Che ignorante! La realtà ci parla, ma noi non capiamo più quello che ci dice

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30 novembre 2018

Le parole dell’Avvento
Prima domenica
Segno

E tutte quelle cose sono una sorta di parole visibili (Agostino)

Super thronos viginti quatuor, è la frase che, nel Nome della rosa, Guglielmo di Baskerville e il suo discepolo Adso trovano scritta sul muro che nasconde la porta per entrare nella stanza più interna della biblioteca, dove è custodito il segreto di quello che stava avvenendo nell’abbazia: la morte misteriosa di diversi monaci.

Primum et septimum de quatuor, aveva rivelato loro uno dei monaci prima di morire: era lì il segreto per accedere al finis Africae, il luogo misterioso e più nascosto della biblioteca. Guglielmo, per un involontario suggerimento di Adso, intuisce che si tratta di premere la prima e l’ultima lettera della parola “quatuor”. E così la porta si apre, spalancando loro la possibilità di trovare quello che stanno cercando.

Probabilmente Eco ha voluto trasmetterci così un’immagine del mondo, fatto di segni misteriosi che si offrono a noi e chiedono di essere decifrati per lasciarci entrare nel segreto delle cose che cerchiamo.

L’uomo però si muove per lo più indifferente nei corridoi della biblioteca del mondo, i segni non ci dicono più niente, forse non desideriamo più neppure conoscere, rischiare, capire. Rimaniamo intrappolati nei labirinti della quotidianità, rifacendo le stesse strade, sprecando il tempo in una sopravvivenza sterile.

Anche Galilei parlava del mondo come un grande libro scritto da Dio, un libro che sta davanti a noi e chiede di essere letto.

In questo passo del Vangelo di Luca, Gesù parla di segni negli elementi atmosferici, il sole, la luna, le stelle, perfino nella terra stessa. Sono quegli elementi che anche il mondo pagano considerava forieri di presagi. È la realtà in cui siamo immersi. Questi elementi atmosferici acquistano qui un valore profondamente simbolico: il sole, la luna, le stelle sono i nostri punti di riferimento. Il sole indica l’oriente, ci permette di collocarci nel mondo; le stelle guidano il cammino e danno la direzione; la luna, con le sue fasi, ci permette di collocarci nel tempo.

Questi segni ci parlano. Gesù ci invita a prendere consapevolezza di dove ci troviamo, verso dove stiamo andando, in quale tempo della nostra vita ci troviamo. Solo così, potremo entrare, come Guglielmo e Adso, nel profondo mistero della nostra esistenza.

Ma per lo più siamo analfabeti o lettori superficiali di veloci tweet. La realtà ci sembra incomprensibile perché non abbiamo più il tempo per meditare sui segni che ci stanno davanti.

I segni ci aiutano a dare un nome a quello che caoticamente avviene nel nostro cuore, soprattutto quando siamo travolti, come nel tempo descritto da Gesù, dall’angoscia e dalla paura, dall’ansia e dalla pesantezza. I segni ci permettono di fare ordine, come nel momento della creazione, in cui Dio trasforma il caos in un ordine chiamando per nome le cose. È la stessa azione creatrice in noi a cui Gesù ci richiama: dare un nome, un segno, a quello che si agita nel nostro cuore.

I segni ci permettono di comunicare, innanzitutto con noi stessi. Se proviamo a dire a noi stessi quello che stiamo vivendo, questo esercizio ci aiuterà a fare chiarezza. Dare un nome a quello che sta avvenendo nel cielo sopra di noi, ci permette di capire dove siamo, verso dove possiamo trovare rifugio, in quale direzione vogliamo proseguire.

I segni ci permettono di comunicare con gli altri. Non si tratta necessariamente di parole, perché i segni sono un insieme molto ampio di cose. L’altro non può sapere quello che abbiamo nel cuore finché non gli mettiamo davanti dei segni che può interpretare. Forse non comprenderà mai esattamente quello che ci portiamo dentro, ma l’unico accesso possibile, per quanto parziale, sono i segni che noi stessi possiamo offrire.

Dio stesso comunica con noi attraverso i segni: prima di tutto attraverso il segno della Parola, le parole umane della Scrittura attraverso le quali Dio ha scelto di parlarci, e poi il grande segno che è Gesù Cristo stesso, la Parola per eccellenza, che ha preso forma umana proprio per essere capito da noi, che non possiamo comprendere altro linguaggio che quello.

Dio ci parla anche attraverso quello che muove dentro di noi: i nostri affetti sono anche segno della presenza dello Spirito che ci spinge verso il bene. È su questi segni che occorre discernere, perché parlano in mezzo ad altri segni, possono confondersi tra le spinte del Nemico e le parole che noi stessi ripetiamo stancamente a noi stessi.

In fondo quella stanza preziosa al centro dell’abbazia è un po’ come il nostro cuore, non è facile accedervi, ma certamente ci sono dei segni da interpretare per poter trovare la verità di noi stessi.

*

Leggersi dentro

  • Se provi a guardare i segni del tempo che stai vivendo, come lo descriveresti?
  • Cosa si sta muovendo dentro di te in questo tempo della tua vita?

 

 

TAG:
CAT: Religione, Teologia

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