Le foto giapponesi

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13 febbraio 2020

Ci sapeva fare.
Quando ti occupi di relazioni sindacali, ci sono cose che contano molto di più della profondità del tuo sapere e della forza del tuo ingegno.
Lui, per esempio, era molto simpatico e, come direbbero a Napoli, dove era nato, aveva “cazzimma”.

Quando, durante una serrata trattativa sindacale, si trovava di fronte ad una richiesta che non aveva nessuna intenzione di avallare, laddove colleghi più raffinati avrebbero parlato a lungo e in maniera molto articolata per spiegare le motivazioni dei no dell’Azienda, lui ricorreva ad una sceneggiata di grande effetto.

Si alzava in piedi e diceva ai suoi interlocutori: “Mi meraviglio di voi. Rimettete i piedi per terra! Dove credete di vivere? Nel paese dei balocchi? Come fate ad essere così ingenui?”, dopo di che  si alzava e se ne andava, borbottando: “Gesu’! Cose ‘i pazzi” .

La riunione veniva interrotta e lui, al rientro in sala, diceva serafico: “Adesso spero che si possa riprendere  a parlare seriamente”.

Spesso gli andava bene.
Anche perchè poi era bravissimo a “dare una mano” sottobanco al sindacalista che ne aveva bisogno…
Insomma, più che un professionista delle relazioni sindacali, era semplicemente un abile uomo di relazione.
Diceva: “Questo mestiere si fa così, punto e basta”.
Affermazione discutibile, anche se devo ammettere di avere spesso incontrato, nel ruolo di responsabile di relazioni sindacali, persone che, pur essendo molto più attrezzate sul piano professionale, intellettuale e dialettico, avevano meno successo di lui, proprio perché dotate di minor furbizia relazionale.

Un giorno mi sorprese raccontandomi una cosa che ancora mi diverte tutte le volte che ci penso.

Mi disse: “Lo sai che la mia foto si trova in moltissimi album fotografici giapponesi?”
Mi spiego’ quello che faceva.
Si avvicinava ai gruppi di turisti giapponesi. Cominciava ad indicare freneticamente se stesso e le loro macchine fotografiche.
I giapponesi puntualmente capivano che lui era una persona  gentile disposta a fotografare il gruppo e gli consegnavano la macchina fotografica, mettendosi in posa perchè lui scattasse la foto.
A quel punto, però, il mio amico, sempre a gesti, spiegava che  lui non aveva alcuna intenzione di fotografarli, ma semplicemente il desiderio di essere fotografato in mezzo a loro.

Allora uno di loro scattava la foto e lui veniva puntualmente fotografato in mezzo al gruppo.

“Scusami, però mi sfugge qualcosa. Perchè acconsentono?” gli dissi. Sorprendente la risposta:

“Devi sapere che i giapponesi sono persone molto serie. Se assumono un impegno, lo portano sempre a termine. Anche quando fosse stato assunto per un errore o un equivoco. Nel momento stesso in cui, a seguito dei miei gesti, loro, fraintendendone il significato, cominciano ad annuire e quindi a dare il loro consenso, si sentono impegnati ad eseguire. Così, sia pure un po’ stupiti della mia richiesta, lasciano che io mi metta in posa in mezzo a loro”.

Il mio amico si divertiva così.

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CAT: Letteratura

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