LUOGHI DI CULTO: LA DIGNITÀ NON È FIGLIA DELL’IDEOLOGIA

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25 Novembre 2014

L’ultima seduta di Consiglio Comunale a Milano è stata in gran parte dedicata alla discussione sulla delibera che riguarda l’individuazione delle aree per la costruzione di nuovi luoghi di culto.

Le tre aree individuate (terreni inutilizzati, ma facilmente accessibili in auto e mezzi pubblici e con possibilità di parcheggi) verranno assegnate con un bando pubblico aperto a tutte le associazioni religiose iscritte all’Albo delle Religioni istituito presso il Comune di Milano. I vincitori del bando pagheranno un canone di locazione e si faranno carico degli interventi di sistemazione delle aree.

La stessa confessione religiosa potrà ottenere la concessione di due delle tre aree al massimo; le associazioni che partecipano al bando dovranno dimostrare la tracciabilità dei loro finanziamenti, avere responsabili incensurati e impegnarsi ad usare la lingua italiana per parte della celebrazione (quella non rituale).

Questa delibera interviene in una situazione di precarietà dei luoghi di culto, a volte caratterizzati da spazi inadeguati e dalla scarsità delle condizioni di sicurezza di alcune sedi attuali, che hanno in passato dato origine a conflitto e disagi.

Il dibattito in Consiglio, anticipato da articolate spiegazioni del percorso, delle motivazioni e delle linee guida del bando, poteva essere un’occasione per un confronto franco e non strumentale sul tema e sui contenuti, con tempi adeguati per la discussione tra le differenti forze politiche.

Non è andata così.

E mi dispiace.

Mi dispiace che un’occasione così importante sia stata scambiata, da un consigliere leghista, seduto come me in Consiglio, per un’opportunità di buttare le cose in farsa e ridicolizzare il tema, entrando in aula con un finto burqa e leggendo nel suo intervento una finta lettera della comunità musulmana.

Ha mancato di rispetto ad un luogo istituzionale qual è l’aula di un Consiglio Comunale e soprattutto nei confronti di 200.000 cittadini che nel nostro territorio professano culti differenti dalla religione cattolica, la metà dei quali di fede musulmana.

Un rispetto dovuto alla nostra Costituzione. Perché è nella nostra Costituzione che viene riconosciuta la libertà di culto, trasmettendo alle Amministrazioni Locali il compito di garantire che questo diritto sia esercitato. In libertà e nel rispetto delle regole, ma soprattutto con dignità, una dignità che ha forma sia collettiva, sia individuale. Il diritto di pregare risponde a un bisogno spirituale individuale, che viene espresso non solo a casa propria, ma anche con altri in riti collettivi condivisi. La precarietà e la minore dignità dei luoghi di culto di comunità, porta ad minare anche il senso di dignità del singolo.

La concessione di luoghi dignitosi di preghiera ad altri culti è secondo la Lega una scelta ‘ideologica’. Accusa pretestuosa, perché questo percorso parte invece dal rispetto della dignità e dei diritti di ciascuno.

E dalla convinzione che l’inadeguatezza o l’assenza di luoghi di culto per tutti, abbia conseguenze dirette sui processi di integrazione dei singoli e ancora di più sulle possibilità di interazione tra comunità. Perché se l’interazione tra pari è l’obiettivo da raggiungere per avere una comunità davvero coesa, questo passa attraverso il riconoscimento di pari opportunità alle diverse confessioni. Pari opportunità di avere luoghi accoglienti di preghiera, di relazioni, di socialità, luoghi d’incontro e aggregazione per molti anche al di là della fede religiosa di ciascuno.

Questo atto politico dell’Amministrazione di Milano, esprime senza timori la ferma volontà di dare a tutti i suoi cittadini uguali opportunità di pregare e onorare il proprio credo, riconoscendo in questo un passaggio importante per costruire insieme un dialogo davvero tra pari.

La paura forse sta da un’altra parte. Nel timore di un confronto vero e sano su quanto accade nella nostra società, e di cui la politica deve tenere conto.

Senza rimanere troppo indietro come ha fatto finora.

TAG: Culto, Luoghi, religione
CAT: Integrazione, Religione

Un commento

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  1. Marco Giovanniello 6 anni fa

    “200.000 cittadini che nel nostro territorio professano culti differenti dalla religione cattolica, la metà dei quali di fede musulmana”. Cittadini sì, ma in gran parte non cittadini italiani, quindi meglio dire abitanti. Ogni tanto sarebbe il caso di ricordare anche quelli che non sono interessati ad alcuna religione, peraltro.

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