Le intercettazioni, giudici, le trattate voi. Per cui, in galera andateci voi

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5 Novembre 2017

Io sulle intercettazioni ho sempre avuto le idee chiare. Nel senso che non ci dovete rompere i coglioni: noi si pubblica tutto. La rumenta e le notizie che hanno una stretta relazione con l’inchiesta. Nel nostro mondo, non esistono intercettazioni che possano essere considerate irrilevanti, per il semplice motivo che il campo editoriale è molto, molto, largo, e ciò che a me potrebbe non interessare, a un altro apparirà decisivo. Piccolo esempio di scuola: durante Calciopoli uscì una vera chicca, che Alessandro Moggi, il figlio di Luciano che faceva il procuratore, ci aveva provato con Ilaria D’Amico organizzando un voletto privato a Parigi, una cenetta romantica tre stelle, che con l’aggiunta di quattro componevano le sette dell’hotel prescelto. E naturalmente una sola stanza. Ilaria nostra non fece un plisset, alla reception fece aggiungere una stanza e mandò in bianco il ragazzo (che a casa aveva pargoli e moglie). Ora è chiaro che questa storiella avrebbe potuto anche non interessare i lettori di Avvenire (tutto da dimostrare), ma come negarla al popolo di Alfonso Signorini?

Quando si parla del problema intercettazioni, c’è come l’idea che la rilevazione etica dei comportamenti altrui tocchi al giornalista. Il quale toglierà e metterà a seconda di una presunta società ideale che nella realtà non esiste e non è mai esistita. Il problema intercettazioni non ha nulla a che vedere con l’etica, ma soltanto con la responsabilità personale e professionale degli individui interessati. I giornalisti sono gente di merda a cui dell’etica frega un’emerita cippa. Noi sogniamo tutte le notti di rovinare rapporti e famiglie, amicizie e legami indissolubili, sogniamo di vivere in un verminaio. Si può mai pensare di affidare la salvezza del mondo a una simile categoria? Piuttosto, chi tratta questo materiale incandescente? Il giudice. Il giudice ha le carte, le legge, le scruta, le valuta. Ascolta le intercettazioni. Si diverte da matti. Se è un giudice responsabile ne gode con rigore esterno e interno. È il giudice che deve salvare il mondo, è la sua sensibilità la protagonista di una vicenda umana che spesso coinvolge persone diverse, vite diverse. Con un potere così definitivo, si può mai pensare di mandare in galera i giornalisti solo perchè sono venuti in possesso (e chissà poi da chi) di notizie succulente? Il compito della magistratura è mettere queste intercettazioni in sicurezza, prima ancora di decidere cosa è rilevante e cosa no. La categoria è in grado di farlo, è in grado di garantire lo stato, i suoi cittadini, è in grado  di stabilire un’organizzione interna per cui regole ferree, controlli ferrei, punizioni inflessibili, sovrintenderanno al suo buon funzionamento? Il problema è semplicemente qui. In galera ci dovete andare voi, cari giudici, se non siete custodi severi e attenti del tempio.

Con questa storia dei giornalisti irresponsabili, la magistratura l’ha sempre buttata in caciara. Persino Gratteri, un giudice che sa di mondo, quando si è trattato di immaginare una riforma in nome e per conto del governo Renzi ha proposto il carcere per i cronisti. Ma che noia! Ma non avete un altro argomento per nascondere le vostre responsabilità? In questi giorni volano esempi talmente scemi da rasentare l’irresponsabilità. È stata citata l’intercettazione con cui la ministra Guidi sintetizza i suoi rapporti con il compagno sotto controllo telefonico, parlando di “sguattera del Guatemala”. Era rilevante, non era rilevante, dava più tono al contesto, faceva capire, no, non c’entrava per nulla, quel ministro ha perso la sua onorabilità. Una discussione veramente patetica. Non vi erano terzi coinvolti, non vi erano vite umane in discussione oltre ai due malinconici protagonisti, ma di che cosa stiamo parlando?

Non ci sono terze vie, quando in discussione è la dignità dei cittadini. I custodi di quella dignità sono i giudici, che rappresentano lo Stato. Su di noi, su noi giornalisti, che siamo molto peggio dei giudici, non fate conto. Noi rappresentiamo interessi privati, interessi economici, non siamo mandatari etici per conto di dio. Per cui, onestamente, non ci rompete i coglioni. E smettetela con questa storia della galera.

TAG: legge sulle intercettazioni
CAT: Giustizia, Partiti e politici

Un commento

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  1. umbrito-tamburini 3 anni fa

    Sempre grande! Dispiace che sia stato conferito titolo al gioco del calcio, ipostasi del marciume patrio, e che il correttore automatico abbia accettato “plisset” -piega andava benissimo

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