Napoli: città di Masaniello e di Mastuggiorgio

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23 Ottobre 2019

Nel 1979 usciva il brano “Je so’ pazzo”, di Pino Daniele.

Il cantautore napoletano, nel corso di tutta la sua carriera, ha sempre dimostrato di essere un passo avanti rispetto ai tempi, forse anche di prevederli.

La canzone lo portò alla ribalta, all’inizio, non tanto per il suo significato, ma perché, tra le strofe, c’era un’imprecazione, che divenne il ritornello più facile da ricordare.

Il brano è però denso di significato e racconta, delle tematiche molto importanti, come tra l’altro Pino Daniele, nella fase iniziale della sua carriera, ha cercato di fare. Ha creato in quel periodo, in contemporanea con altri gruppi, tra la fine degli anni ’70 ed i primi ’80, quella corrente che, scimmiottando l’inglese, un po’ masticato nel dopoguerra, si chiamava “neapolitan power”.

“Je so’ pazzo” è tratto dall’album intitolato “Pino Daniele” e fu pubblicato nel maggio del 1979 con il brano “Putesse essere allero” sul lato B del 45 giri.

Il cantante, nello scrivere questo brano, si è ispirato, all’ultimo discorso pubblico di Masaniello, fattosi portavoce della rivolta del popolo napoletano nel Seicento.

Pino Daniele, raccontava in quel periodo, con le sue canzoni, le inquietudini di una generazione che vive la città, in un momento molto difficile (quale momento sia facile per Napoli?) ed, in quella sperimentazione, fusa tra i canti popolari ed il blues americano, il cantante cerca di svegliare le coscienze e far nascere un “nuovo Masaniello”.

Un Masaniello, che anche schernendosi, per il suo stato di ignorante, a viso duro, tenta di prendere la voce, ed in questo modo, cerca di alzare l’attenzione, intorno alla sua ( ma di molti) voglia di protestare e far sentire la propria ragione, senza aver bisogno dei soliti giri di parole.

Oggi, di fronte al continuo progresso, di città che vogliono proiettarsi in un mondo sempre più globalizzato, Napoli resta indietro, ma forse sarebbe meglio dire, più che Napoli, i napoletani.

Di sicuro, in ognuno di noi, napoletani sempre intendo, vive forte il senso di rivincita, di fronte a quelli che individuiamo come i nostri “avversari”.

Gli altri possono essere i ricchi, quelli che vivono in città organizzate, a misura d’uomo, dove non c’è traffico, le strutture sanitarie ti assistono in modo impeccabile e dove le università, sfornano centinaia e centinaia di laureati, belli e intelligenti, che hanno leadership e occupano posizioni nella nuova classe manageriale.

A volte, cerchiamo di superare questi vuoti, con quella classica autostima un po’ da pugile suonato, con la frase:

–       Ma noi abbiamo la creatività, riusciamo ad uscirne fuori sempre.

Vale ancora?

Oppure, ci riempiamo d’orgoglio, pensando a tutti i posti che il mondo ci invidia, alle bellezze naturali e storiche, nemmeno se ognuno di noi, le avesse fatte con le proprie mani.

Intanto, la città è ormai avvinghiata dalle spire di una inefficienza imperante.

Basta andare in una banca, ormai sportelli per anziani, poche se non nulle, sono le speranze di un “napoletano” di avere accesso a linee di credito.

Lo stato di sovraindebitamento è tale che, gli stessi nonni, a cui molti tengono, hanno acceso mutui e plurifinanziamenti.

Parliamo poi di tutte le utility, di una città che aspira ad essere alla pari di qualsiasi, dico qualsiasi, città europea, dovrebbe avere, per Napoli inesistenti e/o inefficienti.

Subentra allora il fattore scaramantico, la sfortuna, “ a malaciort’ “

Ma questa visione venisse dal popolo, la si può anche accettare, quasi alla pari di una situazione folcloristica, una delle tante alle quali non solo siamo abituati, ma che ormai rappresentano, a livello mondiale, il nostro brand e non sto qua a citarle, sarebbe ridicolo.

Ma la cosa preoccupante è che a parlare di elementi avversi, di congiure divine, è l’elite.

Spopola nei cinema il film “Joker”.

Anche io l’ho visto, ho accompagnato mio figlio, quattordicenne (il film è vietato ai minori di quest’età).

Pensavo, lasciandomi ingannare dal personaggio, fosse un film di quelle saghe di super eroi.

Nulla di ciò. Ho trovato, in questo film, un messaggio pericoloso.

La condizione instaurata, in questa città, quella dove “Joker” vive, buia e abbandonata, carica di sporcizia e di tutti quegli aspetti negativi, che una città, guarda caso come Napoli, può avere, trascurata da quella classe sociale che invece dovrebbe farsene carico, dall’elite, culturale ed economica.

L’elemento scatenante, della rivolta che sconvolge il sistema, fino ad allora drogato e dormiente, è il gesto di un folle, un moderno “Masaniello”, pazzo, ma lucido nella sua analisi, anche se omicida nella sua azione.

La trascuratezza e la noncuranza di quella massa di persone, ai margini di un mondo, da parte delle classi benestanti, quelle dei ricchi e degli acculturati, quelli che muovono capitali, solo per tenersi la loro libertà di azione, incuranti della prigionia altrui.

La stessa elite, che in un’altra sala cinematografica, in una zona “in” della città, guardava “Il sindaco del rione sanità”.

Durante la proiezione, ripercorrendo la trama che fu dell’opera teatrale, il “sindaco” declina tutte le negatività dei professionisti (di allora, degli anni ’60), ragionieri, avvocati, architetti, ed alle sue battute, in sala un ridolino stridente, quasi compiaciuto.

Questa città, che sembra ancora vivere una specie di sottosviluppo, dove, alla scarsezza delle risorse economiche, si contrappone l’incapacità di una classe politica e sociale, di promuovere attività per valorizzare le risorse presenti.

Risorse che sono proprie del territorio, che potrebbero creare economia, tutto questo bene, sperperato, dalle deficienze organizzative, come potrà essere mai sfruttato?

Allora, in una città che si solleva solo quando qualcuno alza la voce, come un pazzo senza freni, avesse forse bisogno invece di un ‘Mastuggiorgio?

Per chi legge, è non conoscesse la cultura popolare napoletana, ‘O Mastuggiorgio è un personaggio particolare.

‘O Mastuggiorgio, un antico mestiere, o meglio uno specifico compito di un infermiere, degli ex manicomi (‘e Pazzarie ).Egli era addetto a sorvegliare i malati di mente, affinché non provocassero danni a se stessi ed ad altri. Doveva avere un fisico robusto, per poter intervenire, se necessario, anche bloccando il malato e infilandogli la camicia di forza.

Ma nel linguaggio napoletano, questo appellativo, è anche sinonimo di uomo determinato, che si ritiene capace di prendere in mano, una situazione difficile o le redini di una impresa, che naviga in cattive acque.

Quindi, abbiamo varie scelte, un antico “Masaniello”, un moderno “Joker” o un risoluto ma determinato Mastuggiorgio.

 

TAG: avv Monica Mandico, joker 2019, maastuggiorgio, masaniello, napoli
CAT: Governo, Napoli

2 Commenti

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  1. vincesko 11 mesi fa

    Premetto che anche io faccio un abuso di virgole. Questi articoli sarebbero ancora più gradevoli se rispettassero la punteggiatura. Almeno andrebbe evitata la virgola tra il soggetto e il predicato verbale o tra quest’ultimo e il complemento oggetto. Grazie, comunque.

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  2. avvocatomandico 11 mesi fa

    Grazie mille per l’osservazione, farò attenzione dopo il suo suggerimento.

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