Perchè alla destra piace ripetere il passato?

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5 Gennaio 2023

“Ma non venite a raccontarci: noi
Finiremo di essere disoccupati solo
Nel momento che voi
Sarete rimasti senza lavoro”

La destra di governo sembra stia invocando una rivoluzione culturale per sostenere e diffondere i sui valori e i suoi principi. Per chi crede nella democrazia dell’alternanza, un rinnovamento potrebbe essere salutare per arricchire il dibattito pubblico nella logica del ricambio alla guida del Pase. In un sistema politico maturo, l’avvicendamento tra le forze progressiste e forze conservatici è il sale della democrazia parlamentare.
Volendo giudicare i valori e i principi che la destra sociale che Giorgia Meloni intende promuovere considerando la prima manovra economica del suo governo, mi pare che stia emergendo la volontà di tutelare gli interessi del ceto medio-alto, all’insegna di un neoliberismo pragmatico e populista. Ne è riprova la progressiva retromarcia sull’uso del contante per i piccoli pagamenti, il “perdono fiscale” per i contribuenti che non hanno potuto o voluto versare le tasse a causa della pandemia, le pensioni minime fissate a 600 euro al mese contro i mille promessi da Berlusconi in campagna elettorale. E soprattutto, l’intenzione dichiarata di ridurre o abolire il Reddito di cittadinanza, provvedimento introdotto dai Cinque Stelle, ingaggiando così quella che è stata chiamata “la guerra dei poveri”.
Ma la riserva principale della rivoluzione vagheggiata dalla destra è quella che dovrebbe attuarsi sul piano culturale, laddove emerge uno spirito di revanche, di rivalsa o di vendetta, nei confronti di una sinistra accusata di aver imposto per troppo tempo la propria egemonia. Secondo la narrazione della destra, la sinistra ha raccontato la sua identità deformando l’immaginario, vivendo nei salotti, mentre la vita è altrove. Il fatto è che nella cosiddetta Seconda Repubblica il centrodestra ha governato per tre volte con Berlusconi in un arco di vent’anni durante i quali ha avuto tutto il tempo e i mezzi per esprimere e manifestare la propria cultura. Tanto più che il premier- tycoon, oltre ai suoi giornali e alle tre reti televisive, controllava anche la tv pubblica a colpi di diktat e editti bulgari. In quel periodo la Meloni non doveva essere ancora così autonoma se votava in Parlamento a favore di Ruby nipote di Mubarak e si schierava contro l’obbligo di fatturazione elettronica per i titolari di partita Iva.
Anche per la rivoluzione culturale della destra, però, vale il limite del rispetto delle libertà altrui: in questo caso, libertà di pensiero, d’opinione e di critica. L’egemonia si conquista con la forza delle idee, non si impone con il dominio dei mezzi di comunicazione. E quando questa rivendicazione si traduce nella pretesa autoritaria di un pensiero unico dominante, a danno dell’indipendenza e del pluralismo dell’informazione, allora non è più legittima. Né può valere come alibi la considerazione retrospettiva che anche la sinistra in passato ha fatto altrettanto: se era sbagliato allora, è sbagliato anche adesso. E la destra non fa che darsi la classica zappa sui piedi.

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CAT: Governo

2 Commenti

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  1. cris75 3 settimane fa

    Nei nuovi centri-destra e centri-sinistra occidentali si ravvisano tratti comuni di pensiero, di strategia e d’azione. Ci interroghiamo sulle ragioni di tali affinità? Esso sono alquanto chiare ed evidenti: entrambi hanno le proprie fondamenta su un comune sistema di pensiero, una comune Weltanschauung, la quale è anticristiana, debole, relativista, massonica, radical-libertaria. Lo specchio di tali affinità è rappresentato dalle tendenze comportamentali, nella vita privata, soprattutto, quindi anche pubblica, dei leaders di tali schieramenti, a destra come a sinistra: un neopaganesimo diffuso fatto d’indifferenza generalizzata alla pratica religiosa (sia essa cattolica, protestante, ortodossa, ebraica, islamica etc…), tendenza generalizzata alla convivenza more uxorio al posto del matrimonio, religioso o civile che esso sia e molte altre tendenze comportamentali borghesi postmoderne e neopagane. CI interroghiamo su come uscire da quella che è un’autentica “crisi” del nostro mondo occidentale? Innanzitutto abbandonare questo stile di vita!!! La linearità, la trasparenza e la rettitudine nel pensiero e nell’azione politica verranno, quali naturali conseguenze…

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  2. massimo-crispi 3 settimane fa

    Non è che tornando alla religione e ai valori da essa auspicati si vada verso il progresso, io credo. Anzi, allontanarsene è proprio uno dei pregi di quest’epoca. Guardi i danni che riesce a fare la religione in nazioni islamiche tipo l’Iran, l’Arabia, o altri paesi islamici, oppure i vari cristianesimi e altre religioni in Brasile e negli Stati Uniti.

    Io credo che se tornassimo indietro prendendo questa direzione i problemi si acuirebbero. La società è indubbiamente cambiata, il neopaganesimo, come lo chiama lei, è il problema minore. Il problema maggiore è invece l’esasperazione del capitalismo che porta con sé il consumismo, ossia la mercificazione di tutto che è cosa ben diversa dal relativismo e dal radicalismo libertario.

    Non vedo questo comune sistema di pensiero, anzi, ne vedo parecchi, in conflitto fra loro per molti versi, anche perché si continua a considerare “sinistra” qualcosa che non lo è. Quella che c’è in Parlamento non è una sinistra è un ibrido di brandelli di sinistra e brandelli democristiani. E in comune hanno assai poco. Se lo sono fatti andar bene, i politici, per la sopravvivenza e per la poltrona, ma è a uso e consumo loro non degli elettori.

    E non mi sembra che le destre siano esenti da questa ipocrita adesione alla religione, tant’è che dio patria e famiglia è una triade che va bene sia per Meloni che per Salvini e tutto il cocuzzaro che ci sta dietro.

    Abbandonare “questo” stile di vita. Quale? Chi ha questo stile di vita di cui lei parla? Solo una piccola parte della società, quelli che vanno al Twiga o alla pizzeria di Briatore. Non sono molti che se lo possono permettere. L’apparenza è dettata da ciò che è più evidente perché ha più visibilità in quanto la comunicazione è nelle mani della politica. Ma la maggior parte della cittadinanza non ha quello stile di vita, anzi, se ne guarda bene, proprio perché non se lo può permettere, e le restrizioni dovute alla crisi hanno fatto riflettere e tornare sui propri passi molte persone.

    Cosa c’è che non va nella convivenza more uxorio, poi, lo sa solo lei.

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