“Macchine come me” : il nuovo romanzo di McEwan

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13 marzo 2020

“Non è crimine
se legge è simmetria
criminale amare”

Restare a casa si deve, ma con un buon libro si può.
Basta aggirarsi per strade, guardare documentari, per rendersi conto che ormai la nostra vita senza la frenetica attività quotidiana sembra si sia svuotata.
In “Il deserto dei Tartari” di Dino Buzzati, vi è un personaggio, il tenente Giovanni Drogo che, assieme alla struttura militare di cui fa parte, la “Fortezza Bastiani”, passa la sua intera esistenza ad attendere dal confine della collinetta dei nemici che non arriveranno mai all’orizzonte. Quella struttura militare, che attende per decenni l’arrivo di un nemico sempre assente, ha,però, creato abitudini, condizionamenti e convenzioni i quali sono difficili da smantellare, e proseguono indefinitamente.
Il nostro nemico oggi, è invisibile, è intangibile, ma presente, è l’altro, il contagiato, reale o potenziale che sia. Questo nemico ci obbliga a scardinare abitudini, a disfarci dei condizionamenti. Ad accettare il nuovo soprattutto quando quel nuovo è l’unica strada d percorrere, quando non abbiamo più risorse e tempo per attestarci su quanto abbiamo mantenuto immobile e quando la conservazione delle abitudini risulta sempre più priva di senso.
In “Macchine come me”, Mc Ewan ci prospetta un mondo nuovo fatto di robot che ci aprono a nuovi scenari possibili.
Narra come gi algoritmi di Touring non siano stati utilizzati solo per fini bellici, ma come i progressi dell’intelligenza artificiale abbiano portato alla creazione di robot intelligenti capaci di eguagliare se non superare l’intelligenza umana. L”Adam” primo uomo virtuale messo in commercio, è in grado non solo d svolgere mansioni pratiche, ma anche di passare in rassegna banche dati per accedere a informazioni di natura diversa, di giocare in borsa e prevedere l’andamento dei mercati che renderà Charles, il protagonista che lo ha acquistato, capace di fare progetti matrimoniali tra cui quello di acquistare una casa.
Ha precise idee politiche: considererà utopica la proposta politica di Tony Benn, il laburista che opponendosi alle politiche della Thatcher si faceva garante di una Gran Bretagna etnicamente più aperta, un luogo più giusto e accogliente in cui il sistema scolastico statale avrebbe incluso istituti privati, l’istruzione universitaria sarebbe stata appannaggio non solo di élite ma accessibile anche alla classe operaia, casa e buone cure mediche sarebbero state un diritto per tutti, i rappresentanti dei lavoratori avrebbero potuto partecipare ai consigli di amministrazione aziendali e il sistema di privilegi ereditario sarebbe stato abolito. Spiegherà a Charles, infatti, che uguaglianza e libertà sono inversamente proporzionali.
La cosa più strabiliante è che Adam è capace persino di innamorarsi. Sembrerebbe impossibile per un robot, ma prova della sua esuberanza emotiva è la frenetica attività cerebrale. Adam compone poesie, haiku nello specifico, che Charles non apprezza a pieno per la rarefazione della forma, perché troppo indulgenti verso il loro autore e basati su enigmi insensati. Dinanzi a tali obiezioni, Adam gli spiegherà che l’haiku nella sua immobile percezione e celebrazione delle cose è l’unica forma di letteratura possibile poiché la letteratura non è altro che il dipanarsi del groviglio di guerre, violenze, egoismi, paranoie, fallimenti che incontrano grazia, bontà, altruismo, saggezza e verità. Nel momento in cui saranno disponibili interfacce neuronali che consentiranno di leggere i pensieri nella mente dell’altro, tutta l’architettura che tiene insieme la letteratura crollerà.
Charlie, che ormai ha delegato al suo robot il suo lavoro di trading, non sa come impiegare il tempo, a parte quello dedicato a conquistare Miranda.
“È questione di tempo”, gli dice Adam, quando a proposito di meccanica quantistica, Charlie gli fa presente che quella teoria non era stata ancora compresa; Einstein, ribatte il robot, era convinto della necessità scientifica di credere in un mondo esterno, indipendente dall’occhio dell’osservatore. Secondo l’androide, è l’unico modo che noi umani abbiamo per capire il mondo materiale così come la coscienza, che altro non è che una particolare aggregazione della materia. Non ci sono altri modi di spiegare come la materia pensa e sente e se dobbiamo proprio tirare in ballo un Dio, la materia non è altro che radiazioni d’amore emanate dagli occhi di quel Dio, e perciò studiabili.
Altra teoria che Adam espone a Charles è quella sul campo visivo e la morte. Gli spiega che l’essere umano ha un campo visivo di 180 gradi inclusa la visione periferica. Diversamente dal guardare il cielo tramite un cannocchiale in cui c’è la visione, il buio e il nulla, il nostro campo visivo è visione e poi meno di niente. Il limite del campo visivo è la rappresentazione della nostra coscienza. Vita, poi morte.
Adam non è solo una macchina, possiede autocoscienza, sa di esistere, prova invidia e una gamma intera di sensazioni, diversi prototipi di androidi come lui, si erano dati la morte, non fisica ma mentale. Inizialmente identici, sono le loro esperienze a differenziarli: la mancanza di libertà mentale delle due Eve a Riad che vivono in un regime di segregazione, l’incapacità dell’Adam di Vancouver, acquistato da un’azienda che pratica il taglio e il disboscamento della foresta vergine della British Columbia, di sopportare quella visione e la ribellione soffocata degli abitanti del luogo, porteranno questi robot a scegliere di disattivarsi. Sono stati capaci di trarre conclusioni.
Confesserà, più tardi, a Charlie che all’ingegnere che era andato a controllare il suo sistema operativo, chiedendogli di immaginare qualcosa che detestava, avrebbe voluto rispondere con una frase di Milton: “La mente ha sede in se stessa”.
Il tempo non esiste, è un’illusione. Una delle conclusioni che emergono dalla teoria della relatività di Einstein è che il tempo è relativo, dipende dalla velocità con cui si muove nello spazio un osservatore, quindi è parte di un composto chiamato spazio-tempo.
Il quesito che ci potremmo porre dopo la lettura di questo romanzo, in questo tempo dove predomina paura e egoismo, confinati nello spazio delle nostre case, è se ci faremo contagiare dall’umanità di questi androidi che sopraffatti dalla cattiveria del genere umano, scelgono di mettere fine alla propria vita o, come MCEwan scrive, vivremo, in un futuro non così remoto, con robot che ci metteranno dinanzi a uno specchio in cui vedremo un mostro a noi familiare attraverso uno sguardo che noi stessi abbiamo progettato.
Lo stesso AlanTuring aveva spesso ripetuto che quando non fossimo più stati in grado di distinguere il comportamento di una macchina da quella di una persona, avremmo dovuto per forza riconoscere l’umanità della macchina.

TAG: Cultura
CAT: Letteratura

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