Foggia, le aggressioni ripetute ai migranti della comunità anticaporalato

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30 Luglio 2019

Se si attraversa la provincia di Foggia in treno, entrando dal Molise e dirigendosi verso sud, si incontrano quasi solo campi coltivati, inframmezzati di tanto in tanto da centri abitati di dimensioni variabili. Non è raro notare, tra quei campi, figure chine, gruppi di braccianti sotto il sole. Spesso, stagionali. Molti, stranieri. Se si percorrono in auto alcune strade, si notano anche insediamenti nati in maniera improvvisata ma che finiscono col diventare stabili, e che talvolta divengono noti a livello nazionale per le condizioni di disagio in cui si vive, o per fatti di cronaca, come il “ghetto” di Rignano Garganico o quello di Borgo Mezzanone, sulla strada tra Manfredonia e Foggia.

In linea con lo scenario nazionale, dove aumentano gli episodi di aggressione (fisica o verbale) nei confronti di migranti o stranieri, anche in Capitanata si diffonde sempre più un clima razzista, che associato alle situazioni di sfruttamento lavorativo vissute dai braccianti stranieri, finisce con l’aumentare l’isolamento fisico e culturale delle comunità di migranti.

Il 15 luglio, due braccianti, un senegalese di 33 anni e un ragazzo della Guinea Bissau di 26, sono stati raggiunti da un auto in corsa mentre si recavano a lavoro. Dall’auto è partita una sassaiola ai danni dei due, che hanno riportato ferite guaribili in una settimana.

Due giorni dopo, un migrante viene speronato da un’auto mentre si reca al lavoro in motorino, proprio in mezzo a un incrocio. Perde un dente e ha una ferita al labbro. Mentre è a terra, sente qualcuno scendere dall’auto e colpire ancora lo scooter.

Il 23 luglio, tre lavoratori stranieri vengono attaccati sempre sulla strada di via Manfredonia, ad altezze diverse. Anche questa volta, come il 15 luglio, diventano oggetto di una sassaiola. Tutti riferiscono che l’aggressione è partita da una macchina nera. Per tutti e tre, lesioni alle testa; uno di loro, un gambiano di 22 anni, ha perso parzialmente la vista.

I braccianti aggrediti in questi episodi vivono tutti in una ex fabbrica abbandonata, nella periferia di Foggia, in via Manfredonia. Già negli scorsi mesi avevano denunciato intimidazioni subite mentre si recavano al lavoro e atti vandalici all’ex fabbrica. Negli ultimi anni, i migranti di via Manfredonia hanno dato vita a una comunità di lavoratori stranieri con regolare permesso di soggiorno in cui è bandita ogni forma di caporalato, così come ad esempio la diffusione di sostanze stupefacenti.Contattano direttamente i datori di lavoro e si recano al lavoro. Una piccola realtà di circa 50 persone, significativa nel suo muoversi fuori dai circuiti dello sfruttamento presente in altre parti d’Italia e della stessa provincia di Foggia, come Borgo Mezzanone (che sorge sulla strada tra Manfredonia e il capoluogo, e ospita circa 2000 migranti) o il ghetto di Rignano Garganico (sgomberato nel 2017, ma ricostituitosi quasi immediatamente).

Il settore dell’agroindustria in Italia, del resto, si regge da tempo su una forte componente di manodopera straniera (nel 2017 erano il 28% dei lavoratori del settore). In Puglia, su 178 mila lavoratori agricoli stagionali, circa 45 mila sono stranieri. In alcune realtà, i migranti sono spesso vittime di caporalato, con contratti irregolari, salari bassi e diritti inesistenti. Una situazione che ha portato nel 2016 all’approvazione di una legge che ha ridefinito il reato di capolarato aumentando le responsabilità e le sanzioni anche agli imprenditori che fanno uso di lavoro irregolare, e non solo agli intermediari. Negli ultimi anni, sono diverse le iniziative messe in campo dai sindacati e dagli stessi migranti per contrastare il fenomeno. Proprio a metà luglio, ad esempio, un gruppo di lavoratori nordafricani di Foggia e Borgo Mezzanone ha simbolicamente occupato la cattedrale di San Nicola a Bari.

Secondo i dati contenuti nel quarto rapporto su Agromafie e caporalato, pubblicato dalla Flai Cgil nel 2018, in Italia circa il 39% dei contratti di lavoro in agricoltura sono irregolari. In province come Taranto e Foggia, oltre l’80% dei contratti nel settore agricolo prevede retribuzioni al di sotto di quelle previste nei contratti nazionali. Una situazione che riguarda soprattutto migranti e donne, categorie per le quali spesso viene dichiarato solo circa un terzo delle giornate lavorative effettivamente svolte. Nel 2018, su 7160 ispezioni per caporalato sul territorio nazionale,  5100 hanno rilevato effettive irregolarità, una percentuale del 55%. Secondo il rapporto Flai, il 10% delle denunce e degli arresti per caporalato riguarda la Puglia.

Attualmente, tra i lavoratori di via Manfredonia crescono tensione e paura. Si sospetta che le diverse aggressioni siano state messe in opera sempre dallo stesso gruppo, ma finora si ignorano i motivi. Raffaele Falcone, segretario provinciale della Flai Cgil di Foggia (a cui aderiscono molti migranti di via Manfredonia), esclude per il momento l’ipotesi dell’intimidazione verso la comunità dell’ex fabbrica, propendendo per l’aggressione a sfondo razzista tout court.

Quali che siano i moventi, tuttavia, è fondamentale rompere l’isolamento fisico e mediatico in cui vivono le comunità dei braccianti stranieri, e in particolare quella di via Manfredonia. Accanto agli atti simbolici di solidarietà come la bicicletta antirazzista organizzata dai sindacati il 30 luglio, occorrerebbero interventi delle istituzioni per evitare non soltanto il crescere della tensione tra migranti e cittadini, favorendo anzi l’integrazione nel tessuto urbano e sociale, ma anche per impedire lo sfaldarsi di una comunità a causa della paura, rischiando di ingrossare realtà come il ghetto di Rignano e Borgo Mezzanone.

TAG: agricoltura, braccianti, Caporalato, Foggia, Lavoro, migranti, razzismo, sindacati
CAT: agroalimentare, Integrazione

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