Giancarlo
Ghigi

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Mi sono laureato in Scienze Politiche all'Università degli Studi di Padova. Sono seguite molteplici esperienze di attivismo sociale, controinformazione e volontariato. Da molti anni mi occupo di formazione e introduzione ai linguaggi multimediali ed ho svolto alcune attività di consulenza editoriale in ambito sociologico.

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Ultimi commenti

Pubblicato il 30/05/2018

in: Il conte, il commissario e la "Camera dei mercati"

Forse nel testo, per sintesi, non si esprimeva il concetto in modo chiaro, la sua nota mi dà modo di farlo, la ringrazio. La tutela costituzionale dei risparmi è definita dall'articolo 47 della carta: "La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l'esercizio del credito. Favorisce l'accesso del [...] risparmio popolare alla proprietà dell'abitazione, alla proprietà diretta coltivatrice e al diretto e indiretto investimento azionario nei grandi complessi produttivi del Paese." Qui è chiaro il riferimento alla "tutela del risparmio" dalle crisi bancarie che tra il 1887 ed il 1893 dilapidarono i depositi italiani; a chiarirlo il riferimento esplicito al disciplinamento e controllo degli istituti di credito. Il secondo comma dello stesso articolo, mosso da finalità programmatiche, spinge la Repubblica a "favorire" l'investimento popolare azionario, secondo un modello da "capitalismo renano". Tornando invero alla "tutela dei risparmi" di cui qui si parla fa riferimento invece al discorso del Presidente Mattarella, rileggiamola nel suo testo: "L’incertezza sulla nostra posizione nell’euro ha posto in allarme gli investitori e i risparmiatori, italiani e stranieri, che hanno investito nei nostri titoli di Stato e nelle nostre aziende. L’impennata dello spread, giorno dopo giorno, aumenta il nostro debito pubblico e riduce le possibilità di spesa dello Stato per nuovi interventi sociali. Le perdite in borsa, giorno dopo giorno, bruciano risorse e risparmi delle nostre aziende e di chi vi ha investito. E configurano rischi concreti per i risparmi dei nostri concittadini e per le famiglie italiane." Con tutta evidenza non si tratta di tutela del "risparmio" legata all'insolvenza degli istituti di credito, ma alla tutela del "risparmio" dovuta alla volatilità di investimenti azionari, il riferimento è anche qui esplicito. Una evidente forzatura estensiva del testo costituzionale, alla luce della quale il presidente si assume un ruolo di sovradeterminazione delle politiche governative che egli non può porsi, se non nelle forme del veto sospensivo di cui all'art.74 della carta costuzionale. Spero che questo chiarisca la sintesi che nel testo può apparire ambigua. Grazie.

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Pubblicato il 17/10/2016

in: Alzati da quell'amaca! Michele Serra e il referendum

La modernizzazione dello Stato è ahinoi una faccenda che ha ricadute sul popolo. Sappiamo entrambi che una 'modernizzazione' potrebbe essere tale quanto essere una truffa, ed in entrambi i casi le ricadute riguardano direttamente il popolo. Come pensare, senza tornare al Machiavelli, che si possa (sulla natura stessa dell'assetto costitutivo) prescindere da una consultazione? Ed [...] infatti sulle revisioni della Costituzione i costituenti lo scrissero con chiarezza all'art.138: "Le leggi stesse sono sottoposte a referendum popolare [cfr. art. 87 c.6] quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali.". Questo serviva e serve tutt'ora ad arginare un possibile dispotismo governativo (si veda l'ascesa del fascismo o il tentativo di revisione di Berlusconi vinto da un referendum). Altra cosa sono invece le leggi di bilancio ed i commi da lei citati all'art. 75. In realtà qui si sta mettendo in discussione un criterio più profondo, ovvero la presenza o meno di istituti di democrazia diretta, istituti previsti nel nostro ordinamento nel 1948 e che fin da allora un ceto di faccendieri ha sempre vissuto con infinita ostilità. Comunque su una cosa sono d'accordo con lei, la Costituzione va letta. Non va mitizzata, ma va letta. E prevede appunto il referendum sulle leggi costituzionali. La Costituzione stessa è il frutto di una situazione sociale, storica e politica segnata da una grande ed attiva partecipazione popolare, che seguiva un periodo buio, una situazione di passivizzazione totalitaria, di segno opposto, accentrativo. Oggi, appare evidente, le tendenze centripete, le tendenze al Principato sono invece in pericolosa ascesa.

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