Il PD accetti una resa senza condizioni

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14 marzo 2018

Lo scenario che è emerso dalle elezioni di domenica 4 marzo, per quanto difficile da risolvere, è piuttosto semplice da descrivere. Nessun partito o coalizione ha ottenuto la maggioranza dei voti e al momento nessuna forza politica sembra avere in parlamento il consenso sufficiente per poter formare un governo. Pertanto, l’unico modo per evitare subito nuove elezioni è che si creino delle alleanze tra diverse forze politiche. Il punto è chi debba allearsi con chi.

Il Partito Democratico, il grande sconfitto di queste elezioni, si è detto indisponibile a sostenere sia un governo della Lega sia un governo del Movimento 5 Stelle. Dal canto loro, La Lega il M5S, i due vincitori di queste elezioni, non sembrano avere intenzione di allearsi tra loro. Il M5S ha però sorprendentemente aperto a un accordo con il PD. Dico “sorprendentemente” non solo perché i due partiti divergono sostanzialmente su tutto, ma anche perché il M5S ha sempre fatto del PD il suo principale avversario, dipingendolo come quanto di più turpe sia possibile immaginare.

Sebbene l’alleanza più sensata da un punto di vista programmatico sarebbe indubbiamente quella tra M5S e Lega, la quasi totalità di giornalisti e opinionisti sostiene con forza che l’unica alleanza possibile è quella tra M5S e PD. Non solo. L’ostilità del PD verso una simile alleanza viene letteralmente descritta come eversiva. Con sprezzo del ridicolo, la responsabilità dell’attuale situazione di stallo viene attribuita al PD, lo sconfitto, e non al M5S e alla Lega, i vincitori. In particolare, ci si rifiuta di chiedere al M5S di fare quello che il PD ha fatto cinque anni fa, ovvero di accettare un’alleanza scomoda per dare un governo al Paese. Mentre per il PD nel 2013 l’alleanza fu con pezzi del centrodestra, per il M5S oggi sarebbe con la Lega.

Inoltre, giornalisti e opinionisti sembrano ignorare un aspetto importante della vicenda. Il M5S non ha chiesto al PD un’alleanza, ma un sostegno incondizionato. Ieri Luigi Di Maio, parlando alla stampa estera, è stato chiaro: “Non contempliamo alcuna ipotesi di governo istituzionale o di governo di tutti perché il 4 marzo gli italiani votando M5S hanno votato un candidato premier, una squadra di governo e un programma”. E ha aggiunto: “Non siamo disponibili a immaginare una squadra di governo diversa da quella espressa dalla volontà popolare. C’è stata una grande investitura”.

In questi giorni molti osservatori hanno paragonato la situazione di stallo che sta vivendo l’Italia a quella da cui è appena uscita la Germania. Tuttavia, costoro dimenticano due cose. Primo, che dal punto di vista programmatico la CDU di Angela Merkel è enormemente più vicina alla SPD di Martin Schultz di quanto il M5S lo è al PD. Secondo, che la CDU per ottenere il sostegno della SPD ha dovuto accettare significative cessioni sul piano del programma e della compagine di governo. Per fare qualcosa di analogo, il M5S dovrebbe rinunciare all’abolizione del Jobs Act e della Legge Fornero e cedere ministeri importanti come quello degli Esteri, dell’Economia, del Lavoro, della Giustizia. Tuttavia, in Italia le cose vanno diversamente. Quello che il M5S chiede al PD è un sostegno incondizionato o, in altri termini, una resa senza condizioni.

Sorprende il modo in cui la quasi totalità dei giornalisti e degli opinionisti italiani descrive questa situazione di stallo. Per fare solo un esempio, ieri sera a Otto e mezzo Lilli Gruber ospitava Carlo Freccero e Andrea Scanzi. Il primo sosteneva che il M5S fa bene a dichiararsi disposto a formare un governo esclusivamente alle sue condizioni e che il PD ha il dovere di adeguarsi. Il secondo concordava e spiegava che se il PD intende continuare con questo ‘ostruzionismo’ le ipotesi sono due: o tra qualche mese il PD cederà a un accordo con il centrodestra facendo così passare il M5S dal 32% al 40% o il M5S farà un governo di scopo con la Lega giusto per approvare una nuova legge elettorale e per poi presentarsi agli elettori chiedendo di scegliere fra loro e la Lega. Non ho capito bene se il PD potrà partecipare a queste elezioni o dovrà essere sciolto.

In breve, quello che in una qualsiasi democrazia parlamentare sarebbe giudicato aberrante – cioè la pretesa di una resa senza condizioni – in Italia è giudicato normale e, viceversa, quello che in una qualsiasi democrazia parlamentare sarebbe giudicato normale – cioè il rifiuto di una resa senza condizioni – in Italia è giudicato aberrante. Basterebbe un po’ di buon senso per riconoscere che c’è qualcosa che non va in tutto questo, ma come scriveva Manzoni: “il buon senso c’era; ma se ne stava nascosto, per paura del senso comune”.

TAG: democrazia, governo, informazione, movimento 5 stelle, partito democratico
CAT: Governo, Partiti e politici

Un commento

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  1. alfio.squillaci 5 mesi fa
    Formidabile per chiarezza e concisione.
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