LA SQUADRA DI GOVERNO. COMPROMESSO AL RIBASSO

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13 Febbraio 2021

La politica è l’arte raffinata del nobile compromesso. Era il mantra, canovaccio di uomini di spessore come il cardinale Richelieu e Mazzarino, entrambi ministri delle monarchie francesi, passati alla storia, nel XVIII secolo, per queste nobili ragioni: governare al meglio anche pagando lo scotto dell’incoerenza.
Quando il compromesso non è al ribasso e non diventa ciarpame, può anche essere digerito, sopportato, ma non di certo condiviso.
Draghi, nello scegliere i ministri, non è stato decisore di ultima istanza, non ha forzato l’impalcatura del politicume come avrebbe potuto. Si è fermato, perché ha pensato che costoro – i peones del Parlamento, i capi bastone – devono comunque votarmi e possono tradirmi, soprattutto se alcuni provvedimenti dovranno passare con il voto segreto. Da qui, perché la politica è l’arte del possibile – si identifica nella realpolitick di Ottone di Bismarck – nella consapevolezza che con questo legno bisogna costruire l’arredo – un apparente cedimento ai baroni del voto in Parlamento.
E così è stato. Non si spiega che Forza Italia abbia indicato nella rosa dei ministri la Gelmini e la Carfagna e non Tajani.
Si tratta di una rappresentanza femminile già vista all’opera e senza lusinghieri risultati. La Carfagna, del resto, non sta lì per meriti politici. Ricordiamolo che fu presa di punta nella famosa lettera a “Repubblica “ scritta da Veronica Lario, ex consorte, ai tempi del Bunga Bunga di Berlusconi.
La Gelmini è stata un pessimo ministro della pubblica istruzione.
Bene l’ingresso di Giorgetti, capace di essere un buon mediatore e di avere lo spessore per interloquire con il mondo economico ed imprenditoriale che gli riconosce statura e credibilità.
Di Maio è una pillola amara da deglutire, perché non conosce le lingue e sta all’estero più come rappresentanza di poltrona che come capacità e principio di competenza. Di fatto – e meno male – il ministro degli Esteri è Draghi.
Rientra nel compromesso al ribasso anche il regalo a Grillo per il ministero dell’ambiente.
Negli altri dicasteri strategici – interni, economia, giustizia, salute – Draghi ha condiviso uomini che godono della sua stima.
Forse in questo ha detto la sua, per esempio nella scelta di Daniele Franco, tecnico di Banca d’Italia e della Ragioneria di Stato.
Alla cultura, tuttavia, poteva andare Vittorio Sgarbi, tecnico di prestigio ed intellettuale di valore indiscusso.
In buona sostanza questa squadra è un compromesso, forse non digeribile. Ma al Presidente del Consiglio non interessa dei ministri che non contano, ponendo nei ruoli chiave quelli di spessore, si pensi la Cartabia alla Giustizia.
Ecco, Draghi questo ha patito. Vada per il ciarpame per alcuni ministeri, ma nei posti chiave metto e condivido i migliori o quelli a me consoni. In questo è consistito il compromesso.
Lo aspettiamo sul programma sperando che sia più coraggioso.

TAG: governo Draghi, ministri
CAT: Governo

Un commento

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  1. luciano-di-camillo 2 mesi fa

    Non voglio ripetere quel che ha espresso la co – fondatrice di Fratelli d’Italia su questa squadra. Un paio di veloci considerazioni senza nemmeno stare molto ad argomentarle. Il titolare della Farnesina (per carità, bravissima persona), per associazioni d’idee a quel che ha pur detto un Presidente di Regione, il ministero delle galassie, mi fa seriamente pensare, anzi credere che esistano (meglio, esistono, adeguiamoci) gli Ufo. In fatti, ha letteralmente rovinato il Movimento, non sa la lingua (a guisa di un “medico” che prima va in ospedale e nel frattempo studia medicina e chirurgia); sbagli impensabili come ad es. confondere un nome di un Capo di una Nazione; dopo ripetute e continuative lezioni serali di consiglieri per spiegargli il congiuntivo e non solo, non riuscire a metabolizzare una cosa, dopotutto, facile; credere (in buona fede, questo è il peggio) d’aver sconfitto la povertà e far casino dal sacro balcone; da Ministro del Lavoro aver lasciato tanti tavoli aperti senza aver fatto nulla ed addirittura promettendo; ed altra lunga lista. Ergo, non può non esser aiutato dal Marziani, chissà per quale misterioso motivo. Altra considerazione, che il Sig Premier, abbia messo questi Personaggi politici (che si spera diventino illuminati e bravi), come strategici cuscinetti a riparo dei suoi fidati e bravi tecnici. Luciano Di Camillo

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