Più o meno Europa

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12 Marzo 2018

Apertura contro chiusura. Come +Europa abbiamo detto che questa sarebbe stata la scelta da compiere per queste elezioni.

Ha vinto la chiusura rispetto all’Europa e al Mondo. Lega e Movimento 5 stelle sono da anni accomunati da costanti attacchi all’Unione Europea, che identificano come la principale causa del ritardo economico italiano e della cosiddetta “invasione” dei migranti, tranne poi non voler devolvere alla UE le competenze necessarie alla gestione del fenomeno dell’immigrazione e ad una maggiore capacità regolatoria della finanza internazionale, opponendosi inoltre all’unità economica e monetaria. Da qualche anno la prospettiva di uscire dall’euro è stata posta all’ordine del giorno da chi oggi ha vinto le elezioni, salvo imbarazzanti e recenti dietrofront elettorali. Dove noi invochiamo più Europa, loro ne chiedono meno.

Oggi Trump ufficializza l’intenzione di porre dazi sulle importazioni di alcuni beni, misura sponsorizzata irresponsabilmente da Salvini anche per il nostro Paese. Eventuali guerre commerciali con gli USA metterebbero, tra l’altro, a rischio uno dei principali fattori di crescita degli ultimi anni, la stabilità dell’Euro rispetto al Dollaro. E se l’America può forse permettersi i costi di una guerra del genere, lo stesso non vale per l’Europa e tanto meno per l’Italia, Paese che è riuscito ad avviare la ripresa proprio grazie all’export.

In campagna elettorale Salvini e Di Maio hanno proposto ricette fantasiose come flat tax al 15% o redditi di cittadinanza per chiunque, rigorosamente senza coperture (Cottarelli ha ricordato che il programma dei grillini comporterebbe uno squilibrio al 2022 di 64 miliardi, 24 per quello dei leghisti). M5S e Lega rivendicano più sovranità nazionale in ogni ambito e al contempo rischiano di creare condizioni insostenibili per la nostra già fragile economia.

Gli elettori di Di Maio e Salvini si aspettano scelte coerenti con le proposte che li hanno portati al successo elettorale, ma chi tra loro governerà non potrà fare quasi nulla di quanto indicato nel proprio programma, salvo poi dare magari la colpa del presumibile stallo agli alleati di turno. Il fatto che oggi cerchino di trascinare con se il PD prefigura la possibilità di crearsi un alibi.

Noi ribadiamo che non vi sia alternativa nell’immediato ad attivare misure di apertura del mercato e di razionalizzazione dei conti pubblici, quali il congelamento della spesa e l’avvio di un serio programma di privatizzazioni, per ridurre il debito pubblico. Questa è la pre-condizione sia per qualunque prospettiva di riduzione del carico fiscale (IRPEF e IRES) e rilancio dei consumi, sia per tranquillizzare i mercati internazionali, attirare fiducia e investimenti nel Paese, evitare l’aumento dei tassi d’interesse nella prevedibile difficoltà di reperire compratori per i nostri titoli di stato.

Noi abbiamo da sempre invocato l’uscita della politica dal capitale azionario delle banche, sia per scongiurare la cattiva gestione e la conseguente crescita delle sofferenze, sia per rimuovere le resistenze alle ricapitalizzazioni necessarie per evitare il crollo di alcuni istituti e preservare il credito verso le piccole e medie imprese. Sappiamo come è andata a finire: le sofferenze e la debolezza delle banche sono divenute uno dei problemi strutturali dell’economia italiana insieme alla bassa crescita della produttività e all’alto debito pubblico. E invece i Cinquestelle hanno chiesto le banche pubbliche.

Segnalammo in grande anticipo il rischio dell’impatto sui conti pubblici di una parte delle società partecipate da Comuni e Regioni: e recentemente il M5S ha dato il via libera alla conferma dell’affidamento diretto del trasporto pubblico romano ad ATAC, la società che ha prodotto maggiori perdite in Italia, invece di mettere a gara il servizio, come chiesto da un referendum Radicale e da prassi suggerite dall’UE.

Salvini invece non ha smesso di invocare la nazionalizzazione di Alitalia. La gestione leghista ha portato ad una crescita consistente dell’indebitamento delle società di Regione Lombardia, società mal governate come segnalato dalla Corte dei Conti e “dai Tribunali”.

E anche sui diritti non c’è da aspettarsi nulla di buono, considerando come Regione Lombardia abbia abdicato da anni rispetto ai diritti ribaditi dall’Europa su diritti civili, tutela della salute, ambiente, concorrenza e strumenti di partecipazione democratica, mentre il Paese faceva per contro qualche passo avanti grazie agli ipercriticati governi Renzi e Gentiloni e alle battaglie dei Radicali.

Alla nostra istanza di più Europa si è risposto, conquistando il Paese, con meno Europa. Il Paese ha risposto con chiarezza, e adesso tocca a Di Maio e Salvini dimostrarci che la chiusura funziona e che la loro Italia chiusa in sé stessa ce la faccia da sola.

Noi di +Europa saremo all’opposizione e continueremo ad insistere sulla necessità di un’Europa che punti sulla partecipazione democratica, con adeguate risorse proprie e capacità di spesa, unita, federale e democratica, dunque, unica strada per governare i fenomeni del nostro tempo.

Valerio Federico e Andrea Mazziotti “+Europa con Emma Bonino”

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CAT: Governo, Partiti e politici

2 Commenti

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  1. vincesko 3 anni fa

    Citazione: “l’avvio di un serio programma di privatizzazioni, per ridurre il debito pubblico”. Suggerirei di scendere con i piedi per terra: resta ormai poco da privatizzare, già fatte negli anni ’90. Per ridurre il debito pubblico, meglio una bella patrimoniale sui ricchi, sempre più ricchi con la terribile crisi economica. Ma suppongo sia una bestemmia per voi neo-liberisti.

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  2. vincesko 3 anni fa

    Citazione2: la cattiva gestione e la conseguente crescita delle sofferenze”. Per la verità, è stato il perdurare della crisi economica per 6 anni, causato dalle politiche economica e monetaria restrittive imposte dalla Germania, a far sì che le sofferenze bancarie si moltiplicassero http://nuke.carloclericetti.it/MorireperBruxelles/tabid/434/Default.aspx, come ha confermato il governatore Ignazio Visco nel corso della sua lunga audizione alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche.

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