parenti erano noti, con la minaccia di divulgarli ad esponenti del movimento identitario od altre sigle di destra, o finanche agli “sbirri”. Nelle intenzioni dell’agente doveva essere una reazione alla diffusione delle fotografie di 54 poliziotti fatte da attivisti di sinistra nel corso dello sgombero di un centro abusivo. Le missive raggiunsero però anche giornalisti, un esponente della SPD, il collaboratore di un parlamentare e persino una persona rea meramente di avere avuto anni prima una relazione con un’abitante della casa occupata, ha riassunto il 21 dicembre Georg Heil della ARD. Il poliziotto ha accettato la sanzione inflittagli di 3.500 euro, ma non è stato punito per minacce, bensì formalmente solo per violazione della privacy, col che non figura pregiudicato, ha specificato ancora il giornalista.

Detto ciò, tornando al tema della percezione della pericolosità dell’estrema destra, si deve sottolineare che il fatto che la sentenza per i crimini dello NSU pronunciata dal collegio diretto dal giudice Manfred Götzl -dal 16 dicembre elevato a vicepresidente del Tribunale Superiore Bavarese- sia stata inferiore alle richieste delle Procura Generale può d’altronde aver contribuito ad ingenerare in molti simpatizzanti di estrema destra un errato senso di immunità.

Immagine di copertina: home page dell’Agenzia Europea per i diritti fondamentali FRA.

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TAG: Agenzia Europea per i diritti fondamentali FRA, anpi, Incaricato federale per l’antisemitismo Felix Klein
CAT: Germania

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