Marino e il caso #movemose

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25 Ottobre 2015

Evidenziamo questo punto: Marino è un caso di studio. Non solo è stato al centro del dibattito politico, ma anche di numerose conversazioni online. Ciò che è interessante, è un particolare buzz delle ultime settimane che si è contraddistinto per la sua capacità di aggregare e mobilitare una parte di questa utenza che conversa. Molta di questa utenza ha abbandonato i grandi spazi online dove erano presenti vari macro-discorsi, ovvero un insieme sconnesso di opinioni che veicolano un punto di vista culturale, per intensificarsi su un nodo procedendo alla costituzione di comunità ristrette. Perché ciò avviene? La costituzione di una comunità, che fa circolare un particolare discorso politico, permette ad un numero ristretto di persone di prendere sicurezza, di ritrovarsi in uno spazio sicuro. Alla base della sua costituzione c’è un processo di costruzione di un discorso egemonico in cui comporre nuove articolazioni discorsive con la necessità contingente di scalzare un discorso egemonico esistente. Il nuovo discorso deve essere capace di saturare e riempire lo spazio politico costruendo processi di identificazione. Complesso? In parte, è una sfida politica. Attorno ogni evento si genera un discorso politico, l’importanza è riuscire a dominarlo. Come si fa? Rendendo emotivamente debole la controparte. Facile? Per niente.

Si pensi per chiarirsi le idee al dibattito attorno all’immigrazione: chi dominava emotivamente il discorso prima della foto di Aylan, il bimbo morto ritrovato sulla spiaggia di Bodrum? Le dimissioni di Marino sono stato un evento inteso come rottura o discontinuità di uno svolgimento logico del quotidiano. Gli eventi possono cadere nel dimenticatoio o generare discorso politico.

Le dimissioni di Marino

Marino annuncia le sue dimissioni alle 19.30 dell’8 ottobre 2015 dopo intere giornate di fuoco in cui l’ex-sindaco fu accusato di aver usato fondi pubblici per pagare cene a famiglia ed amici. La stampa e l’opinione pubblica esplodono sul caso Marino. Il Partito Democratico decide di abbandonarlo insieme a Sinistra Ecologia e Libertà pronti a votare una sfiducia. Si dimettono nel pomeriggio dell’8 ottobre una serie di assessori legati al Partito Democratico per costringerlo ad abbandonare il Campidoglio. Un tira e molla che costringe Marino all’annuncio delle sue dimissioni nel tardo pomeriggio.

Dai supporter tiepidi ai #mariners

Le vacanze di Marino ai Caraibi per 10 giorni avevano segnato uno spartiacque. Il discorso in sostegno del sindaco era diventato più esiguo e più debole a causa del fatto che Marino era passato da oggetto di diatriba politica ad oggetto di derisione.

Le dimissioni di Marino scatenano una nuova fase per i supporter. Prima di tutto, costituiscono varie comunità tramite gruppi, pagine e eventi su facebook per riconoscersi e da qui rielaborare il discorso politico attorno a Marino (non molto distante da quello precedente, ma maggiormente ridefinito e specifico). Con un avversario politico netto ed emergente: il Partito Democratico.

La mobilitazione #movemose

Prima della mobilitazione, viene formata una comunità politica e vengono costituiti numerosi spazi dove contarsi, riconoscersi e discutere. La comunità che supporta Marino presenta due elementi che sembrano essere in contrasto tra loro:

  • Si costituisce attorno ad un evento fortemente mediatizzato: le dimissioni di Marino
  • Ricerca spazi disintermediatizzati

Questo è il primo nocciolo concettuale: c’è un on, dove il racconto è supportato dai media e sono gli stessi media a dare risonanza all’evento con un stillicidio di piccole news, aggiornamenti minuto per minuto fino all’arrivo delle dimissioni, e c’è un off, dove i supporter abbandonano il discorso politico che si sviluppa sui media per cercare di costruirne uno nuovo. In realtà, prima della mobilitazione #movemose, nasce la petizione sul sito Change.org: un documento di fondamentale importanza e alla base del discorso politico che si svilupperà con il passare delle ore. Troppo spesso si pensa che queste tipi di comunità nascono come fossero scintille, in realtà, erano già presenti in passato tutti gli elementi affinché si potessero generare questi fenomeni. I supporter nel macro-discorso erano già presenti, sparpagliati, conversavano contro il discorso egemonico su Marino che lo vedeva come protagonista del degrado romano. Non solo: era già pronta una parte della narrazione che sarà alla base della mobilitazione in supporto a Marino. Infine, esistevano spazi già riconosciuti dei supporter come l’etichetta tematica #marinoresisti su Twitter.

L’idea che l’agenda setting sia stata dettata dalla rete è un’idea sbagliata, in parte rafforzata dai tipici entusiasmi dei commentatori del panorama giornalistico affascinati dall’idea che queste nuove mobilitazioni nascono con lo sviluppo dei nuovi media. La mobilitazione si sviluppa grazie all’evento mediatizzato delle dimissioni di Marino. In realtà, dovremmo parlare di agenda surfing dove una comunità che si è auto-organizzata ha sfruttato la popolarità di un tema corrente. Sono, in questo caso, i media tradizionali e, in secondo luogo, i partiti a dettare l’agenda setting. Ciò che non potevano aspettarsi (media e partiti) è la riattivazione dei supporter e la loro capacità di trovare spazi disintermediatizzati dove organizzarsi per un’offensiva.

La narrazione dei #mariners

Il primo elemento della nuova narrazione è la capacità di poter contrapporsi all’elemento che è alla base della discorso negativo su Marino, ovvero il degrado. Non sono gli scontrini che hanno generato la caduta del consenso di Marino, bensì la percezione della città di Roma come degradata. I supporter di Marino contrappongono la buona amministrazione della città alla narrazione del degrado richiamando i risparmi del comune di Roma (120 milioni ogni anno), i miglioramenti dei servizi (riapertura dei cantieri della metro C e 21 nuove fermate), riorganizzazione amministrativa (cambiamenti nei vertici dei vigili, AMA e ATAC), valorizzazione della città (prevalentemente, il centro storico), investimenti, riduzione del debito etc. Una potente contrapposizione che presenta troppi elementi e che fa fatica ad abbattere la narrazione del degrado, ma che è l’avvio di un nuovo modo di difendere l’operato di Marino rispetto alla narrazione precedente che si basava solamente sulla figura di un Marino onesto e battagliero contro le lobby e il malaffare. Nella nuova narrazione, si aggiunge con maggiore forza la contrapposizione tra Marino e Partito Democratico, che diventa un vero proprio antagonista di una base che fa riferimento al centro-sinistra.

L’ondata di indignazione verso il Partito Democratico di una base che si riconosce in Marino e non più nel partito ricorda, in parte, le vecchie mobilitazioni #OccupyPD, seppur le prima più debole di quest’ultima. È sicuramente la base di un partito che fa fatica ad identificarsi con l’attuale premier.

Inoltre, c’è tutta un’area a sinistra del PD che ha votato SEL o Repubblica Romana di Sandro Medici che vede in Marino una figura di contrasto alla destra romana e all’attuale premier:

La cosa più interessante è che anche una parte del Movimento 5 Stelle, fino a quel momento ostile a Marino, si trova ad essere affascinata (ma non identificata) dalla mobilitazione a favore di Marino in ottica anti-renziana:

Marino, probabilmente inconsapevolmente, si trova ad essere uno dei maggiori rappresentati dell’anti-renzismo, capace non solo di aggregare una comunità eterogenea, ma anche di aggredire parte dell’elettorato grillino se e solo se viene prediletta la narrazione anti-renziana. L’esperienza di Marino, secondo la narrazione dei #mariners, si conclude in quanto ha toccato i fili di un ecosistema politico-amministrativo che va da imprenditori e politici collusi ai clan mafiosi fino a toccare i vertici del Vaticano con le celebrazioni delle unioni omosessuali in Campidoglio:

PRESUNZIONE DI INNOCENZA PER TUTTI TRANNE CHE PER MARINO, nemmeno la pronuncia della procura hanno atteso! Solo scuse! Un ristoratore che ricorda di una cena di due anni prima… Il Vaticano che in un articolo parla di Roma in macerie nemmeno con Alemanno aveva osato proferire una sola parola. TUTTI CONTRO MARINO. Noi no ‪#‎iostoconMarino

— Salvo Meli 11 Ottobre 2015

Forte avversione anche per la stampa che si è scatenata in una operazione di linciaggio mediatico su Ignazio Marino.

Conclusione

La tribù che si è costituita attorno a Marino è sicuramente un caso di studio interessante perché si tratta di utenti che si sono sottratti da grandi spazi online per costituire spazi autonomi in cui dibattere e ricostruire un nuovo discorso politico da reinserire nello spazio dei macro-discorsi. La mobilitazione è dettata sicuramente dall’onda emotiva generata dall’evento mediatizzato che, tuttavia, potrebbe ancora avere future ripercussioni politiche se saprà riorganizzarsi. Il punto cruciale di queste comunità sarà quella di egemonizzare il discorso politico attorno a Marino, se sapranno organizzarsi potrebbero invadere gli spazi attualmente egemonizzati dai loro competitor (si pensi nella rete all’hashtag #marino dove attualmente vivono piccole avanguardie della destra romana) e dominare il discorso politico. Tuttavia, il passaggio sarà rischioso perché implicherà il diluirsi e il mescolarsi in macro-discorsi dove sono presenti innumerevoli haters e dove potrebbero essere cannibalizzati.

TAG: comunicazione politica, Degrado, Dimissioni di Marino, marino, Movemose, movimento 5 stelle, partito democratico, Roma
CAT: Partiti e politici, Roma

Un commento

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  1. oloturia58 5 anni fa

    Mi sembra un ottima analisi sulla comunicazione e sul pianeta dei nuovi media. E’ anche un buon punto di partenza per riflettere sull’influenza della comunicazione sulla capacità delle masse a sapere interpretare un accadimento. E’ arrivato il momento che tutti ci interroghiamo sulla realtà percepita tramite i mass media anche se ritengo inqualificabile il silenzio di alcuni intellettuali di peso che non intervengono nel denunciare la manipolazione della realtà da parte di “presunti” giornalisti. Dove è seppellito il giornalismo d’inchiesta, dove è finita la controinformazione ? Siamo consapevoli che Orwell aveva ragione ? Il pianeta in che direzione sta andando ? Catastrofismo, fantapolitica ? No solo squallida realtà .

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