Se Renzi va a casa: scenari dopo il NO al referendum

15 Maggio 2016

Molto, molto interessante l’articolo uscito oggi sul “Sole24ore” firmato da Luca Ricolfi. Si dipingono gli scenari futuri, o futuribili, dell’assetto politico dei prossimi anni, dove potrebbe diventare imprescindibile un’alleanza tra il partito di Berlusconi e quello di Renzi, per fare fronte comune alle forze “populiste” (Salvini, Meloni, 5 stelle) anti-Europa, anti-immigrati, anti-euro.

L’ipotesi tracciata da Ricolfi parte dalla constatazione della difficoltà che, con Salvini leader del centro-destra, il sistema italiano possa rimanere tripolare (sinistra, destra e M5s). Berlusconi, come già ha fatto a Roma appoggiando Marchini contro Meloni, tende a smarcarsi da un’eventualità di questo tipo, cercando altre strategie per avere ancora un ruolo centrale nella politica italiana.

E l’unica strategia possibile sembra quella di ripercorrere il cammino che in tanti hanno intrapreso in molti paesi d’oltralpe, dove alleanze tra socialisti e popolari si sono formate per scongiurare la vittoria dei partiti anti-europei. In Germania, Austria, Olanda, Lussemburgo, Repubblica Ceca i governi sono frutto di questo inedito gemellaggio, contro la deriva lepenista che sta montando un po’ duvunque, e che di certo non rallenterà nei prossimi anni, visto l’immobilismo dei vertici europei. Altre alternative di governo non paiono possibili, poiché nessuna area politica è sufficientemente forte per riuscire ad avere una stabile maggioranza. A meno che non si voglia andare indefinitamente a continue elezioni, che non risolvono nulla, come nel caso spagnolo.

Cosa potrà accadere nell’Italia del dopo-referendum? Se vincerà il Si, Renzi proseguirà ancora qualche mese per poi mandare il paese al voto con la nuova legge dell’Italicum, dove il governo futuro (chiunque vincerà) avrà una sua stabilità grazie al premio di maggioranza.

Se vincerà il No, due saranno le conseguenze possibili: il ritorno al voto, oppure un governo di unità nazionale per cambiare la legge elettorale. Il voto (con un proporzionale quasi puro) non farà che riprodurre lo stallo parlamentare attuale, senza alcuna maggioranza nemmeno alla Camera, visto che il Porcellum è comunque stato abolito. Anche in questo caso, dunque, si riproporrà il problema della riforma elettorale, che potrà di nuovo essere risolto unicamente con un esecutivo di unità nazionale, dove difficilmente sarebbero presenti Salvini e i 5 stelle. Una situazione molto molto simile a quanto accaduto nel 2013, con il governo Letta. Ma, probabilmente, l’unica percorribile per il nostro paese.

Ricolfi ci porta a questa ipotetica soluzione, fanta-politica ma non troppo, ma dimentica un unico essenziale dettaglio: il Pd non sarà più il Pd di Renzi, perché l’attuale premier, se prestiamo fede alle sue parole, non ci sarà più. Sfiduciato prima dalla minoranza interna e poi dalla maggioranza del paese, dopo una sconfitta al referendum, passerà la mano a qualcun altro. Si realizzerebbe alla fine quello che i maggiori avversari di sinistra di Renzi imputano a Renzi stesso: un mortale abbraccio con il centro-destra moderato. Ma quell’abbraccio inevitabile sarà compiuto probabilmente da uno degli attuali avversari interni del Pd. Per la serie: i paradossi della politica.

TAG: elezioni, Parigi
CAT: Partiti e politici

3 Commenti

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  1. marco-marangone 4 anni fa

    Renzi non è certo famoso per mantenere la parola data ma piuttosto per “ridefinirne il contesto” con doppio salto carpiato smentendosi a piacimento e risultando “coerente” al suo elettorato ammaestrato. Dunque scordiamoci che abbandoni in caso di vittoria del no: l’uomo è un egocentrico narcisista che si nutre di prestigio e potere (tale e quale Berlusconi).
    Che centrodestra e centrosinistra si fondano non sorprenderebbe nessuno. Fatti salvi alcuni temi non centrali (diritti civili e poco altro) le due visioni politiche ed economiche oramai collimano (tant’è che Renzi sta attuando il programma che a Berlusconi fu impedito). La pressione dei partiti e movimenti populisti semplicemente sta rendendo superato il teatrino con il gioco delle parti del bipolarsimo storico per palleggiarsi il potere.
    L’unica vera novità potrebbe venire da un movimento seriamente portatore di istanze di rinnovamento con priorità data al contrasto delle diseguaglianze (“siamo il 99%!”) verosimilmente sulle ceneri di un M5S (che oggi riesce ad assorbire quel malcontento che altrove vede nascere Podemos e similari) imploso sulle sue contraddizioni democratiche e i suoi fallimenti (la probabile gestione impossibile di Roma).

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  2. omar-degoli 4 anni fa

    La riforma elettorale è stata approvata è non è oggetto di referendum. per cui a eventuali elezioni dopo il no mancherebbe di sicuro la maggioranza al senato, ma alla camera ci sarebbe.

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  3. marco-baudino 4 anni fa

    Caro Marco, devo ammettere che esponi una disamina che non fa una piega e che condivido pienamente. Mi sento oggigiorno “orfano politico” ormai, “A-Partitico” dichiarato, nessun partito mi rappresenta, anche se mi sto avvicinando al Movimento 5S nonostante ne fossi e ne sia particolarmente critico. Non mi sento attivista infatti, ma simpatizzante SE, in base a quello che faccio di mestiere che porta la mia attività ad essere di fatto “politica”, il Movimento sostiene quei concetti di politica vicina ai, per e da, i cittadini.
    Mi occupo di nuova economia circolare sostenibile, di business etico applicato (materie prime naturali (lolla di riso, fibra di canna da zucchero) per prodotti naturali alternativi alla plastica (Vipot), per smaltimenti a fine vita con processi naturali di fermentazione controllata con annessa valorizzazione energetica PULITA (MINI digestori anaerobici)) che tenga conto di natura uomo ambiente nel suo operare e generare reddito e crei quella economia di prosperità anche, e oggi soprattutto, a salvaguardia della “Casa Comune”. Necessità che traspare così bene dai concetti espressi da Papa Francesco nella sua enciclica Laudato Si’.
    Potremmo aprire una discussione infinita ora, a capire i motivi per cui si citano fonti e riflessioni religiose, ma anche laiche tra quelle disponibili (ad esempio per citarne due, Jeremy Rifkin e Livio Desantoli), profondissime, che sollecitano un cambiamento. Mi fermo col dire che se cambiamento deve essere, lo è e lo sarà a livello politico, senza destra e senza sinistra, retaggio di ideologie del passato e oggi praticamente solo filo-sistema. Cambiamento con un ritorno alla politica da e per i cittadini, che il Movimento professa e che è l’unica condizione che ci permetterà di ritrovare una coscienza civica, morale, etica, ambientale che oggi manca quasi completamente. Che il Movimento sia di esempio; che dal Movimento, se non supererà le prove che lo attendono, nascano COMUNQUE le basi per una nuova epoca SOVRANA.

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