Pazza idea: incarico di governo a Di Maio

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9 Dicembre 2016

“Apriremo il Parlamento come una scatola di tonno”, probabilmente ricorderete l’anatema di Grillo prima delle elezioni politiche del 2013. Da allora sono passati quasi quattro anni e oggi il Movimento Cinque Stelle rischia realmente di diventare forza di governo. A quanto pare non c’è colpo capace di intaccarne la credibilità: non sono bastate le infelici affermazioni di alcuni esponenti, Di Battista inserito dal NYT tra i politici “ballisti”, i recenti scandali sulle firme false o i primi mesi di fuoco della sindaca Raggi. La crescita di consensi popolari è stata inarrestabile e, se non fosse bastata la tornata elettorale delle amministrative – nella quale oltre a Roma i grillini hanno portato a casa anche Torino – il referendum parrebbe confermare che l’elettorato è pronto a consegnare loro la guida del Paese.

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(grafico: Termometro Politico)

La stampa italiana questo fenomeno non riesce proprio ad incasellarlo e si agita, producendo nella maggior parte dei casi l’effetto contrario. “Ho più paura del grillino che c’è in voi che del renziano che c’è in me” ha affermato una influencer sui social e questa frase riassume tutta la difficoltà a capire la portata di questo fenomeno politico. L’elettorato dei Cinque Stelle è oggi più che mai variegato e annovera laureati, professionisti, le dimenticate “partite IVA”, insegnanti, e molti, molti giovani. In altre parole la classe media di oggi e quella di domani. Peccato però che nell’immaginario comune la classe media non esista più e nel “paese reale” sono sempre meno i coraggiosi che mettono su impresa o famiglia, esponendosi al rischio di tirare a campare. Questo è il target del nuovo elettorato a Cinque Stelle, quello che non è riuscito a trovare le risposte che cercava nemmeno col governo Renzi.

Non è dunque una sorpresa se oggi Grillo invochi le urne al fine di capitalizzare il consenso costruito in questi anni. Quello che, col senno di poi, avrebbe dovuto fare Matteo Renzi dopo la vittoria alle Europee del 2014. Se voto sarà, difficile credere che la prossima legislatura non sarà guidata dei Cinque Stelle.

Un’alternativa c’è, per quanto folle possa sembrare, ovvero che il presidente Mattarella affidi a Luigi Di Maio l’incarico di formare un governo che traghetti il Paese fino alla scadenza naturale della legislatura prevista nel 2018. E’ quello che chiedono anche gli italiani, secondo quanto afferma un sondaggio Ipsos reso noto nel corso della puntata di Di Martedì andata in onda il 6 dicembre scorso.

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Sarebbe un banco di prova decisivo per i grillini che si troverebbero a passare dalle chiacchiere all’azione e giocarsi il tutto per tutto, proprio come ha fatto Renzi a suo tempo. A quel punto, a seconda del lavoro svolto, sarebbero gli elettori a ragion veduta a premiare o punire i Cinque Stelle.

Verrebbe da dire “meglio un Di Maio oggi che cinque anni di salto nel buio domani”.

Immagine: profilo Facebook ufficiale di Luigi di Maio
TAG: beppe grillo, crisi di governo, Luigi Di Maio, Mattarella, Matteo Renzi, movimento cinque stelle
CAT: Governo, Partiti e politici

4 Commenti

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  1. vescina 4 anni fa
    per carità !!!
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  2. mario-bosso 4 anni fa
    Bravi! Cancellate anche i commenti?
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  3. ferdy 4 anni fa
    prima o poi dovranno dimostrare essere all'altezza di quello che dicono,o no?,non vorrei che fossero altrettanto bravi a declinare l'invito.
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  4. giuliana-gambino 4 anni fa
    Il punto è che non credo proprio che intendano governare, all'opposizione è difficile fallire. Nel 2013 il rifiuto di partecipare ad un governo di larghe intese è stato autoconservazione, la scusa dell'inciucio era perfetta per celare un fatto inequivocabile, non erano assolutamente preparati e sarebbero stati fagocitati dal PD. Oggi facevo caso al "NO" a Gentiloni per collaborare alla stesura della nuova legge elettorale da parte di Lega e FDI, loro in realtà sono mediati da Forze Italia che ha dato la disponibilità al governo, loro intanto attingono elettorato nelle piazze per poi ricompattarsi al momento delle elezioni ma il M5S ancora una volta si chiama fuori ma per fare cosa? il 51 % dei voti, difficilmente lo otterrà mai in un paese ormai tripolare e rifiutando sempre e a priori qualsiasi collaborazione per non intaccare il suo elettorato, sembra avere l'obbiettivo soltanto di prendere tempo e di restare a vita il simbolo del "contro tutti".
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