“Meno isolati e più federalisti”: la risposta di Zingaretti ai “non allineati”

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17 gennaio 2019

Carissime e carissimi,
credo che sia doveroso innanzitutto ringraziarvi, perché è fondamentale che il congresso che si è aperto sia una vera un’occasione di confronto sulle idee. Sul Partito Democratico e sull’Italia. Ho lanciato la mia sfida per la rigenerazione del Partito Democratico prima di tutto perché sono convinto che vi sia nella nostra comunità una rete di realtà territoriali, iscritti e militanti orgogliosa della propria storia e dei propri valori, desiderosa di riscatto e con idee e proposte da mettere al servizio del Paese. Una comunità che richiede rinnovamento e un nuovo protagonismo. Ne ho avuto conferma in questi mesi girando tante città italiane, anche sabato scorso, nell’iniziativa di Piazza Grande che abbiamo organizzato a Milano.

La testimonianza di tanti interpreti della rinascita di Milano e la partecipazione di tantissime persone piene di voglia di mettersi in gioco dimostra che una colpa del Pd, in questi anni, è stata anche quella di non aver capito e valorizzato a sufficienza la vitalità e l’esperienza del centrosinistra di Milano e di tante realtà lombarde. Dobbiamo muoverci per cambiare, quindi, in fretta. I nodi del governo gialloverde stanno tutti già venendo al pettine: dietro alla propaganda c’è la drammatica assenza di un progetto di sviluppo e di giustizia per l’Italia, l’immobilismo sulle grandi scelte strategiche, l’accanimento sui più deboli. Noi stiamo dall’altra parte. Ho voluto intitolare “Prima le persone” la mia proposta congressuale perché immagino il Partito Democratico di domani come motore per lo sviluppo giusto del Paese. Non esiste crescita duratura se la ricchezza prodotta non è distribuita con equità e se si distruggono i vincoli di solidarietà e coesione alla base della nostra convivenza civile. Mi sento quindi in piena sintonia con la vostra analisi sui giorni complicati che stiamo vivendo. Vengo quindi ai cinque punti che proponete nel vostro appello, sui quali riscontro tanti punti di contatto con la mia proposta.

1. In primo luogo, sulle alleanze e l’orizzonte delle elezioni Europee. Siamo tutti scossi dalla uccisione del sindaco di Danzica, Pawel Adamowicz. Il clima di odio nel quale è maturato il gesto, con evidenti affinità con l’omicidio della deputata britannica Jo Cox, deve essere contrastato. Oggi più che mai serve unità tra le forze civiche, sociali e politiche determinate a difendere l’Europa. La prima necessità, la più vitale, è oggi sottrarre il Partito Democratico dall’isolamento. Abbiamo bisogno di ossigeno, dobbiamo aprirci e allargarci. A un partito asfittico perché ripiegato su sé stesso, dobbiamo sostituire un partito plurale, capace di raccogliere attorno a sé le forze migliori della società. Non penso ad alleanze tra partiti o rivolte “alla politica”, ma intendo la capacità di aggregare e coinvolgere personalità ed esperienze (sociali e civiche) che già oggi si impegnano quotidianamente e sono attive per rendere l’Italia un luogo migliore dove vivere. Il primo banco di prova per questo nuovo progetto plurale saranno le elezioni europee, in cui ho proposto di presentarci con una lista unica e plurale che vada oltre il perimetro del Partito Democratico e lo faccia a partire da tutti coloro che non si rassegnano alla propaganda di chi lavora per distruggere l’Europa. Occorre contrapporre un progetto largo e inclusivo, da costruire assieme a chi crede nei valori fondativi dell’Europa democratica e sono certo che occorra costruire un orizzonte condiviso con tutti coloro che credono nel riformismo laico e cattolico, quel riformismo che è stato alla base del sogno europeo e che dobbiamo far rivivere oggi. Oggi quella sfida corre sulle gambe di movimenti europeisti che vanno organizzandosi in modo spontaneo in tutta Italia, di movimenti di riscossa civica come le piazze di Torino per il Sì alla Tav, agli organizzatori delle raccolte firme per le iniziative dei cittadini europei per l’ambiente e i diritti civili, alle mobilitazioni per i diritti sociali e contro il razzismo, ai tanti amministratori, anche del PD, che a livello locale o regionale stanno già facendo con noi pezzi di strada. L’Europa è stata capace di vero progresso: la pace nel Dopoguerra; il Welfare e il lavoro nella fase successiva; poi la moneta unica. Il nuovo orizzonte europeo deve mettere al centro le persone e la loro vita, la crescita, lo sviluppo, il lavoro, la giustizia sociale e la democratizzazione delle Istituzioni europee. Questi obiettivi per noi significano essere davvero cittadini europei, capaci di mobilitarsi per una nuova grande comunità transnazionale.

2. Vengo quindi al secondo punto, sull’organizzazione del PD e sul tema del protagonismo delle autonomie locali. Con la richiesta di una maggiore partecipazione degli iscritti e delle iscritte alla vita del partito, toccate un altro punto nevralgico, che sta al centro della proposta “prima le persone”. Così come quando chiedete la valorizzazione delle autonomie territoriali. Siamo stati i promotori della riforma costituzionale volta a dare maggiore autonomie alle Regioni italiani e sono convinto che dobbiamo lavorare per correggere gli errori e consentire a tutte le Regioni di poter svolgere al meglio il proprio lavoro, lottando contro gli sprechi e promuovendo sviluppo e protezione. Parallelamente sono convinto che occorra intervenire sul Partito Democratico, anche sul suo Statuto, per un partito federalista e per rendere anche possibile formule di coordinamento territoriale che diano maggiore forza alle priorità e alle peculiarità economiche e sociali espresse dalle città e dalle Regioni. La forza delle città si è vista in questi anni: le città sono laboratori di sviluppo e presentano una sensibilità sociale e ambientale che va valorizzata e cucita insieme. Nell’ambito di un partito regionalista dobbiamo promuovere forme di coordinamento tra federazioni metropolitane e regionali per rilanciare la battaglia per il lavoro, per le infrastrutture, i diritti, la sicurezza con la finalità di vincere la sfida ambientale e dello sviluppo e di attivare iniziative che promuovano l’impegno di sindaci e amministratori verso un centrosinistra moderno ed europeo di cui il PD deve essere cardine e promotore. Sono convinto che sia fondamentale promuovere una nuova stagione di partecipazione degli iscritti e degli elettori, nelle piazze e sul web. Vogliamo un partito che sappia mettere al centro le persone, che possano essere protagoniste, individualmente o anche sperimentando nuove modalità di associazione. Il documento che articola la nostra mozione crede fermamente nel bisogno di moltiplicare i luoghi di incontro, ricerca e approfondimento, rendendoli capaci di rappresentare uno strumento vivo di partecipazione e di proposta. Per avviare questo percorso, ho lanciato una campagna di ascolto in Italia con Piazza Grande e con www.piazzaweb.social ho aperto un luogo di incontro virtuale per inviare proposte e proporre eventi territoriali aperti alla partecipazione strutturata di associazionismo e movimenti che vogliono portare il loro contributo. Questo è l’embrione di come potrà essere il nuovo Partito Democratico, più forte nelle piazze e più forte e partecipato anche sul web. Quella italiana è una grande realtà eterogenea che richiede risposte complesse, a partire dalle esigenze del cuore produttivo del Paese nel nord Italia e dal rilancio del Mezzogiorno. Da amministratore, sono pienamente consapevole della complessità e della grande risorsa rappresentata dalle realtà locali. Non a caso, a ottobre, ho voluto avviare il percorso di Piazza Grande proprio con un’assemblea in cui hanno preso parola i sindaci e amministratori di piccoli e grandi Comuni di tutta l’Italia. La rigenerazione del Partito Democratico non può quindi che partire dall’avvio di un concreto processo di ascolto e di un nuovo protagonismo delle nostre articolazioni locali, degli iscritti, dei sindaci e amministratori del Partito Democratico. Nella nostra mozione affrontiamo fin dal primo capitolo “Un nuovo Partito Democratico” la necessità di un partito federale in cui le identità locali siano più rappresentate: per questo, tra le altre cose, interverremo sullo statuto del partito al fine di garantire una quota certa di sostegno economico e una piena rappresentanza alle nostre articolazioni locali, come è indicato anche nella pagina conclusiva del nostro documento congressuale. Vogliamo “ripensare il ruolo dei Circoli per investire sulla loro funzione, sperimentando nuove forme di partecipazione anche su progettualità di valenza nazionale o territoriale o tematiche specifiche, rilanciando i circoli online, favorendo gli scambi di buone pratiche politiche, organizzative e di autofinanziamento attraverso una piattaforma nazionale dedicata”.

3. Il grande tema del lavoro e dello sviluppo sostenibile è il cuore della mia proposta politica. Il campo largo del centrosinistra potrà rigenerarsi solo se sarà in grado di elaborare un modello economico e sociale che coniughi crescita ed equità, in un contesto di sostenibilità e rispetto per l’ambiente. L’Italia ha un bisogno urgente di rimettere in moto il lavoro e lo sviluppo. Io credo che vi siano nel nostro Paese i talenti, le risorse e le energie per farlo. Abbiamo quindi, per prima cosa, l’urgenza di sbloccare un grande piano di opere pubbliche, la TAV certo, ma non solo, innanzitutto utilizzando le risorse già a disposizione e lavorando per abbattere quello che chiamo “costo dell’incertezza”. Lotta alla burocrazia e alle sovrapposizioni che frenano e spesso bloccano per anni la realizzazione delle opere pubbliche. Su questo appare davvero bizzarro che Salvini chieda un referendum sulla TAV quando è al Governo con chi la sta bloccando. Trovo inoltro doveroso un grande progetto di rigenerazione della nostra economia. Considero quella dell’economia Giusta come l’unica via percorribile per assicurare un nuovo sviluppo durevole, inclusivo e di migliore qualità. Per questo non bastano le sole grandi opere, serve un piano di intervento e investimenti per i servizi a rete che ogni giorno impattano i pendolari e i cittadini. Un’esigenza, ma anche una straordinaria opportunità per migliorare la qualità delle nostre città e delle nostre vite. La nostra mozione dedica al tema della sostenibilità diverse pagine, fin nella premessa, e propone nel paragrafo “La sostenibilità come scelta strategica” su questo fronte un piano radicale di interventi concreti, con nuovi strumenti ai Comuni, azioni per le imprese e i cittadini che puntano sull’energia sostenibile, un piano di manutenzione del territorio e delle piccole opere contro il dissesto idrogeologico da sviluppare nei prossimi 5 anni.

4. Raccolgo il vostro appello per un intervento coraggioso sulla crisi demografica. Il nodo del problema è nella scarsità dei servizi e nella precarietà vissuta dalle famiglie e dalle persone, in particolare i giovani la cui autonomia economica dalla famiglia d’origine, indispensabile per progettare una vita familiare propria, arriva, se arriva, troppo spesso tardi e ben oltre i trent’anni. Per invertire questa tendenza, come indichiamo nel paragrafo dedicato a “Un’agenda per l’uguaglianza”, l’Italia deve finalmente diventare un Paese favorevole alle relazioni, alla generatività e alla cura, sostenendo i redditi ma anche investendo sui servizi sociali, sul diritto alla casa, sugli investimenti nell’edilizia residenziale pubblica. Nella mozione congressuale alcune priorità: una riforma fiscale che destini risorse importanti per sostenere le spese per i figli e i familiari a carico la cui assistenza è – in particolare le famiglie meno abbienti – un impegno difficile da sostenere. Vogliamo introdurre un nuovo assegno familiare universale in sostituzione degli strumenti vigenti e un buono per l’acquisto di servizi rivolti alle famiglie. Abbiamo bisogno poi di un grande investimento nei servizi socio-educativi, la cui diffusione è ancora a macchia di leopardo soprattutto nelle aree periferiche, e occorre migliorare il sistema di congedi e permessi per i lavoratori genitori o che hanno familiari cui prestare assistenza. Un ultimo accenno sulle donne, sul cui protagonismo torniamo in tutta la mozione e alle quali è dedicato il paragrafo “Per una nuova stagione di diritti, di parità, di inclusione”: la carenza di servizi che porta tante giovani donne a dover scegliere tra il lavoro e la famiglia è da un lato un limite per la loro realizzazione personale, dall’altro un enorme spreco di talento per tutta la comunità, a cui è urgente porre rimedio.

5. Infine il grande tema dell’accoglienza e della sicurezza. Abbiamo il dovere – come forza di Governo – di proporre al Paese una strada alternativa a quella del governo gialloverde, che genera solo emarginazione, caos e incertezza. Si tratta si un terreno obbligato per sviluppare politiche di protezione proprio dei soggetti più deboli e fragili. Dobbiamo quindi farci protagonisti di un pensiero che coniughi senza timidezza la sfera dei diritti a quella della responsabilità. E vuol dire riaffermare la centralità della cultura della legalità. Su questo terreno non dobbiamo più mettere in contrapposizione (o dare l’impressione di essere disposti a farlo) le buone politiche dell’accoglienza e dell’integrazione con il tema della sicurezza. Si tratta di una contrapposizione artificiale, costruita a regola d’arte. Dico di più: dobbiamo ridefinire e riprogettare (a livello nazionale) le politiche riguardanti il governo del fenomeno migratorio per sconfiggere lo sfruttamento dell’immigrazione irregolare. Sapendo che alcune scelte come quelle contenute nella legge Salvini sono studiate ad arte per creare più emarginazione, marginalità, irregolarità. Ciò va contro l’interesse delle nostre comunità: hanno colpito i sindaci e stanno smantellando quello che funzionava del sistema dell’accoglienza per lucrare sul caos e sul conflitto sociale. Occorre quindi un approccio pragmatico che tanti amministratori in Lombardia hanno saputo portare avanti, penso ad esempio alle proposte e alle azioni delle giunte di Milano, l’Accademia dell’integrazione di Bergamo e l’impegno dell’amministrazione di Brescia così come tanti amministratori in prima fila su questo tema. Il Decreto Salvini produce inciviltà e insicurezza. Noi, nella nostra mozione, proponiamo una risposta alternativa, “Un’agenda progressista per il governo dell’immigrazione”. Serve un’agenda europea e italiana capace di coniugare accoglienza e sicurezza. Di fronte a questo rischio, serve una grande  mobilitazione politica e culturale per offrire risposte credibili: con l’adesione agli accordi internazionali per il governo dei flussi migratori e, insieme, con il fermo sostegno alle comunità locali, alla rete dei Comuni e del Terzo settore, quali  elementi centrali per gestire in maniera pacifica e umana i fenomeni migratori. Nella  Mozione “prima le persone” affrontiamo questo tema con alcune proposte. Anzitutto  l’adesione al Global Compact e un nuovo patto europeo sul diritto d’asilo, il  potenziamento dei corridoi umanitari e la riapertura dei canali regolari per la  migrazione in Italia. Tra le altre cose penso che sia necessario superare la legge  Bossi Fini, elaborare un piano nazionale per l’integrazione, e ovviamente approvare  prima possibile lo Ius Soli – Ius culturae.  Queste sono solo alcune delle tantissime sfide che abbiamo dinnanzi. Le possiamo  affrontare insieme.

Nicola ZIngaretti

TAG: Nicola Zingaretti
CAT: Partiti e politici

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