È la settimana del Global Climate Strike. Allora prepariamoci. #Day1

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11 marzo 2019

Questo è un diario personale, del tutto personale, e quindi in quanto personale anche del tutto collettivo, perché non c’è niente di personale che non sia collettivo. E questa è una settimana eccezionale, venerdì prossimo infatti si celebrerà il primo sciopero mondiale per il clima, uno dei tanti Friday for Future, nati su ispirazione di una sedicenne svedese di cui ormai tutti conoscono il nome e le trecce rosse. E ormai tutti pure conoscono la storia dei sit-in di questa ragazza davanti al parlamento del suo paese, e le foto di lei a reggere il solito cartello di protesta anche in mezzo alla neve, in un atteggiamento di coerenza e di dedizione alla causa che deve averci fatto impallidire un po’ tutti, o almeno a me è successo. E il suo fischio, il suo richiamo collettivo a un’azione più massiva, sembra cominciare a funzionare, sempre più persone sono state conquistate alla causa, e tra queste persone, tra quelle che venerdì prossimo scenderanno in strada, ci sono anche io. E di questi giorni di preparazione allo sciopero di venerdì prossimo vorrei tenere un piccolo dario, del tutto personale e collettivo allo stesso tempo.

Greta Thunberg è ormai un’icona globale. Stamani ho visto il video del suo discorso al TEDx di Stoccolma, l’ho visto mentre aspettavo il treno, e devo ammettere che ormai non c’è mezzo su cui viaggio che non mi accenda qualche domanda in termini di emissioni atmosferiche, è diventata per me una specie di fissa, ma credo che vada bene così. Nel video del TEDx Greta racconta la sua storia, della sindrome di Asperger che porta addosso e del suo mutismo selettivo. E se questa ragazza dimostra sicuramente una sensibilità fuori dal comune, c’è da provare  immaginare lo sforzo necessario per produrre un risultato quale quello che lei stessa sta determinando, provate a mettervi nei suoi panni e cercate di riprodurlo, vi immaginate le energie che potrebbero servire? Sull’altro piatto della bilancia stanno però le cose molto concrete che dice, perché parla dei ghiacci che si sciolgono, delle emissioni di CO2 prigioniere dell’atomosfera terrestre e della necessità di operare per un contenimento del riscaldamento globale, citando spesso la questione dei 1,5 gradi celsius di aumento delle temparature medie come soglia che non dovremmo sorpassare, un limite che è stato fissato dal Panel Intergovernativo sul Cambiamento Cliamatico (IPCC) convocato dai governi per definire gli obiettivi dell’Accordo sul Clima di Parigi del 2015. Se nei prossimi anni le temperature dovessero aumentare oltre questa soglia gli effetti potrebbero essere catastrofici.

Non ci sono però edizioni straordinarie dei telegiornali a parlare di queste cose, dice Greta nel suo discorso al TEDx, e se qualcosa comunque si sta facendo per garantire un abbattimento delle emissioni questo qualcosa è comunque sempre troppo pooco rispetto a quanto servirebbe per tenerci sotto l’asticella dei 1,5 gradi celsius di aumento delle temperature medie. E tutti abbiamo sicuramente notato, per dirla con un adagio ormai diffusissimo, che non ci sono più le mezze stagioni, e che si può passare dal caldo al freddo e viceversa con molto più velocità di quanto avvenisse qualche decine di anni fa. Io, classe 1974, ricordo che fino a almeno venti anni fa situazioni climatiche sicuramente più dolci. E quello che mi colpisce è che di fronte a questa evidenza dei fatti, compresi gli eventi estremi a cui sempre più spesso assistiamo nei casi di alluvioni che hanno portato morte e devestazione, nessuno si sia mai alzato in piedi con la forza e la determinazione che questa ragazza sta dimostrando. Possibile che finora a nessuno sia venuto lo spunto, me compreso, per tentare qualcosa del genere? Possibile che la nostra coscienza collettiva finora non abbia fatto una scatto, che non abbia sentito quello stesso click che all’età di 11 anni ha sentito Greta?

Perchè è successo anche dove abito io, a Livorno, una città che da questo punto di vista sembrava essere una delle più sicure, è successo anche a 600 metri da casa mia che un corso d’acqua non sia riuscito a canalizzare tutta la pioggia caduta a monte, sulle colline, e che in due ore sia piovuto quanto in sei mesi, e poi quell’acqua se ne sia venuta fuori da tutte le parti, esondando da tutte le parti, scollinando da tutte le parti, fino a intrappolare una famiglia e riuscendo a lasciare un’intera città con quella domanda che ormai sta aleggiando un po’ ovunque: ma che sta succedendo? E mentre tutti si fanno questa domanda, perchè tutti, magari in silezio, ce la stiamo facendo questa domanda, l’unica evidenza è che nessuno ha la risposta, nessuno sa esattamente in che direzione stia andando il nostro pianeta, sicuramente però non da quella buona. Greta chiude il suo intervento al TEDx di Stoccolma dicendo che non è tempo di fare discorsi di speranza, perché, almeno a livello di questioni ambientali, l’unica speranza che abbiamo è di fare oggi stesso qualcosa, con una piccola avvertenza: di palliativi, almeno in fatto di clima e di ambiente, adesso, al punto in cui siamo arrivati, non sembra farsene davvero più niente nessuno.

TAG: 15 marzo 2019, ambiente, Friday for future, Global Climate Strike, Greta Thunberg, sciopero per il clima
CAT: clima, economia circolare

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