Il conto di Brexit, la democrazia

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31 agosto 2019

Boris Johnson, come Trump, è uno che dice cose assurde, pericolose, false, e le fa. Ha detto che il 31 ottobre sarebbe stata Brexit, anche senza deal –  cioè anche a costo del caos. I sondaggi d’altronde rilevano l’opinione dei britannici sul no deal: un problema minore rispetto all’eventualità che Jeremy Corbyn, il leader laburista, vada al potere.

E’ difficile prevedere di cosa siano capaci i capaci di tutto.
Infatti è stato uno shock scoprire che, pur di perseguire la sciagurata idea di una Brexit a tutti i costi, il Primo Ministro tory sovranista anti-europeo sarebbe stato disposto a rinunciare anche alla democrazia.

Con la prorogation di cinque settimane imposta al Parlamento britannico, Johnson si è assicurato libertà di manovra – i famosi pieni poteri. I parlamentari non potranno interferire, controllare, non potranno azionare alcun processo di deliberazione democratica mentre il Regno Unito si accinge ad una decisione fondamentale, che riguarda diritti e libertà di milioni di cittadini. La moneta di Brexit è la democrazia, molto più e molto prima che l’economia.

Milioni di cittadini si sono mobilitati, con una petizione record al Governo britannico e manifestazioni nelle principali città richiamate dall’obiettivo civile e nonviolento “Stop the Coup”. Si sono mobilitati i parlamentari britannici – che il Primo Ministro vuole imbavagliare – con iniziative giuridiche e di disobbedienza.

Si sono mobilitati anche i Parlamentari europei con una richiesta urgente alla Commissione per attivare l’art. 7 dei Trattati UE – una procedura lunga, complessa e politicamente inagibile perché richiede l’unanimità del Consiglio Ue.

Per questo si sono attivati, direttamente e democraticamente, anche i cittadini europei con una iniziativa popolare che chiede alla Commissione UE di assumersi la responsabilità di proteggere le persone dagli abusi ai loro diritti e libertà fondamentali compiuti dagli Stati nazionali.

Brexit è stata sin dall’inizio una violazione alle libertà e ai diritti fondamentali dei cittadini britannici e dei cittadini europei tutti. E’ stata il frutto di una politica elettorale – o referendaria permanente – che ha espulso da sé la responsabilità di agire sulla base della convinzione invece che della convenienza, e con il metodo del diritto e della conoscenza in luogo di quello della popolarità e del sentiment.

Il Parlamento britannico ha un valore ontologico per le democrazie europee. La chiusura coatta è una prova di come i diritti e le libertà fondamentali dei cittadini non siano minacciate solo in Turchia o in Ungheria, in Polonia o in Russia, ma come questa minaccia tocchi tutti, davvero tutti, e non si scongiuri con un voto di fiducia al Governo anti-Salvini sulla piattaforma privata Rousseau ed il taglio anti-democratico della rappresentanza parlamentare.

L’iniziativa popolare (ICE) per lo Stato di Diritto in Europa può dare forza democratica alla debolezza politica delle istituzioni nazionali ed europee. Per essere vagliata dalla Commissione UE, serve raccogliere un milione di firme, in almeno sette paesi europei, Gran Bretagna compresa – almeno fino al giorno in cui Brexit sarà Brexit.

Si può – anzi credo si debba – firmare tutti. Si può farlo qui.

@kuliscioff

TAG: boris johnson, Brexit, democrazia, ICE
CAT: Istituzioni UE, Partiti e politici

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