Il ruggito degli ignavi. Quelli che sul web insultano Greta e Vanessa

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3 Gennaio 2015

Dopo cinque mesi di silenzio, si viene a sapere che Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, le due cooperanti italiane rapite in Siria lo scorso luglio sono probabilmente vive. Su youtube appare un video di 23 secondi che allarma ma che ridà anche speranza: le due ragazze sono vestite di nero e hanno il capo coperto dal velo, mostrano un cartello con la data del 17 dicembre 2014 e rivolgono un appello all’Italia perché le riporti a casa, visto che sono in “grave pericolo”.

Insomma, c’è ancora la speranza di riportarle a casa sane e salve, di restituirle alle proprie famiglie e alle proprie vite. Ci si immagina una mobilitazione dell’opinione pubblica italiana, almeno un po’ di pressione sul governo perché si dia da fare. Invece accade l’esatto contrario: Greta e Vanessa diventano l’obiettivo di un’ondata di insulti senza precedenti, lanciata da giornali, internauti e politici.

Il Giornale le definisce “Samaritane innamorate del kalashnikov”, colpevoli di lanciare un “appello per salvare un barcone di clandestini” e di rivolgere “insulti alle Nazioni Unite”. 

Libero fa di peggio, chiedendo ai suoi lettori “Secondo voi dobbiamo pagare il riscatto per liberare Vanessa e Greta?”.

Spaventosi anche i commenti finiti sulla pagina Facebook del Corriere della Sera, postati in coda all’articolo che annuncia il video. Qualcuno avanza il dubbio di una complicità tra rapite e rapitori (“Ma solo io ho il dubbio che siano complici/artefici del loro stesso rapimento per ottenere il riscatto dall’Italia?”), molti si preoccupano del costo per la collettività di un eventuale riscatto, come se di trattasse di una qualunque polemica sulla buvette della Camera (“Noi paghiamo per questi idioti”, “Il prezzo della loro irresponsabilità, ora ricade sulla collettività!”), e in tanti invitano ad abbandonarle nelle mani dei sequestratori (“Io le lascerei lì a queste due stronze, perché non si dedicavano ai tanti bambini poveri italiani?”).

Sul web c’è anche il solito Matteo Salvini che, in sintonia come sempre con il suo potenziale elettorato, invita a non pagare “i terroristi che poi magari vengono a metterci le bombe a casa nostra”.

Leggendo commenti ed editoriali si ritrovano le stesse accuse, gli stessi giudizi, le stesse calunnie e perfino le stesse battute fuori luogo di cui sono furono vittime, in passato, altre cooperanti italiane rapite in zone di conflitto, come  Rossella Urru, sequestrata in Algeria nel 2011, o Simona Pari e Simona Torretta, rapite in Iraq nel 2004.

Viene allora da chiedersi cosa possa spingere una fetta così importante (probabilmente anche molto rappresentativa) dell’opinione pubblica italiana a prendersela in maniera così feroce con delle ragazze che, in fondo, non hanno fatto altro che mettere consapevolmente e con coraggio (non con incoscienza, come pure in tanti dicono) a rischio la propria vita per aiutare una popolazione in difficoltà. Ci si chiede perché tanto astio prenda di mira proprio delle volontarie e non, ad esempio, altri italiani andati all’estero per soldi e rapiti in quel frangente, come gli ingegneri sequestrati in passato in Nigeria.

E allora si capisce che la risposta sta proprio nella premessa: certa gente non riesce a capire come sia possibile dedicarsi a una causa più alta in maniera spontanea e disinteressata, senza nemmeno il tornaconto economico che avrebbe un qualunque contractor.

L’odio verso Greta e Vanessa è quello tipico riversato nei confronti di tutto ciò che non si arriva comprendere. Quella vomitata sul web è la rabbia degli ignavi, che da lì dove sono, al caldo delle proprie abitazioni nel cuore dell’occidente, proprio non ce la fanno a capire chi è migliore di loro.

@carlomariamiele

TAG: cooperazione, greta ramelli, isis, siria, terrorismo, vanessa marzullo, Video
CAT: Medio Oriente

4 Commenti

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  1. paolo-bonfanti 6 anni fa

    Oltre tutto chi insulta le cooperanti sono le stesse persone che si indignano per come vengono trattati i due Marò….

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  2. pilchard 6 anni fa

    Alcuni giornalisti hanno davvero scritto articoli irrispettosi su questo argomento, se invece di ragazze ventenni si fosse trattato di due uomini adulti non ci sarebbe stata tutta questa polemica.
    Credo sia davvero difficile parlarne senza sentirsi in colpa, senza pensare a quali abusi potrebbero aver subito queste due ragazze, o a cosa gli stia succedendo in questo istante in cui noi siamo nel nostro salotto a sentenziare.
    Capisco la rabbia di alcuni, forse dovuta a precedenti episodi, come quella delle due Simone, che dopo essere state liberate con i soldi dei contribuenti italiani sono ritornate in italia ringraziando i propri rapitori.
    Capisco l’avversità verso quella necessità di espiazione che solo gli occidentali hanno, e che sfogano nelle organizzazzioni di volontariato internazionale, non è certo una mia opinione ma quella di chi, dopo aver lavorato in questo campo ha raccontato la propria esperienza con una semplice frase: “ mi sentivo di troppo”. E’ la sensazione che il tuo aiuto non serva a nulla, che gli altri comunque farebbero benissimo senza il tuo assistenzialismo, e che in realtà non stai curando nessuno se non te stesso, e il tuo senso di colpa.

    Tuttavia penso che i riscatti non si debbano pagare, perchè non si deve né parlare né negoziare con un criminale, piuttosto subire il crimine e resistere perchè è solo così che si spezza la catena dei rapimenti. Parlare è facile, molto più difficile è essere pronti a sacrificare chi è stato rapito, ma come in ogni guerra ci si rassegna a seppellire anche i propri morti.
    Rispetto il bisogno di unirsi e vedere da vicino una guerra lontana, perchè non è vero che ci sono guerre che non ci riguardano, fu così per molti anche durante la guerra civile spagnola e quella fu solo l’anteprima del disastro che coinvolse l’europa.
    La scelta di queste due ragazze è ammirabile, se come scrivi, sono andate con consapevolezza e coraggio, allora con altrettanto coraggio e consapevolezza andranno incontro al destino.
    La loro vita non è più importante di chi sta facendo la resistenza a kobane. La vita di un occidentale non deve avere più valore delle altre, e il governo italiano se fosse davvero civile ignorerebbe le richieste dei rapitori, e favorirebbe piuttosto l’arrivo in europa dei siriani che sono ancora bloccati nelle zone di guerra.
    Alla fine per l’opinione pubblica italiana, e anche per quelli che ora lanciano offese sarebbe un fatto troppo grave sacrificare in questo modo due giovani ragazze, forse cederanno alle richieste, e verrà dichiarato ancora una volta che la vita di un cittadino occidentale ha molto più valore di tutte le altre.

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  3. lorenzo-nannetti 6 anni fa

    Francamente, credo che in questa storia ci siano due categorie di persone che sbaglino: sbaglia chi insulta, perché quando ci sono vite in pericolo non ci si comporta così e francamente dovremmo comunque sempre sperare tutti che tornino a casa sane e salve. Ma sbaglia anche chi giustifica tutto come qui, solo sulla base di entusiasmo nell’aiutare gli altri. Qual è il problema? Il problema non è sul fatto che dovessero andare o meno… ma sul fatto che se volevano andare non dovevano farlo IN QUEL MODO. Chi è dell’ambiente ha sempre criticato tutti coloro che sono andati là dove era loro sconsigliato di andare, indipendentemente dal sesso o dall’età, quando si sono comportati da irresponsabili. Dalla Sgrena, a Baldoni, a Torsello, alle due Simone, a Paolo Dall’Oglio che non aveva capito la complessità del conflitto pur avendo vissuto lì per anni (basta leggere le email che mandò a noi della mailing list di SeSaMO). Non è una questione di entusiasmo o invidia, né di sesso o di età, non c’entra nulla. Il problema è che per fare quello che volevano fare le due ragazze servono 2 cose come minimo: l’entusiasmo e il senso di responsabilità per preparare la missione al meglio. Il primo ce lo avevano ma così anche le migliaia di volontari in giro per il mondo, che però hanno anche il secondo – e per questo di loro non si sente parlare mai. Le due ragazze invece non hanno pensato servisse anche il secondo. Anche ad altri è andata male, ma molti altri non avevano preso le cose sottogamba – il punto è che non si va in un luna park e sai che, qualunque sia la tua preparazione, può sempre andare male. Loro però hanno fatto molto meno del minimo, altri almeno ci avevano provato. (altri no e, contrariamente a quanto sembra emergere qui, in realtà furono criticati moltissimo anche loro, con termini simili). Tutto qui. Perché è ovvio che tutti ci auguriamo tornino presto a casa sane e salve, che non succeda nulla, e tutti ci uniamo alla preghiera per loro, ci mancherebbe. Ma è anche doveroso ricordare agli altri aspiranti volontari che rischiano di fare la stessa fine che non si fanno queste cose senza un’adeguata preparazione. Speriamo tornino presto, ma sarà per loro e per chiunque altro un’adeguata lezione ricordare che non è un problema che riguarderà solo il loro destino: chi le libererà rischierà la vita per loro (e forse morirà, se si arriverà al raid se le trattative falliscono). Che i soldi del riscatto se pagheremo verranno usati per armi che uccideranno altre persone. Che altri verranno rapiti perché (anche) loro hanno dimostrato che “ehi, farlo funziona!”. Non dobbiamo dimenticare che uno dei tanti problemi della crisi umana di questo mondo odierno è il rifiuto della correzione. Nessuno può dirci di aver sbagliato. Se voglio farlo/averlo subito lo faccio/prendo subito perché non ho tempo per approfondire, tanto so già tutto. Non è una questione di invidia (anche se gli insulti vanno evitati), ma di educare: cooperanti non ci si improvvisa. Stupide? No. Sprovvedute? Si. Capisco il dolore e lo rispetto, ma questa era una tragedia evitabile. Ora è successo, cerchiamo di aiutare loro da un lato, ed evitare che altri commettano gli stessi errori dall’altro. Ripeto: il problema non è che non dovevano andare: non dovevano andarci IN QUEL MODO. E non è solo un problema loro. A causa di ciò che è successo ora in ogni caso qualcuno molto probabilmente morirà. A chi deciderà toccherà decidere chi deve vivere e chi, probabilmente (non sicuramente, ma con buona possibilità) deve morire. Se non paghi e non fai nulla, loro 2 muoiono. Se non paghi e fai un raid, qualcuno morirà, forse anche loro, ma anche se non muoiono morirà qualcun altro. Se paghi, moriranno le persone uccise dalle armi comprate con quei soldi. Chiedere quale vita vale di più non sarebbe corretto, perché è una domanda che non ha senso. Ci possiamo chiedere però quali vite siamo disposti a sacrificare e quali no. E possiamo renderci conto che qualcuno morirà comunque, ed era evitabile (o almeno molto meno probabile), pur andando a fare comunque ciò che volevano fare. Perché ci scordiamo sempre che non sono mica le uniche cooperanti giovani e belle (ma anche meno giovani, meno belle, e uomini) in giro per il mondo. Molti però non commettono le stesse imprudenze. E lo dico essendolo stato.

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  4. kud-ram 5 anni fa

    solo adesso sono arrivato a questo sito, ma sono ancora in tempo per esprimere un commento, credo abbastanza equilibrato, riguardo questo episodio.
    Sono sinceramente dispiaciuto che questi due topi di fogni non siano morte. E’ un vero peccato che dei rifiuti simili consumino ossigeno continuando a vivere. Spero che si guadagnino la morte in maniera adeguata al danno procurato al nostro paese: lentamente e con sofferenza

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