Archeosofia: la voce degli ex-adepti

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15 Gennaio 2020

Quattro milioni di italiani fanno parte, secondo la Squadra Anti Sette della Polizia, di un’organizzazione settaria. Indagare su questo argomento – che sottende lobby di potere più o meno forti, ma sempre molto agguerrite – obbliga a riflettere non sulla libertà di culto (che è sancita in modo sacrosanto dalla Costituzione), bensì su alcuni meccanismi di manipolazione che si insinuano nei rapporti di potere dei culti distruttivi, e che esulano la religione e il credo.

Le testimonianze di ex-adepti o di persone che si sono avvicinati a culti spesso poco noti sono l’unica testimonianza per comprendere cosa accade all’interno di alcune segrete realtà, che spesso si ammantano di sorrisi e affabilità, e nascondo dietro il silenzio inquietanti e dolorose dinamiche. Ascoltare le voci di persone che hanno fatto parte di un’organizzazione diventa allora fondamentale, e dare loro voce quando sostengono versioni concordanti diviene un imperativo morale. Esattamente come accaduto con l’Associazione Archeosofica, che ha sede a Pistoia e diramazioni in tutta Italia, di cui con Carmine Gazzanni abbiamo scritto ampiamente in “Nella Setta” pubblicato qualche tempo fa da Fandango. Dopo il nostro libro la Squadra Anti-Sette ha aperto un’inchiesta ancora in corso, e si sono moltiplicate le testimonianze di fuoriusciti che hanno raccontato la loro storia alla carta stampata – come accaduto su Vanity Fair o sul Il Tirreno – o in televisione, come accaduto a Matrix o a Prima dell’Alba. L’Archeosofia ha replicato dicendo di non essere una setta, e numerosi fuoriusciti ci hanno scritto con il desiderio di rilasciare un’intervista per raccontare la loro esperienza relativa all’Archeosofia, anticipando dei documenti inediti che mostrano sconvolgenti verità.

 

Che cosa fa l’Archeosofia?
L’attività dell’associazione è pubblica ed ha carattere culturale, storico, artistico ma anche sportivo. Essere affiliati all’associazione, partecipare alle molteplici attività, generalmente non desta particolare apprensione né preoccupazione fra amici e familiari. Le tematiche affrontate sono molteplici, interessanti ed attrattive. L’incontro con la dottrina con i suoi contenuti esoterici, avviene gradualmente e spesso mediante l’offerta di incontri di approfondimento correlati alle attività pubbliche verso le quali si è mostrato particolare interesse. Quando l’affiliato concentra attenzione e tempo alla dottrina, viene avviato verso l’Iniziazione; da quel momento cambiano molte cose. E cambia anche la sua vita.

Essere affiliato all’associazione è cosa diversa da essere un iniziato all’ordine. E differente è la relazione con “la vita di prima”, con la famiglia e con gli amici.

Citando Palamidessi, il Fondatore dell’Archeosofia, bisogna essere “Missionari confusi fra la folla”. Ma non bisogna dimenticare che la regola principale dell’appartenenza all’Ordine è un Segreto da non rivelare a nessuno, tanto meno ai familiari. Ecco perché “confusi”, cioè “coperti”.

Ma che cosa è l’Iniziazione?

Dell’Iniziazione non si parla: è un segreto da non rivelare a nessuno, nemmeno all’affiliato amico, a quello con cui si dividono momenti di studio o di attività, figurarsi ad un familiare/estraneo! Segreta è la località dove si trova il Tempio per l’Iniziazione, Segreti sono i Rituali, Segreta è la dottrina iniziatica contenuta in un’apposita e riservata editoria. Segreta deve rimanere l’affiliazione, il grado di appartenenza, il pagamento in contanti della cerimonia di 1200 euro per ognuno dei dodici gradi e rigorosamente custoditi in segreto anche le vesti e gli ammenicoli consegnati ad ogni iniziato.

Cosa comprendono questi ammennicoli? 

Si tratta di una “maschera”, ossia un cappuccio nero, consegnato “per nascondere la (tua) personalità e lavorare nel completo isolamento” (secondo quanto scritto da Tommaso Palamidessi nel rituale di Iniziazione). Poi c’è un bastone da viaggio, oggetto sacro una “Verga Magica di protezione di forze”(Tommaso Palamidessi rituale di iniziazione), una lanterna che illumini di sapienza e guidi il cammino dell’iniziato rispettoso dei dettami imposti dall’Ordine, un mulino da preghiera (quello costa intorno ai 450 euro) per “scacciare demoni ed esseri immondi” (Rituale della domenica Tommaso Palamidessi), un pentacolo diverso a seconda dei Gradi, che offre protezione dai pericoli e dalle forze ostili. Questi oggetti, insieme alle vesti, non possono essere “profanati” dalla vista altrui, pertanto a chi non garantisca una custodia sicura, l’associazione offre il deposito (a pagamento) delle vesti e del materiale consegnati all’iniziato. Dei pentacoli e talismani protettivi, Tommaso Palamidessi, ha trattato ampiamente, definendoli oggetti “a difesa dell’individuo conto le forze malefiche dei vivi e dei morti, contro malefici e jatture…”. “La scienza dei talismani – ha scritto Palamidessi ne “Il Messaggio quaderno di Scienze esoteriche-astrologia-psicologia” – ha molti segreti che solo pochissimi conoscono, segreti che possono conferire ad una sostanza proprietà che prima non aveva. Questi segreti vengono trasmessi da Maestro a Discepolo”. Sempre sui pentacoli scrive: “la stessa persona senza quell’oggetto non ha questa luminosità. Prova evidente dell’efficacia del Pentacolo spiritualizzante. Ci troviamo innanzi ad una Scienza profonda, a una energetica di santificazione che un giorno sarà oggetto di appassionante studio”.

Quali sono le altre cose che vengono trasmesse da Maestro a Discepolo?

Sono  informazioni importanti per utilizzare i talismani, in occasioni astrologiche propizie o particoli, quali ad esempio il Capodanno, per il quale, sempre Palamidessi ne Il Messaggio, “prescrive di consumare (questo) talismano con il fuoco in conformità alle istruzioni che vengono consegnate con il talismano stesso… Perciò chi vorrà aderire all’appuntamento magico di Capodanno, prenda atto delle modalità allegate e mi scriva.” Come si legge, il Fondatore, raccomanda in più occasioni, l’assoluta riservatezza e l’importanza del “segreto”. Si comprende pertanto come sia impossibile, per un affiliato all’ordine, mettere al corrente un familiare.

Tra l’altro nel Tempio, durante la cerimonia di iniziazione, si giura solennemente “ubbidienza all’Ordine, segretezza” secondo il Rituale di Iniziazione Tommaso Palamidessi e “amore e fedeltà ai Superiori e al Sovrano Gran Maestro dell’Ordine”, in oltre si garantisce di “rimanere fedeli ad ogni segreto affidato e ad ogni dovere richiesto per il bene dell’ordine e dell’archeosofia”.

La famiglia, soprattutto se non aderente all’associazione, non deve sapere. Del resto, farsi una famiglia, specie se con persone non affiliate, non è raccomandato.

Tommaso Palamidessi a pag. 3 del XX quaderno, scrive “la procreazione che entusiasma molti è sovente un’opera micidiale… Una coppia può generare dei corpi di figli che si comporteranno da autentici figli di Dio o soltanto delle persone comuni, tiepide o indifferenti alla religione, quando non sono l’incarnazione di demoni o semplici corpi di animali dal sembiante umano.”

Nello stesso testo, è contenuto un capitolo che risponde a un quesito dal tono imperativo: un archeosofo DEVE o NON DEVE mettere al mondo dei figli?, che lascia intuire chiaramente il grado di libertà di comportamento di un affiliato.

Un affiliato all’ordine, sempre attenendosi a quanto scritto dal Fondatore, deve praticare il distacco dalla famiglia (XXXVI quaderno): “i gradi della rinunzia sono: esclusione per tutti di quel disordinato amore delle creature e di sé… chi vuole essere perfetto dovrà spingersi ancora oltre la pratica della rinunzia… distacco dalla famiglia, povertà affettiva, continenza, castità.”

Se ne sono al corrente, che reazione hanno avuto i tuoi amici alla tua affiliazione?

Con l’affiliazione all’associazione e all’ordine, si risponde ad un chiamata dall’alto. Tommaso Palamidessi scrive nel testo l’Evangelo Eterno “Iddio vi ha prescelti e (se volete) non apparterrete a questo mondo dominato dalle forze sataniche”.
Già questa affermazione identifica per l’affiliato un’appartenenza ad un gruppo di prescelti, che non contempla legami con il mondo ordinario.

Quantità ingente di tempo e di attività viene dedicata alla lettura e allo studio dei quaderni del fondatore, degli studi di Benassai e nella frequentazione di conferenze e corsi promossi dall’associazione. In questo modo i rapporti con l’esterno vengono gradualmente e naturalmente tagliati. Del resto il lavoro dedicato all’adeptato è importante: poiché “nessuno può salvarsi l’anima dalle conseguenze del peccato se non mette in opera i requisiti della Santità chiaramente indicati dalla Teologia Morale Archeosofica…” (Tommaso Palamidessi Avviamento all’Evangelo Eterno). “Il vero Iniziato alla meta archeosofica partecipa quale membro effettivo all’Assemblea dei Primogeniti iscritti nei cieli” (ibidem). Dunque preoccuparsi di cosa pensano della nostra scelta di affiliazione le persone comuni, gli amici, quelli che “generano nel peccato semplici corpi di animali dal sembiante umano” diventa alquanto secondario.

In questo momento com’è l’atteggiamento della tua famiglia e dei tuoi amici a riguardo?

Un affiliato non ha rapporti sinceri con gli amici o con i familiari, ai quali deve nascondere molte cose della sua esistenza. Ad essi non ha più tempo da dedicare, sentendosi investito di un compito molto elevato, che lo distingue da tutti gli altri. In sostanza, anche se l’affiliazione non comporta l’abbandono della vita “ordinaria”, implica che tutte le energie e l’impegno, anche economico, vadano a vantaggio della missione a cui ci hanno detto di essere stati “chiamati”. Si è liberi di aderire o meno all’Archeosofia, ma la dottrina presuppone dei passi importanti che non vanno sottovalutati.

Cosa è successo quando ti sei allontanato?

Un affiliato all’ordine segreto è tacciato di tradimento se abbandona la missione a cui ha giurato fedeltà, obbedienza e segretezza. Tutta la dottrina archeosofica è ammantata di pratiche magiche, mediazioni sui simboli e talismani, su oggetti “santificati”, miti e leggende,rituali definiti di “Alta Magia” “indispensabili a quanti vogliono prendere contatto con le gerarchie spirituali, gli enti di luce, ed entrare nei ritmi astronomici che facilitano le trasmutazioni” (Il Messaggio Tommaso Palamidessi). Di fondamentale importanza nella archeosofia è il quaderno dedicato al Graal, la coppa che viene tra l’altro utilizzata durante le cerimonie di iniziazione, dove si è investiti del ruolo di “Cavaliere del Graal”.

“(…) Fra poco riceverai l’investitura dei Cavalieri del Graal con la spada fiammeggiante a due tagli, da chi ha la potestà per farlo: un Maestro iniziatore o il Generale dello stesso ordine. La spada che potrai impugnare ti servirà a difendere i fratelli contro le condensazioni malefiche di energia e contro le larve fantomatiche demoniache”. – Rituale di Iniziazione Tommaso Palamidessi.

Di certo, alla luce di quanto scritto dal Fondatore stesso, se l’archeosofia scomparisse, coloro che vi dedicano completamente la loro esistenza, sarebbero smarriti e privi di riferimenti affettivi ed identitari. Ma anche preda di frustrazioni e sensi di colpa, tipici delle dipendenze affettive.

Continua… 

TAG: Archeosofia, Culti distruttivi, Matrix, religione, religioni, Sette, sette in toscana, Tirreno, Tommaso Palamidessi, vanity fair
CAT: Editoria

Un commento

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  1. alesparis69 8 mesi fa

    Grazie per l’articolo, raccapriccianti i contenuti

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