Folk psychology: la psicologia popolare intrisa di ideologie

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25 Luglio 2018

Negli ultimi anni, la cosiddetta Folk Psychology o Psicologia popolare o simili ha attirato l’attenzione di molti psicologi sociali negli Usa. Si è incominciato a prestare attenzione alla enorme quantità di giudizi e valutazioni caratteriali che accompagnano sia le conversazioni sia le confabulazioni interne. Se ci prestiamo attenzione, il formulare giudizi (in genere sugli altri…), appare come uno degli sport preferiti della gente. Si va da quelli che sono considerati pettegolezzi a valutazioni serie su cosa fanno e cosa esprimono altre persone, sia quelle che sono in un certo senso adiacenti a noi, sia quelle che soprattutto i media ci propongono come personaggi. Ora io possono dire di uno che è presuntuoso o poco affidabile, per colpirlo (e qui c’entra la paranoicità endemica della gente) oppure sto preoccupandomi, da genitore o altro, per il carattere del ragazzo che la mia giovane figlia ha incominciato a frequentare. Il problema si fa più serio quando tale frequentazione poi sfocia in una convivenza o addirittura un matrimonio.

Per costruire tali giudizi e valutazioni, le persone utilizzano categorie di valori che se da un lato sono basate su sedimentazioni le cui origini si perdono nella notte dei tempi (e che seguono in genere un paradigma semplificato e cioè positivo o negativo), dall’altro lato sono in continua trasformazione semantica del significato. Oggi, per esempio, affermare che X è “una brava persona” significa dargli appena appena la sufficienza, mentre affermare che è “bravo” nel fare qualcosa significa in ogni caso fornirgli un attestato di capacità; a prescindere da dove si applica questa capacità (per un campione sportivo si può usare lo stesso termine che si usa per Einstein, il che forse solleva qualche critica da snob intellettuali…).

Anche se il termine “bravo” è rimasto, oggi non si ha però più certo il coraggio di dire che qualcuno è “virtuoso” (a meno che non lo si voglia canzonare). In compenso affermiamo che un procedimento, un processo è “virtuoso”, con chiaro riferimento ai buoni risultati che così si ottengono. Cioè la trasformazione semantica sembra quindi essere fortemente condizionata dai substrati ideologici che la dinamica sociale, politica, economica, tecnica ecc. continuamente pone in essere. Il marito di mia figlia è 0k perchè sta dimostrando di essere coscienzioso nel  proprio lavoro, e magari di prospettarsi, una notevole carriera (passando per ora sotto silenzio che tale figlia, magari con l’aiuto dello psicoanalista, sta pensando di andarsene per le asserite mancanze coniugali a livello di comprensione, affetto, erotismo ecc.).

Ora questo continuo travaso dalle ideologie dominanti oggi viene facilitato da media e soprattutto tv e social, i cui operatori forse non si rendono conto di essere solo i trasformatori di valori ideologici in materiale che viene fornito in abbondanza al patrimonio delle valutazioni personali. Ma in questo anche qualche politico può, e questa volta con lucidità, non essere da meno.

Ma il problema che può emergere è un altro e cioè il valore assiomatico e cioè perentorio che tali valori assumono. Qui forse si abitua la gente a non chiedersi anzitutto se vi è certezza in queste affermazioni ma poi, e non è un aspetto secondario, quali funzionalità abbiano nella propria economia psicologica interna. I colleghi psicoanalisti sanno bene come a volte desti stupore in persone intelligenti (ed anche culturalmente preparate), mostrare loro che il bagaglio di valori che decisamente affermano, servano a mantenere ben saldi meccanismi di difesa. La saldezza di questi meccanismi appare fondamentale per evitare la caduta in mondi interni ansiogeni e depressivi.

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TAG:
CAT: Psicologia

2 Commenti

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  1. beniamino-tiburzio 2 anni fa

    OK, Giorgio. Attento, però, alle scivolate grammaticali. Lo so la tastiera, il pc………fa niente.

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  2. gmajorino 2 anni fa

    Certo,certo. Ma gli stravolgimenti sintattici e grammaticali possono essere il tentativo snobbistico di trasformare lo scritto nel verbale, come fanno i ragazzi su social e cellulari (il che, alla mia eta’, lo ammetto, e’ un po’ patetico…)

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