L’otto marzo non serve a niente? il Test di Bechdel

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8 marzo 2019

A dire che certe ricorrenze non servano a niente, di solito sono proprio i controinteressati. E’ naturale. Sono quelli che hanno il “dente avvelenato” rispetto a ciò che si festeggia o ricorda, e mai a caso. Sono quelli a cui rode ad esempio che il mondo del lavoro abbia un giorno in cui ri-pensarsi o svagarsi, che la Resistenza ne abbia un altro, o quelli, da tutt’altra sponda, come me, a cui rode ad esempio si festeggi quel 4 novembre dedicato “alla vittoria” nella prima guerra mondiale, un vero inno allo sciovinismo. Ma passiamo oltre. Ci dicono:  l’otto marzo non serve più, i diritti già ci sono, le discriminazioni rimosse, insomma non insistete oltre! Si, certo, ne muoiono ammazzate un bel po’ l’anno, ma sono solo mariti possessivi, rari casi isolati.

Ma poi si leggono certi “appelli della lega di Crotone” sull’otto marzo, in cui si dice che: “il ruolo naturale della donna è volto alla promozione e al sostegno della famiglia” e che “la sempre più marcata autodeterminazione della donna ‘suscita’ un atteggiamento rancoroso nei confronti dell’uomo”, e così, cari fratelli e sorelle, si capisce che c’è ancora, in questo paese, un pezzo del “Nome della rosa” incastonato tra le pietre dei nostri palazzi e che l’inquisitore è solo andato a prendersi un caffè.

E allora guardiamo invece a chi riflette sulle vicende del mondo dedicandovi più dei dieci minuti convenzionali di una chiacchiera da bar. C’è infatti un bellissimo articolo della BBC (1) che ho da suggerire alla vostra attenzione sulla discriminazione di genere nel campo culturalmente più pervasivo che sia mai esistito, “l’arma più forte”, il cinema. La BBC ha infatti sottoposto molte pellicole ad un geniale stress-test, il “Test di Bechdel”.

Che cos’è il “test di Bechdel”? In pratica funziona così: un film lo supera solo se all’interno della sua trama ci sono almeno due donne con un nome, le due donne parlano tra loro, le due donne infine (e qui viene il bello) parlano di qualcosa che non sia “un uomo”.  Bhe, sappiate che più della metà dei film che hanno vinto l’Oscar dal 1929 ad oggi non ha passato questo semplice test. E non solo, sappiate che negli anni ’30 le pellicole che lo passavano erano più di quelle di adesso. E si potrebbe anche chiudere qui. Ma voi potreste pensare che il test sia stato inventato proprio per sostenere una tesi, elaborato magari in modo furbetto. E quindi il vostro dubbio legittimo va smontato al volo, il “Test di Bechdel” è infatti figlio di una semplice vignetta di Alison Bechdel (che vi allego) ed è passato piè pari dalla penna di un vignettista agli onori della ricerca scientifica (caso direi unico).

 

 

Ma andiamo avanti, la “performance” del test negli anni 30/40/50/60 era, mediamente, ben superiore a quella degli anni 70/80/00/10, segno che una tendenza al ruolo di “spalla” della rappresentazione femminile si afferma come dato ‘strutturale’, storico-culturale, e non episodico.

Il dato è ulteriormente confermato dal grafico che allego sotto e che rappresenta la proporzione tra le parole pronunciate dagli attori maschi e femmine nelle pellicole premiate con l’Oscar, in sostanza quante parole pronunciano in questi film i personaggi maschili e femminili, fatta la tara di quelli che dicono poche battute. Ebbene l’effetto è devastante, in almeno due casi drammatici delle pellicole che hanno vinto l’Oscar non hanno nessun personaggio femminile parlante, e praticamente tutti e 25 i film analizzati, tranne uno, sono mere rappresentazioni narrate “al maschile” della realtà.

 

 

 

Nella ricerca “Gender bias without borders” (2) emerge altrettanto chiaramente quanto i personaggi femminili siano sottorappresentati (circa il 30%) in un cinema diretto da maschi (93%), scritto da maschi (80.3%) e prodotto da maschi (77.3%). Un cinema nel quale la nudità femminile è doppia e la centralità dell’aspetto fisico è sei volte quella dei maschi.

Ecco, se questa industria culturale produce il nostro immaginario, se l’omologazione che ne deriva guida, ovvero ha un influsso nel profondo del nostro senso comune, questo è, anche da solo, motivo e movente d’un otto marzo che serve, serve, serve… e servirà. Adottate un leghista funzionale.

 

 


(1) https://www.bbc.com/news/world-43197774?fbclid=IwAR10JkQSmwvAKP_Vlv3AsxtmrW6hj8NmYKrcrLhJI59tuYLa5snNlVZrTlA
(2) https://seejane.org/wp-content/uploads/gender-bias-without-borders-executive-summary.pdf

TAG: Cultura
CAT: costumi sociali, Media

Un commento

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  1. lina-arena 2 settimane fa
    a quando la festa per le madri dei corrotti, dei corruttori, dei briganti e dei violenti che ammazzano le donne ? chi educa i bulli? chi si compiace del figlio maschio violento?
    Rispondi 0 1
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