Devi parlare! (amore vuol dir gelosia)

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5 ottobre 2018

Qualche anno fa ho passato alcuni giorni a Londra.
Ero lì per una vacanza, insieme con mio fratello e la sua famiglia.

Eravamo alloggiati in un residence. Nello stesso pianerottolo c’erano quattro stanze. In una stavo io con mio fratello, in altre due sua moglie e i suoi tre figli. La quarta stanza era occupata da una coppia di siciliani.

I muri del residence erano di carta velina e, da mezzanotte in poi, proprio quando ben volentieri ci saremmo arresi al sonno dopo una giornata di intense camminate, quei due attaccavano a questionare.

Impossibile ignorarli, parlavano in siciliano, dialetto che capisco benissimo (fosse stata una coppia di turchi, o anche di tedeschi non saprei cosa raccontarvi).

Ma, anche fossi nato a Bolzano, devo dire, quella conversazione l’avrei capita lo stesso: le frasi, chissà perché, venivano continuamente dette in siciliano e subito dopo, quasi a ribadire meglio il concetto, in italiano.

Quando dico “conversazione”, però, sbaglio. Per tutto il tempo lui urlava e lei stava zitta.

Ecco la “conversazione”:

Lui: Ai a’ parrari! Devi parlare!
Lei: mugolii e singhiozzi

Lui: M’ai a’ parrari! Mi devi parlare! Se ti faccio schifo me lo devi dire!
Lei: (non risponde)

Lui: C’hai n’autru? C’hai un altro?
Lei: (nuovi singhiozzi)

Lui: Ai a’ parrari! Devi parlare!

Insomma, così ogni notte per un’ora o due, per tre notti.

Nessuna variante. Nessuna risposta da parte di lei.
Mai visti né lui, né lei. Non posso nemmeno dire come fossero fatti.

Ma una mattina un contatto c’è stato.
Io e i miei nipoti stavamo scherzando nel pianerottolo, avviandoci verso l’uscita.
Dalla stanza dei due ci arriva una protesta.
E’ lei: grida con tutto il fiato e la rabbia che ha in gola: “La volete piantare di fare casino?”
Perché, quando voleva esprimere un pensiero, ci riusciva benissimo.

 

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CAT: Letteratura

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