Dopo Expo la Procura Generale vuole vederci chiaro su Mps archiviata dai pm

13 Gennaio 2017

Ancora lui: il procuratore generale Felice Isnardi, l’uomo che ha riaperto i giochi sulla “piastra” di Expo indagando Beppe Sala, allora commissario di Expo e oggi sindaco di Milano, si mette di traverso a un’altra archiviazione chiesta dalla Procura di Milano, questa volta per Banca Mps.

Dopo la guerra Bruti-Robledo, il nuovo fronte si è spostato nel felpato corridoio della Procura Generale, da sempre poco frequentato dai giornalisti e abitato da pacifici magistrati un po’ in là con gli anni impegnati a rileggere pesanti faldoni di vecchie inchieste. La diversità di vedute su molte indagini tra la Procura e la Procura Generale  già evidente nell’ultima parte della stagione Bruti Liberati, sembra essersi accentuata con l’arrivo di Greco. Isnardi non è convinto del decreto di archiviazione emesso dalla Procura su Mps, indagata per la legge 231 del 2001 sulla responsabilità delle società per i reati commessi dai propri dipendenti nell’indagine sui derivati ‘tossici’ che coinvolge gli ex vertici della banca, Alessandro Profumo e Fabrizio Viola. Così ha deciso di sfruttare l’articolo 58 della legge 231 del 2001 che gli consente di svolgere «gli accertamenti indispensabili e, qualora ritenga ne ricorrano le condizioni, contestare all’ente le violazioni amministrative conseguenti al reato».

Non è un’avocazione vera e propria, ma non si può escludere che Isnardi chieda ulteriori verifiche oltre che sulla banca anche su tutti gli indagati all’udienza in programma il 15 marzo per discutere sull’archiviazione chiesta dalla Procura nei confronti di Viola, Profumo e altri 9 accusati di avere occultato le perdite milionarie di bilancio provocate dai derivati ‘Santorini’ e ‘Alexandria’. Nel frattempo, Isnardi va avanti su Sala e stamattina si registra un lungo colloquio nel suo ufficio col pm Paolo Filippini, uno dei titolari del fascicolo avocato sulla Piastra.

Manuela D’Alessandro

 

 

TAG: expo, Francesco Greco, milano, mps, Procura Generale
CAT: Milano

Un commento

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  1. favordebitoris 4 anni fa

    MEGLIO TARDI CHE MAI
    http://www.glistatigenerali.com/banche_macroeconomia/il-re-la-consorteria-collusiva-e-nudo/
    “che cosa ci insegna il caso Volkswagen? Fatta una norma per la tutela della salute dei cittadini europei era impossibile per le lobby automobilistiche tedesche opporsi. Il prezzo politico sarebbe stato troppo alto. È stato però possibile per molti anni aggirare la legge, agendo sulle norme amministrative di applicazione della norma stessa. Così hanno potuto influenzare chi doveva stendere le norme (i test) , chi le doveva applicare, chi doveva giudicare le proteste di coloro che si erano accorti della truffa. Ma le truffe, seppur molto protette, hanno le gambe corte, alla fine un’autorità fuori dal controllo delle lobby ha detto “il re è nudo” ed allora tutti sapevano, prevedevano, avevano capito.
    In Italia si sta verificando un’analoga vicenda: nel 1996 …. è stata imposta una legge sull’usura nell’interesse dei deboli, ponendo un limite anche agli interessi bancari ed ai crimini dei colletti bianchi ai danni delle PMI e delle famiglie. Chi poteva avere il coraggio di opporsi ad una legge destinata a debellare il reato di usura, un reato spregevole, un terribile peccato per tutte le religioni? Nessuno poteva farlo e nessuno pubblicamente l’ha fatto. Però, anche in Italia, è stato agevole, per le lobby bancarie, influenzare l’intero sistema, da chi deve stendere le norme, a chi le deve applicare.”
    PER ANNI UN GRUPPO DI IMPRENDITORI, MOLTO SPESSO IRRISI ANCHE DAL TRIBUNALE DI MILANO HA DENUNCIATO QUESTE MALEFATTE.
    RIPETO, MEGLIO TARDI CHE MAI: “ed allora tutti sapevano, prevedevano, avevano capito.”
    SPERIAMO CHE SIA LA STRADA PER ARRIVARE AD UNA PARITA’ DI DIRITTI FRA BANCA ED IMPRESA.
    gpastore.gp@gmail.com

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