Il mito della superiorità della sinistra

13 gennaio 2020

Si sente spesso dire che il difetto principale della sinistra politica e intellettuale italiana sia di considerarsi superiore. Questa idea è ormai un assunto fondamentale della vita politica italiana. Non bisogna più nemmeno portare prove al riguardo. Non solo questa idea è presupposta come un fatto incontrovertibile, ma è anche usata per spiegare altro: il successo del populismo, la crisi della sinistra, etc. Ripetuta come un mantra da opinionisti e politici è stata oggetto di migliaia di articoli e di alcuni libri (si veda, ad esempio, Luca Ricolfi, Perché siamo antipatici. La sinistra e il complesso dei migliori prima e dopo il 2008).

C’è stato un periodo in cui questa idea era forse sostanzialmente corretta. Nei primi anni 2000, all’epoca dei girotondi, nel pieno del berlusconismo di maggioranza, l’opposizione politica di sinistra esprimeva un rifiuto morale e antropologico nei confronti del berlusconismo.

Ma è ancora così, o meglio, è davvero così? La presunta ingenuità o sfrontatezza di questa domanda non dovrebbe sviarci da un fatto fondamentale: può capitare che idee così indiscusse e granitiche siano date per ovvie solo perché sono state ripetute incessantemente, senza mai essere contestate.

Per verificare se questo mito – ovvero che la sinistra comporti una presunzione di superiorità – ha una base reale possiamo chiederci se questa tesi sia vera storicamente o se sia vera strutturalmente.

Si può pensare che storicamente questo mito sia stato vero almeno in un certo periodo. Riconoscersi nella cultura di sinistra, in particolare per la cosiddetta “sinistra intellettuale”, voleva dire sentirsi superiori alla povertà ideologica della destra. Con lo sdoganamento della destra dei governi Berlusconi, molti stavano a destra senza avere un motivo pubblico del tutto convincente o dicibile (perché pensavano gli convenisse, perché non sapevano cosa fare altrimenti, o perché odiavano la sinistra per qualche vecchia ragione). Nel fare questo, pensare che la sinistra si mostrasse ingiustamente superiore come idee e atteggiamento poteva essere un utile corredo auto-assolutorio al proprio posizionamento politico. Sebbene questa ipotesi possa essere storicamente fondata, ora non può più spiegare una situazione in cui la destra ha elaborato chiaramente una sua ideologia e rivendica con orgoglio la propria identità.

A prescindere dalla verità storica di questo mito, c’è però un problema più strutturale. Può realmente essere vero che solo una parte politica (la sinistra) si senta superiore rispetto alle altre? Per capirlo bisogna chiedersi quali meccanismi psicologici sono in gioco. Sentirsi superiori può essere dovuto a una naturale inclinazione all’arroganza ingiustificata. Ma non possiamo presumere che la predisposizione all’arroganza sia prerogativa solo della sinistra dato che il tratto caratteriale, salvo casi particolari, è distribuito statisticamente in tutta la popolazione. In alternativa, sentirsi superiori può derivare dalla convinzione che le proprie idee e capacità siano superiori. Questo senso di superiorità, quello contestato implicitamente alla sinistra, non è un tratto caratteriale ma dipende dal giudizio di merito sulle idee e sulle capacità. Limitandoci alle idee, che sono più rilevanti per la dimensione politica, questo equivale a dire che se uno di sinistra si sente superiore agli altri è perché pensa che le idee di sinistra siano superiori alle altre.

Ma fermiamoci un attimo: non è questa un’ovvietà o addirittura una conseguenza necessaria del credere in certe idee e dell’avere una certa ideologia? Perché uno dovrebbe fermamente credere in qualcosa se non perché pensa che certe idee siano migliori e superiori alle altre?

Ogni parte politica non può che fare così. Anche i leghisti si sentono superiori a quelli di sinistra, per lo meno per quanto riguarda ciò in cui credono fermamente. Ciò vale anche per i grillini, per lo meno prima dell’esperienza di governo. Ovviamente l’oggetto del sentirsi superiori varia perché variano i valori a cui le differenti parti politiche credono. Solo un attaccamento debole, scipito e indeciso può credere in certi valori e idee e allo stesso tempo non pensare che siano superiori agli altri. Se non lo pensasse, perché uno dovrebbe credere in qualcosa e non in qualcos’altro?

È doppiamente contraddittorio sostenere che solo la sinistra si senta superiore agli altri (come se gli altri non lo facessero) e che si senta tale anche se è in crisi ultradecennale di identità. A questo punto entra in gioco una variante specifica del mito della superiorità. Secondo questa interpretazione è proprio per la crisi di identità della sinistra che attualmente quelli di sinistra si sentono superiori in modo diverso, su una base più morale e antropologica, e non meramente ideale. Questa tesi è in realtà una petitio principii, ovvero un modo per assumere la verità della propria tesi senza giustificarla. Non è del resto vero che una persona, oltre alla credenza nella superiorità delle proprie idee e valori, aggiunge spesso anche una credenza sulla superiorità della propria persona come tipo umano? Questo vale in generale: il leghista medio, operaio o partita iva che sia, non si sente superiore al radical chic di sinistra proprio come persona che vive un certo tipo di vita e ha un certo tipo di esperienze? L’intero apparato comunicativo del populismo contemporaneo si basa su questo pride popolare contro la vera o presunta presunzione delle vere o presunte élites.

Se è così, perché allora lo stigma del senso di superiorità viene lanciato contro la sinistra e non contro le altre parti politiche? Probabilmente non esiste una risposta univoca a questa domanda, ma si possono abbozzare quattro piste alternative, che forse non si escludono a vicenda.

1.      Il fautore del mito della superiorità della sinistra forse assume segretamente che i valori professati a sinistra siano in un qualche senso superiori. Però non lo può sostenere perché, per qualche motivo buono o cattivo, ha deciso di non aver più a che fare con la sinistra e per risentimento malcelato deve addossare la colpa alla sinistra.

2.      Il mito della superiorità della sinistra potrebbe dipendere dall’ipocrisia della sinistra. Secondo questa tesi, la sinistra sarebbe a parole piena di ideali di giustizia e apertura, mentre è di fatto piena di egoismo e privilegio. Sebbene ci sia del vero in questa opzione, ci si potrebbe chiedere: “e allora la destra?” Non ha sufficientemente mostrato incoerenza, ipocrisia, uso sfacciato di simboli e ideali per fini propagandistici per poi essere beccata con le mani nella marmellata? A destra abbondano gli esempi di politici corrotti che accusano gli altri di esserlo, di pluri-divorziati che militano nel family day, di difensori della patria che esportano i capitali, eccetera. Ma perché le accuse a destra non hanno la stessa presa?

3.      Si può ipotizzare che i propagatori del mito della superiorità della sinistra siano affetti da una boriosa pigrizia intellettuale. Esponenti del giornalismo, opinionisti e sottobosco politico hanno trovato la formula magica per addossare le colpe a una sola parte. Qualsiasi nefandezza ascrivibile alla destra (razzismo, accettazione di politici corrotti, incoerenza, etc.) sarebbe colpa del senso di superiorità della sinistra che non è più in grado di avere il punto di vista della gente comune. Vera o falsa che sia, questa tesi è una comoda via d’uscita che esonera tutta una parte (destra e antipolitica) dall’assumersi le proprie responsabilità politiche e culturali. In questo modo una larga fetta del mondo dell’informazione e della politica può sentirsi con la coscienza a posto per stare da una certa parte, senza doverlo spiegare.

4.      La sinistra ha finito per credere a questo mito. La lontana origine di questa perversa presunzione può risalire alla questione morale di berlingueriana memoria. Al giorno d’oggi, in mancanza di un apparato ideologico e valoriale – la pluridecennale crisi della sinistra – si sarebbe adagiata su questo assunto, lasciando credere alla destra che sì, quelli di sinistra hanno come tratto distintivo il presumersi superiori. Anche se sembra plausibile, questa opzione risulta sballata perché, se fosse vera, si baserebbe sull’assunto che la sinistra in questi anni sia stata in grado di convincere qualcuno di qualcosa. Invece, è sotto gli occhi di tutti che non è riuscita a convincere nessuno (se stessa in primis) di niente, non avendo né le capacità né i contenuti per farlo, e che è stata piuttosto l’insistenza polemica della destra a convincerla della sua presunzione di superiorità.

Anche se non sappiamo quale che sia la risposta giusta, il dibattito pubblico migliorerebbe se si smettesse di dare per scontato questo mito. Si potrebbero indagare le vere e più sfaccettate cause di certi fenomeni politici e culturali e si toglierebbe un alibi alla furba arretratezza della cultura politica di destra.

 

TAG: antiberlusconismo, berlusconismo, Crisi della sinistra, destra e sinistra, superiorità morale
CAT: Partiti e politici

Un commento

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  1. uldio-calatonaca 7 giorni fa
    Ben detto sul fatto che si parli tanto di mito della sinistra (sarebbe meglio dire delle sinistre, ma restiamo nella convenzione), di stato della sinistra, della sua situazione, deriva, efficacia, o del suo tracollo fallimento disillusione, incapacità eccetera. In fondo è abbastanza ovvio, a pensarci, ed il motivo è che non si può certo parlare ... del mito della destra, della sua efficacia, della sua azione della sua costruzione o direzione. Si deve parlare della sinistra perché della destra si può dure nulla. Ha fatto mai qualcosa la destra ? Che non sia, appunto, fare da argine e contraltare alla sinistra. Cosa è la destra, che cosa fa cosa ha lasciato di commentabile. Zero. Dalle dittature del '900 alle varie politiche di Reagan Thatcher, Nethanyau, passando per i nostri Almirante, Rauti,Alemanno fino ai Salvini Trump Bolsonaro odierni che hanno fatto questi movimenti guidati da questa gente. Nulla di cui si possa parlare, non sono intervenuti sullo stato sociale, sui servizi, sull'istruzione, sulla sanità, sui lavoratori, sui diritti di minoranze, donne emarginati omosessuali emigranti, sulla cultura,,, ovvero le poche volte che l'hanno fatto è stato solo per togliere, irrigidire, inibire qualcosa. Mentre la sinistra è sempre intervenuta su certe tematiche e - attenzione - molte volte l'ha fatto non bene, non equamente, non senza doppi fini o incertezze, ecco che si crea il dibattito, la critica, l'accusa. Chi non fa non sbaglia e non viene criticato e, d'latro canto, si riserva solo una facoltà, quella di criticare gli altri. Così va il mondo, diceva Vonnegut.
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